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1 luglio 2012

”Natura e/o Artificio” la nuova questione Unibo

Il limite che separa la Natura dall’Artificiale è sempre più sottile, si presenta come un confine che, sotto la spinta di uno e la resistenza dell’altro, è in continuo movimento. Una muraglia dove Tecnica e Tecnologia aprono varchi sempre più grandi e sempre più profondi fino a far sconfinare l’Artificiale, riuscendo a confonderlo con il Naturale o con la Natura stessa. Il dibattito tra cosa sia Natura e cosa sia Artificio è sempre più acceso e si è ormai perso il conto dei libri e dei saggi (sia in forma cartacea sia in forma umana) che trattano di questo argomento.

 

Uno tra tutti Bruno Latour (sociologo, antropologo e filosofo francese, oltre ad essere professore e vicepresidente per la ricerca all’Institut d’études politiques de Paris), che con il suo libro ”Non siamo mai stati moderni” si è interrogato sull’esistenza e sull’essenza degli ibridi. Essi non sono altro che quegli oggetti che ci circondano che non sono Natura, in quanto sono opera dell’azione dell’uomo, ma non possono neanche essere definiti creazioni artificiali perché conservano una naturalità che gli artefatti umani non hanno. La loro particolarità, secondo Latour, è che riescono a esistere senza che l’uomo si accorga della loro esistenza di ibridi, si trovano in un Impero di Mezzo che non è riconosciuto dall’uomo moderno.

Il Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientale dell’Università di Bologna ha cercato di trovare una risposta, o almeno di avvicinarsi ad essa, attraverso il convegno ”Natura e/o Artefatto”. Durante il convegno, professori e studiosi di diverse discipline hanno analizzato, ognuno a suo modo, il confine frastagliato e fragile che c’è tra il prodotto della Natura e la creazione artificiale.

La questione che è stata alla base del convegno è stata quella di capire quando un oggetto ci appare come un ”semplicissimo” prodotto della Natura e quando, invece, quell’oggetto si debba considerare una creazione artificiale. Gli studiosi si sono interrogati anche sulle motivazioni che portano alla manipolazione da parte di un’artefice di un prodotto naturale, quali sono le finalità precise e se esse siano realmente valide.

Dopo che il direttore del dipartimento Giovanni Gabianelli ha fatto un piccolo discorso di apertura e di benvenuto, sono intervenuti: Franco FarinelliLa parte originaria: tra il naturale e l’artificiale” (attualmente è direttore del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna, e presidente dell’A.Ge.I (Associazione dei Geografi Italiani); Raffaele MilaniMorfologia delle bellezze naturali” (Direttore del Laboratorio di ricerca sulle città, professore di Estetica presso il Dipartimento di Filosofia, direttore del Master post lauream in Scienze e progettazione del paesaggio e dell’ambiente); Gian Battista VaiLeonardo e la geologia: la scienza indagata nel paesaggio” (Professore di Geologia Stratigrafica, è direttore del Museo Geologico Giovanni Capellini dell’Università di Bologna); Eleonora FioraniNaturale artificiale e artificiale naturale” (Epistemologa e saggista. Insegna antropologia al Politecnico di Milano e Semiotica allo Ied e alla Naba).

 

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