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20 agosto 2012

Associazioni studentesche: “No all’aumento della tassa regionale”. Dall’Unisa le “voci” di Fasano e Virtuso

Gli studenti, i laureati, i rappresentanti delle varie istituzioni e associazioni studentesche proprio “non ci stanno” a questa nuova presa di posizione del Governo relativamente all’aumento delle tasse per il prossimo anno accademico, nella fattispecie, delle tasse regionali. È l’università degli Studi di Salerno che oggi intende “dirla” tutta, mostrare la sua non arrendevolezza, gridare allo scandalo per quanto sta accadendo al mondo accademico e soprattutto alle tasche di studenti e alle loro famiglie.

Incontriamo oggi Federica Fasano, laureata in Matamatica, iscritta al primo anno Magistrale, Presidente dell’associazione Scientificamente e rappresentante in seno al Consiglio degli Studenti di cui è anche Segretario, ma anche Nicola Virtuoso, studente iscritto al V anno della Facoltà di Medicina nonchè fondatore dell’Associazione studentesca Hippocratica di Medicina.

Entrambi appartenenti al gruppo ViviUnisa, che coordina oggi ben 6 Associazioni di Facoltà accomunate dall’ideale costante di cooperare per la crescita personale e professionale degli studenti universitari (Scientificamente, Hippocratica, StudentiIngegneria, Exkè, Asp, Economia in Movimento). Oggi questi giovani studenti intendono affermare con forza il loro malcontento, porsi a difesa della propria università, contribuire a smuovere le acque sperando che con un fare deciso e comune, si riesca, presto o tardi, ad ottenere qualche cambiamento.

Dunque parliamo oggi dell’Università degli Studi di Salerno dove, a partire dal prossimo anno,  gli studenti si troveranno a pagare non più soli 62 euro di tassa regnale ma bensì 140 (decreto legislativo n. 68/2012E).

1. L’aumento delle tasse regionali, che in molti casi sfiora anche  il 120%  in più rispetto allo scorso anno accademico, rappresenta una vera e propria stangata per gli studenti italiani. Una scelta necessaria forse per le sorti dell’economia nazionale, ma al contempo, una decisone poco “congeniale” alle tasche delle famiglie italiane. Cosa pensi di questa drastica scelta del Governo?

Federica: Il Governo avrebbe dovuto lasciare autonomia alle Regioni ad indicare il contributo da versare alle Università: ogni Regione è realtà sociale a se stante. Gli aumenti, inoltre, benché destinati comunque agli studenti tramite un incremento del numero delle Borse di Studio, risultano non poco esosi per chi non ha diritto ad una Borsa Studio pur non versando in fiorenti condizioni economiche. Non si può pensare di coprire deficit universitari e nazionali con continui aumenti, ma bisogna investire reale impegno nel valutare soluzioni concrete.

2. Più tasse per gli studenti fuori corso. Per molti una decisione “incomprensibile” per altri un’ottima leva perché l’università non continui a essere luogo di “placido soggiorno” per tanti. Dove’è la verità? Al di lá di un mero discorso economico, pensi davvero che sia lecito che tanti studenti “vegetino” negli spazi accademici producendo al minimo rispetto ai piani di studio?

Federica: Gli studenti non vegetano negli spazi universitari: quella contro i fuoricorso è una campagna strumentale per far cassa. La maggior parte degli studenti fuori corso nemmeno usufruisce più degli spazi accademici, ma avendo già seguito i corsi in passato, viene solo in date di appello: una decisione incomprensibile quella del Governo Monti che penalizza chi utilizza meno servizi benché i rincari vadano pagati per usufruire di più servizi.
Rispetto ai piani di studio credo che negli ultimi anni abbia inciso l’attivazione del nuovo ordinamento (Ordinamento ex D.M. 509) che ha introdotto il sistema 3+2, sistema in seguito a cui e si è avuto un forte prolificarsi di esami da sostenere, da cui una più difficile organizzazione del proprio carico didattico. Tuttavia, l’introduzione del nuovissimo ordinamento (D.M. 270/2004) che ha introdotto dei miglioramenti ai percorsi formativi organizzati in base al precedente ordinamento ex D.M. 509, in particolare la riduzione del numero di esami, sono convinta condizionerà in positivo le percentuali dei fuori corso.

3. Oltre alle tasse che comunque aumentando, per ovvie ragioni, non ottengono mai consensi, cosa credi che si possa davvero fare perché l’università diventi più “seriosa” e meno luogo di “sforna titoli” con sempre meno sforzi richiesti?

Federica: Bisognerebbe che il Ministero analizzasse tutte le offerte formative delle singole Università e che abolisse i percorsi di studio creati per assegnazione di varie cattedre, corsi ai quali i docenti non hanno interesse a dare dignità universitaria; bisognerebbe, poi, incentivare le Università ad aprirsi al territorio e quindi alle aziende per creare una sinergia tra il mondo del lavoro e il mondo accademico senza la quale il titolo universitario rischia di restare circoscritto nell’aureo mondo universitario.

Nicola: Il fatto che l’università sia diventata un luogo di “sforna Titoli” lo si deve ad una disgregazione dell’organizzazione di alcuni corsi di Laurea con scarse opportunità Lavorative. Ogni periodo storico,secondo me, ha le sue esigenze in termini lavorativi occupazionali, e oggi ci troviamo di fronte a migliaia di laureati che non riescono a trovare lavoro. L’impegno della politica dovrebbe essere rivolto a ricercare e comprendere appieno le esigenze dei nostri tempi e in base a queste si dovrebbe riformare il percorso degli studi universitari,infatti un giovane che riesce a capire ,prima di scegliere un corso di laurea , quali sono le necessità dell’era moderna avrà di sicuro più probabilità di fare la scelta giusta in termini formativi per riuscire poi a trovare più facilmente lavoro(un esempio può essere l’informatica o l’ingegneria informatica, le quali sono e saranno il nostro futuro). 

4. Più tasse più meritocrazia e qualità della preparazione o più tasse più garanzia che solo “chi puó” potrà garantirsi la laurea?

Federica: Le tasse universitarie, da più di qualche anno, subiscono rincari e spesso con mancato corrispettivo in termini di servizi offerti, quindi non è detto che a tasse corrisponda qualità, né a tasse va associata più meritocrazia, perché sono discutibili anche i criteri di merito: chi consegue il titolo con un paio di anni fuori corso, ma con una media più elevata di un laureato in corso, non credo sia un non meritevole da meritare un aumento. Questi aumenti contribuiscono sicuramente a rendere l’Università privilegio per chi è economicamente più forte. Ma per le classi più deboli? Il provvedimento, benché sia stato elaborato su criteri di tutela per le classi meno abbienti in realtà è solo parvenza di un garantismo che di fatto non c’è, infatti il provvedimento prevede un possibile aumento fino al 25% per i fuori corso con reddito familiare inferiore ai 90000euro, fino al 50% con reddito tra 90000 e 150000 euro e fino al 100% con reddito superiore ai 150000 euro, ma va detto che la maggior parte degli studenti iscritti ad Università Pubbliche non presentano un reddito superiore ai 90000 euro e quindi si è sancito per tutti un possibile aumento almeno fino al 25% indiscriminatamente. E’ importante comunque non trascurare che l’aumento sia solo una possibilità, e che gli Atenei rispetto a tale scelta hanno autonomia, quindi sarà fondamentale anche confrontarsi in modo propositivo e strutturato nella governance di Ateneo.

Nicola: l’aumento delle tasse non è la mossa giusta per ridurre il numero degli iscritto o per migliorare la qualità degli studi e quindi la preparazione. In realtà , secondo me, si dovrebbe andare per settori. Alcune facoltà dovrebbero essere a numero chiuso come Giurisprudenza. Il Guardasigilli Severino,qualche giorni fa, ha dichiarato che tra le priorità del governo, al rientro della pausa estiva, vi sarà la riforma della professione di avvocato, a partire dalle modalità di accesso a detta professione. In particolare, è allo studio dei Ministri Severino e Profumo (Istruzione e Università) una riformulazione del corso di laurea in giurisprudenza. Lo scopo è di evitare che la facoltà di giurisprudenza diventi una sorta di parcheggio per studenti indecisi sul proprio futuro. Purtroppo però c’è anche da dire una cosa, i giovani non possono aspettare che un altro ministro “illuminato” dia il via ad una riforma che migliori e agevoli il loro futuro. 

5. Secondo te il pagamento di tasse più alte per gli studenti fuori corso aumenterà inevitabilmente il numero degli studenti che abbandoneranno gli studi?

Federica: E’ inevitabile. Difficile pensare che tassando gli studenti in difficoltà questi possano d’improvviso uscire dalle stesse. Gli abbandoni saranno sconfitta della governance dell’ Università che ha il dovere di considerare tutte le possibili soluzioni atte a reperire introiti attraverso altre fonti attivando, ad esempio, un’incalzante campagna di collaborazioni con enti esterni.

Nicola: … di sicuro uno studente al quale mancano pochi esami per laurearsi non lascerà gli studi perché le tasse sono aumentate; per coloro che si trovano fuori corso non di molto e che comunque hanno conseguito molti esami ,anche con buoni voti, l’aumento delle tasse universitarie ha il sapore della beffa. L’aumento delle tasse è la prova del fallimento di chi è al potere e che non solo non sa migliorare la cose e non sa creare opportunità per le nuove generazioni ma che,ancora una volta, con l’ennesima decisione scellerata rende il futuro delle nuove generazioni più incerto e ombroso.

6. Non credi che, data la crisi del mercato occupazionale, molti giovani si iscrivano all’università più per rifugiarsi in attesa di “tempi migliori” e non per i motivi per cui la stessa istituzione nasce?

Federica: E’ possibile che gli studenti si iscrivano all’ Università per la crisi del mercato occupazionale, ma non per rifugiarsi in attesa di tempi migliori, piuttosto per costruire il proprio futuro su una professione per cui si ha attitudine. A mio avviso, il problema è nel non avere sempre la piena maturità o conoscenza che indirizza alla giusta scelta del corso di laurea, da cui un inevitabile disinteresse nel tempo che porta a concludere gli studi con più fatica o ad optare per nuove scelte.
Il Ministero potrebbe intervenire nell’ ambito dell’istruzione, più che con rincari, introducendo nelle scuole delle attività di orientamento in sinergia con le Università.

Fonte foto: http://www.laram.unisa.it

 

 

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