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15 agosto 2012

Con la professoressa Cavina e Rai5 per riscoprire Villa Albani

Villa Albani
Villa Albani

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La storia dell’arte è necessariamente Villa Albani, ne parla  Anna Ottani Cavina, storica professoressa dell’Alma Mater di Bologna.

«La familiarità finisce per diventare invisibilità. Se le cose stanno sempre al loro posto, non te ne accorgi» dice il sociologo Zygumnt Bauman.

Svegliarsi una mattina e non trovare più i Fori Imperiali al loro posto, scoprire che la Stanza della Segnatura non è più affrescata da Raffaello, che tutto ciò che riusciamo a riconoscere nelle vedute del Canaletto è improvvisamente scomparso, potrebbe sembrarci impossibile: eppure sono sempre stati lì!

Ecco che Rai5 organizza un percorso di riscoperta e disvelamento, perché il patrimonio artistico custodito da secoli tra le vie e le mura di Roma non sia vittima di uno scrigno che diventa nascondiglio, perché l’abitudine non nasconda ancora più delle pareti.

Per questo la prima tappa scelta per il ciclo di lezioni Roma. La storia dell’arte è necessariamente Villa Albani, e ne parla  Anna Ottani Cavina, storica professoressa dell’Alma Mater di Bologna ed esperta di Storia dell’Arte Moderna, che nel 1996 ha ricevuto dall’Académie de France il titolo di Chevalier dans l’ordre des Arts et des Lettres.

Villa Albani è veramente uno scrigno, costruito appositamente per accogliere la collezione di reperti del cardinale Alessandro Albani, un luogo dove è possibile «utilizzare l’antichità in modo fantasioso e soggettivo», un luogo di raccolta dell’antico che precede la concezione “fredda” del museo contemporaneo: in questa villa «l’antico non è un fossile da mettere in bacheca, ma stimola la continuità, e questo è successo solo allora».

Il momento in cui viene pensata e realizzata Villa Albani corrisponde infatti al periodo in cui l’Europa intera riscopre la classicità: sono gli anni degli scavi archeologici che portano al ritrovamento di Pompei ed Ercolano, e la corsa all’antico culmina con la febbrile egittofilia che scoppia sul finire del 1700 con le campagne napoleoniche. Ma Villa Albani «non è una villa concepita per essere abitata. […] Scrive Winckelmann […] “è un portento dell’arte”»,  è la «proiezione di questo sogno dell’antichità»: il giardino, le stanze, il porticato, tutto ospitava e diventava parte dell’antico, perché la collocazione e l’esposizione dei pezzi corrispondevano a percorsi emozionali, più che storico-artistici, suggeriti dal gusto e dalle impressioni del cardinale stesso.

«La Roma di cui fino ad allora si dipinge e si parla è una Roma contemporanea. […] Questo evento [la riscoperta dell’antico] fa sì che la stessa Roma sia letta e percepita come una realtà diversa», una città antica emerge e diventa padrona. «Viene ora percepita attraverso quello che Victor Hugo chiamava le noir cerveau di Piranesi», perché è proprio grazie al lavoro di Piranesi (le incisioni costano meno e sono facilmente trasportabili rispetto ai dipinti) che si diffonde in tutta Europa questa (con un poco di ironia) nuova concezione di Roma come custode del passato, che torna sotto forma di architettura soffocante e accumulo di rovine, insomma: «Roma come città archeologica».

Per riscoprire la Capitale e la sua arte sarà sufficiente sintonizzarsi su Rai5 ogni  sabato alle 20.40, dall’11 agosto  e per dieci settimane; ogni lezione di storia dell’arte, accompagnata dalle immagini provenienti dalle Teche Rai, si terrà all’Auditorium Parco della Musica e verrà quindi trasmessa sul canale televisivo (qui il programma completo). Ogni incontro-lezione presenta un aspetto e un angolo diverso della città, che vengono affrontati da grandi nomi del settore della Storia dell’Arte italiana, come Claudio Strinati, sprintendente speciale per il Polo Museale romano, Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Maria Vittoria Marini Clarelli, direttrice della GNAM (Galleria Nazionale di Arte Moderna), e Francesco Dal Co, storico dell’architettura.

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