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23 agosto 2012

Dal 29 agosto al 7 ottobre mostra di Aleksandr Rodčenko

VENEZIA – «Ho aperto nuovi spazi per la fotografia e sostenuto il diritto alla sperimentazione. Ho lottato contro la consuetudine e la fossilizzazione della fotografia strettamente professionale, affidandole compiti di ordine ideologico. L’ho quindi portata al livello delle altre arti, ponendo un maggiore risalto alle problematiche legate alla forma e al sapere artistico».

Aleksandr Rodčenko lo sottolinea con un certo orgoglio nell’Autobiografia che pubblica nel 1939, ma l’espressione sintetizza davvero efficacemente il suo impegno di dieci anni prima. Quando, nelle aule dello VCHUTEMAS, l’equivalente sovietico dell’esperienza del Bauhaus, insegnava a una nuova generazione di artisti, designer, architetti un codice sino ad allora non praticato (una sorta di costruttivismo fotografico) perché essi avevano il dovere di imparare a vedere il mondo da ogni lato senza imitare inutilmente l’apparente realismo della pittura. Da quelle aule, come sottolinea Silvia Burini, uno dei curatori della mostra, uscì un nuovo e complessivo approccio dell’arte alla realtà della vita quotidiana, un approccio che non poteva più distinguere le forme artistiche in maggiori e minori. Anche la fotografia diventa così unarte, unarte moderna, e certamente Rodčenko ne ha cambiato per sempre il ruolo e il destino. Il segreto del fascino delle sue fotografie sta nella loro sinteticità. In esse egli seppe ottenere – osserva in catalogo il nipote dell’artista, Aleksandr Lavrent’ev – una sintesi di nuove tecniche figurative e forze dello sguardo, di realismo e di autenticità, di differenti composizioni cariche di tensione e di acume, per questo motivo irripetibili.

La mostra Il prof. Rodčenko. Fotografie dallo VCHUTEMAS (Magazzino del Sale 3, Zattere, dal 29 agosto al 7 ottobre, dal martedì alla domenica, 11-18) ricrea lo spirito di quella esperienza di insegnamento: allinea le famose foto dell’artista russo, i suoi ritratti, gli scorci urbani, la vita degli studenti, le parate, la vita delle fabbriche, ma affianca a esse, pur su un diverso supporto multimediale, le immagini che da quella lezione ricavano ancora oggi gli allievi dellAccademia Stroganov di Mosca, erede dello VCHUTEMAS, e quelli dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. L’intero progetto è stato realizzato dal Centro di Alti Studi sulla Cultura e le Arti della Russia (CSAR) dellUniversità Ca Foscari e dallAccademia di Belle Arti di Venezia.

 

 

Più di cento foto, una decina delle quali stampe originali dello stesso Rodčenko, ma anche tre costruzioni dinamiche da lui progettate. La mostra è curata da suo nipote Lavrentev, docente alla Stroganov e massimo esperto al mondo sulla fotografia del nonno, da Silvia Burini, direttrice dello CSAR e dal docente di fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, Guido Cecere, che ha impegnato i suoi allievi a lavorare per qualche tempo “alla maniera di”, traendo da ciò stimolanti iniezioni di novità. In particolare gli studenti hanno affinato la loro attenzione sugli elementi base del linguaggio fotografico dell’artista russo, luce e forma, per la realizzazione di still life o riprese ravvicinate di oggetti, assimilando altresì le straordinarie concezioni prospettiche che caratterizzano l’opera del grande maestro.

 La rassegna inaugura la collana dei cataloghi di mostra delle edizioni Ca Foscari, sancisce una volta di più loperosa collaborazione tra Ca Foscari e Accademia di Belle Arti, nel segno del reciproco e fruttuoso coinvolgimento di studenti e docenti. Quelli di Rodčenko sono soggetti certamente pertinenti allo spirito della Biennale di Architettura diretta da Chipperfield, di cui la mostra del Magazzino del Sale 3 è un rilevante evento parallelo: i particolari degli edifici ripresi dal maestro russo sono sempre in presenza o lasciano almeno intuire la presenza dell’uomo. Quello di Rodčenko è insomma un paesaggio antropico modernamente inteso. Rodčenko ci mostra non tanto un edificio, quanto i principi della visuale a scorcio; non un calice di vetro, quanto la geometria delle forme e i principi della simmetria; non tanto il frammento di un’automobile quanto l’idea della struttura e dell’organizzazione insita nella tecnologia; non la ginnastica come attività sportiva, quanto il momento dello slancio dell’atleta.

Aleksandr Rodčenko (San Pietroburgo, 1891 – Mosca, 1956) è stato pittore, grafico, fotografo, scenografo teatrale e cinematografico. Tra il 1907 e il 1914 studiò alla scuola d’arte di Kazan’, dove incontrò l’artista Varvara Stepanova, sua futura moglie. Si trasferì quindi a Mosca, dove frequentò l’Istituto Imperiale Stroganov e conobbe, tra gli altri, Kazimir Malevič e Vladimir Tatlin. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre partecipò attivamente alla vita culturale sovietica. Dal 1918 al 1921 fu membro del Collegio del Dipartimento delle Arti Figurative presso il Commissariato del Popolo per l’Istruzione (NARKOMPROS) e direttore del Dipartimento museale. Per tutti gli anni Venti fu professore presso i Laboratori Superiori Tecnico Artistici (VCHUTEMAS, oggi Accademia Statale delle Arti e dell’Industria Stroganov). Collaborò con Majakovskij come scenografo e autore di manifesti di propaganda e con Stepanova alla veste grafica di numerose pubblicazioni.Dal 1924 fino alla fine dei suoi giorni si occupò di fotografia

 

Foto: www.eventi-a-roma.welcometorome.net

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