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14 agosto 2012

In un fungo velenoso l’antitodo per arrestare il cancro

Un veleno letale, come quello dell’amanita falloide, un fungo velenoso e mortale, sarebbe il giusto rimedio a sconfiggere la crescita delle cellule tumorali.

E’ la Deutsches Krebsforschungszentrum (DKFZ), il Centro Nazionale per le malattie tumorali e la Max Plance Institute for Medical Research, ad aver scoperto lo scorso aprile 2012, l’efficacia del veleno contenente nell’amanita falloide ad annientare le cellule tumorali in diversi casi di cancro come la prostata, seno, condotti biliari e colon.

Gerhard Moldenhauer, immunologo e Heinz Faulsting, sono stati i primi a testare l’effetto del veleno su diversi tipi di casi tumorali, osservando che la tossina riesce in maniera adeguata, ad uccidere tutte le cellule cancerogene, senza conseguenze ed ulteriori danni all’organismo.

Tale risultato si otterrebbe, dopo che il principio attivo raggiunge direttamente le cellule malate.

Grazie anche allo sfruttamento di un anticorpo capace di attaccare una proteina facente parte delle cellule tumorali (EpCAM), gli stessi ricercatori sono riusciti direttamente ad “inviare” il veleno, attaccando in questo modo le cellule cancerogene, lasciando intatte quelle sane.

L’anticorpo viene avvicinato dal veleno, attraverso un legame chimico stabile.

I test hanno dimostrato l’efficacia “dell’intervento” e sul modello animale, si è arrivati alla scoperta che topi, portatori di tumore del pancreas umano, non hanno avuto alcuna crescita tumorale nel proprio organismo, dopo una singola iniezione di veleno.

La massa tumorale si porterebbe in questo modo, ad una regressione fino al 90%, dopo un ulteriore iniezione della stessa sostanza.

Infine, anche test sul fegato degli animali, hanno portato alla conclusione di non avversità del veleno contenente nel fungo.

Moldenhauer, uno dei ricercatori autori della scoperta, ha spiegato:

«Trattamenti con anticorpi non coniugati contro l’EpCAM sono già stati testati in studi clinici come quelli per il cancro al seno. Essi avevano lo scopo di attaccare il cancro soltanto con le armi del sistema immunitario, ma si sono rivelati essere clinicamente inefficaci – spiega Moldenhauer nel comunicato DKFZ riportato su LaStampa– Tuttavia, il nostro anticorpo a-amanitina coniugato ha un potenziale molto maggiore nell’uccidere le cellule tumorali».
Ulteriori apprendimenti, che potrebbero confermare gli incoraggianti risultati su questo studio, potrebbero aprire nuove possibilità sulla lotta contro il cancro, grazie anche a metodi che abbiano meno effetti indesiderati, quali la radio e la chemio.

 

immagine tratta da http: www.funghitaliani.eu

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