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2 agosto 2012

University of Southern California: parto over 30 riduce rischio cancro all’endometrio


Avere un figlio dopo i trenta anni porta con sé molti effetti collaterali potenziali, ma non solo: secondo uno studio californiano ridurrebbe il rischio di tumore al cancro del corpo uterino.

I 30 anni di oggi non sono più quelli di una volta. Lo sostengono con un sottile disprezzo le anziane, lo confermano le nuove generazioni che prendono sempre più tardi la scelta di mettere su famiglia e di conseguenza figliare.

I motivi per cui si tende al costante rinvio del progetto familiare sono indissolubilmente connessi alle difficoltà lavorative – che sono sempre economiche – e alla durata del percorso scolastico, di molto più lungo rispetto a quello seguito dalle vecchie generazioni, nonché all’insufficienza istituzionale, incapace di affiancarsi alle famiglie nella crescita dei neonati senza ritrovarsi a frustrare la realizzazione personale della donna, spesso costretta a sacrificare se stessa nel torpore anestetico e archetipico della madre e moglie per assenza di alternative.

E così le neomamme sono quasi tutte over 30, e se il dato fa allarmare i più per le complicanze e i rischi impliciti alle gravidanze in medio-tarda età, la ricerca dimostra che non tutti i mali vengono per nuocere, che la salute della donna può migliorare proprio in gravidanza.

L’ultima scoperta in tal senso è avvenuta presso la Keck School of Medicine – University of Southern California (USC) – dove un team di ricercatori ha dimostrato che il rischio di cancro al corpo uterino diminuisce fortemente nelle donne che partoriscono tra i 30 e i 40 anni.

Il tasso di riduzione del rischio rispetto alle donne che partoriscono per l’ultima volta prima dei 25 anni, sarebbe compreso tra il 17 e il 32% e diminuirebbe di circa 13 punti percentuali ogni 5 anni di ritardo sulle nascite: un dato notevole che afferma la diretta proporzionalità tra la riduzione del rischio e l’età della neo-mamma.

Veronica Setiawan, a capo dello studio,  ha analizzato insieme ad altri ricercatori i dati raccolti dai precedenti studi a riguardo e conservati dall’Epidemiology of Endometrial Cancer Consortium.

Più di 25mila le persone coinvolte, 8.671 i casi di tumore all’endometrio analizzati del dettaglio, 16.562 i soggetti di controllo. Sono queste le stime dell’attenta ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista interattiva dell’ American Journal of Epidemiology.

«Mentre la fertilità in età avanzata è stata in precedenza associata a un minor rischio di tumore dell’endometrio –ha spiegato la Setiawan – la dimensione di questo studio dimostra definitivamente che la tarda età per l’ultima nascita è un fattore significativo di protezione, dopo aver tenuto conto di altri fattori noti per influenzare la malattia: il peso corporeo, il numero di bambini e l’uso di contraccettivi orali».

E la stessa principale autrice dello studio ha sottolineato: «Abbiamo scoperto che il rischio più basso di cancro endometriale è perdurato anche per le madri più anziane tra le diverse età-gruppi-diagnosi, comprese quelle sotto i 50, 50-59, 60-69 e oltre i 70 anni, il che dimostra che la protezione persiste per molti anni. La protezione, inoltre, non varia a prescindere dai due tipi di malattia: il più comune tipo 1, che noi pensiamo essere legato all’esposizione agli estrogeni; e anche il più raro, ma più aggressivo e mortale, di tipo 2, che si ritiene si sviluppi in modo indipendente dagli ormoni».

Una scoperta non da poco, quindi, che assume la forma di lieta novella sia per le mamme “tarde” che per la scienza.

Fonte immagine: www.medicinalive.com

 

 

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