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1 agosto 2012

Tasse e fuoricorso, Decleva: “Niente stangate, ma sono in ballo diversi milioni”

Più tasse per i fuoricorso, la polemica non si placa.

L’emendamento in discussione sui contributi universitari più esosi, che gode della piena approvazione del ministro Francesco Profumo, ha inevitabilmente aperto una sequela di discussioni destinate a protrarsi fino a tempo indeterminato.

Ma cosa cambia con le nuove proposte, dettate tra l’altro dalle ultimissime disposizioni relative alla famigerata “spending review”?

È presto detto: per chi non si laurea per tempo c’è in serbo una stangatona, ma di quelle pesanti: a seconda della fascia di reddito, le tasse per i fuoricorso potrebbero in certi casi addirittura raddoppiare.

Esiste attualmente un regolamento secondo cui al rapporto tra contributi degli studenti e fondo statale (Ffo) riservati ad ogni ateneo non è consentito oltrepassare la soglia del 20%. Malgrado, a dirla tutta, non manchino le università denunciate di violazione dei parametri (emblematici i casi di Bergamo e Pavia, quest’ultima condannata dal Tar ad un risarcimento pari a 2 milioni di euro), anche in virtù della riduzione del Ffo negli ultimi anni.

Non c’è dubbio che con le nuove disposizioni (in vigore a partire dal 2013-2014) i conti salterebbero da un momento all’altro. Ma in realtà è proprio qui che sta l’inghippo: i fuoricorso godranno di un “trattamento speciale”, che esula da qualsiasi stima riservata ai colleghi.

Un espediente come un altro per spillare sempre più soldi, sostengono gli studenti; una misura necessaria a ricavare fondi da reinvestire in servizi e borse di studio, replica il Ministero, secondo cui “le condizioni sono cambiate” e occorre uno sprone affinché i giovani “imparino a non perder tempo”.

Il malumore degli universitari ha già abbondantemente superato il livello di guardia, e con questa ulteriore mazzata rischia di trasformarsi in una bomba a orologeria pronta ad esplodere.

Agli atenei, dal canto loro, tocca persino cautelarsi a fronte di una situazione che rischia di implicare un significativo incremento di rinunce fra gli iscritti fuoricorso. “Sono mediamente più del trenta per cento degli iscritti, in alcuni atenei anche di più. Sarà meglio fare bene i conti”, avverte Enrico Decleva, rettore uscente della Statale di Milano, in un’intervista pubblicata dal Corriere della sera.

E allora ognuno per conto proprio, con un occhio ai limiti che il Miur deciderà di stabilire. “Noi non abbiamo intenzione di chiedere di più alle famiglie, soprattutto in questo momento”, precisa Decleva. Che promette, in vista del prossimo anno accademico, “di non alzare le tasse, inflazione a parte”.

È pur vero che il Rettore non manca di mettere le mani avanti sulla questione fuoricorso, parlando di “bilanci talmente risicati che pensare di deviare la destinazione di milioni di euro può avere effetti da considerare”. Insomma, non c’è da stare tranquilli.

Di tutt’altra opinione sono ovviamente i più diretti interessati, gli studenti: “L’importo delle tasse dovrebbe essere legato alla formazione ricevuta, non ai fondi erogati agli atenei – attacca Marco Lezzi, consigliere nazionale degli studenti Adesso il problema reale dei troppi fuoricorso è stato utilizzato dal governo come pretesto. Lo scopo era garantire sostenibilità economica e finanziaria agli atenei, evitando contenziosi con i propri studenti. Con la norma proposta avranno un maggior margine per aumentare le tasse.

 

fonte immagine: foto.ilsole24ore.com

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