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9 settembre 2012

L’Illusione della Materia e il Dogma dell’Anima

La seduzione della materia e la ricerca sfrenata del piacere adombrano l’anima, rendendo l’uomo un automa corrotto. Il XXI secolo è ormai iniziato da ben 12 anni e la società post-moderna appare sempre più frenetica. L’esaltazione, a tratti snervante, della tecnica e dell’edonismo contribuiscono ad ipostatizzare liturgie a beneficio della perdizione e ad erigere cattedrali dalle fragili fondamenta. Proiettato in un vortice dai mille colori fatui e dalle aspre ed esecrabili ambizioni, l’uomo, perduta la via della speranza, inizia a riporre fiducia in una realtà intrisa di sola materia. E’ così che la sostanza viene calpestata, irrisa, denigrata ed infine riposta in un oscuro turibolo. E’ così che ha inizio l’esilio dell’anima, e con esso la fuga dal bene e dalla luce della trascendenza.

L’eccessivo elogio della materia, dunque, rischia di stritolare la dignità e la coerenza dell’uomo e di spalancare, con troppa facilità, le porte al successo ed alla cupidigia. Molti scienziati ed uomini di fede sono concordi nell’affermare che siamo giunti alle soglie di una nuova era. Alcuni la chiamano Kali Yuga; altri, invece, Età dell’Acquario. Al di là delle divergenze denominative, però, risulta opportuno constatare quanto l’attuale fase di transizione, appaia marchiata e stravolta dagli adombranti colori della sua effige famelica: l’illusione della materia.

L’uomo è una creatura di Dio. Dio ha creato l’universo nel rispetto d’alcuni principi geometrici d’estrema importanza. Ha generato l’infinito affinché da esso potesse trarre origine il finito. Ha dato vita alle Stelle, ai pianeti, ergo alla materia, affinché l’antimateria potesse aver un suo significato. Ha concitato un’architettura stupenda, simmetrica, algoritmica, leggiadra e rispettosa di leggi catartiche. Infine, la Divina Intelligenza Onnipotente, ha creato il bene e con esso la sua antitesi nevralgica, il male, forse per rendere edotti gli esseri viventi di quanto possa esser sublime una vita condotta sotto l’egida del primo, e di quanto, invece, possa essere fervida e nefasta se perpetrata all’insegna del secondo.

La nostra epoca è lacerata da tante illusioni e poche certezze. L’esistenza è un afflato evolutivo scandito dal tintinnio di lancette artificiali, da cui dipende il maturare della coscienza collettiva. Al di là dell’eterno ed infrangibile dissidio tra bene e male, l’umanità ha il dovere di lottare a viso aperto contro le tentazioni della materia ed al contempo, il diritto di assurgere a rango di apologo della purezza dell’essere, ergo dell’anima.

Nel libro Breve Storia dell’Anima, il Monsignor Gianfranco Ravasi ha analizzato, con l’onestà intellettuale che da sempre lo contraddistingue, le complessità e le divergenze delle due correnti di pensiero che edulcorano il concetto occidentale di anima: l’una relativa alle Sacre Scritture, l’altra alla mitologia greca. Ravasi racconta con venerabile enfasi emotiva, il cammino evolutivo che l’uomo ha finora percorso nel tentativo di cogliere l’essenza dell’anima. In epoche remote, si pensava che fosse ingabbiata nel corpo umano, o che si trattasse di uno spirito purissimo. Successivamente, invece, studi scientifici l’abbinarono, a torto o a ragione, al contorto sistema neuronale. Ovviamente, l’idea animica del Ravasi non può che riecheggiare i sublimi afflati di luce proiettati dal canonico pensiero trascendentale; peraltro, accettati di buon grado anche da un discreto numero di laici.

Del medesimo fascino letterario e scientifico è dotato anche un altro libro: L’Anima e i Confini dell’umano, tra scienza, fede e bioetica di Giovanni Straffellini. Straffellini, docente d’ingegneria dei metalli all’Università di Trento, paventa la sua passione per la meditazione teologica e filosofica offrendo ai lettori una visione dell’anima caratterizzata da un’accettabile simbiosi tra scienza e fede. Secondo l’autore, la scienza sperimentale del XX secolo ha agguantato barlumi di conoscenza non del tutto sconosciuti ai filosofi e teologi delle epoche passate.

Sebbene, la scienza non possegga ancora i mezzi necessari per decifrare con esattezza le origini della vita e la natura dell’anima, per Straffellini l’unica via percorribile resta sempre e comunque quella che apre le porte a Dio: è l’anima che ci riporta a Dio.

Dunque, per quanto possa rappresentare un dilemma oppure un problema risolvibile grazie alle neuroscienze, probabilmente, l’anima continuerà ad essere considerata per molto tempo un dogma dalle sublimi sfumature. Una realtà di fede e non un’agnostica e lancinante illusione. Infatti, la fisica quantistica afferma che senza la mente dell’osservatore non c’è universo; quindi, l’esistenza è solo mentale e il corpo è immaginario. Dunque, la vera illusione è la materia. L’anima scandisce i battiti del tempo. A nulla serve lodare la materia se non si è padroni della propria mente.

 

(La foto ritrae il Monsignor Gianfranco Ravasi)

Fonte Foto : http://spazioblog.progettoculturale.it/?cat=32

 

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