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12 ottobre 2012

Anna Maria Mercuri ospite della trasmissione “Le Origini di Gaia”

La prof.ssa Anna Maria Mercuri dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia sarà ospite della trasmissione “Le Origini di Gaia”. Nella terza puntata del programma televisivo, andata in onda in diretta da Rovereto di Trento, sulla tv digitale RTTR, in occasione della XXIII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, dedicata a “Scienza e tecnica e Mondo Antico” la docente modenese interverrà in qualità di esperta di Palinologia e Archeobotanica, ambiti della scienza che permettono di affinare le ricostruzioni archeologiche offrendo dati puntuali su ambiente, clima, risorse vegetali, uso delle piante in periodo preistorico e storico.

La trasmissione condotta dal giornalista e scrittore Piero Badaloni, che ha tra i suoi coautori la dott.ssa Laura Arru del Dipartimento di Scienze della Vita sempre dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, dopo il successo della diretta televisiva andata in onda sulla rete digitale RTTR, andrà in onda anche su SKY canale 850 domenica 14 ottobre 2012 alle ore 21.00. Gli interessati che non hanno la possibilità di seguire la trasmissione su SKY potranno vedere la puntata in qualsiasi momento sulla web tv del Museo Civico di  Rovereto, www.sperimentarea.it.
Tra gli ospiti della puntata, che si confronteranno sulle recenti scoperte in campo scientifico, la prof.ssa Anna Maria Mercuri si soffermerà in particolare nella spiegazione ed evidenziazione di come si è trasformato, inaridendosi, il paesaggio mediterraneo negli ultimi 4.000 anni.

L’ambiente terrestre – afferma prof.ssa Anna Mercuri del Dipartimento di Scienze della Vita Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – fuori dall’acqua è stato trasformato dall’opera di organismi unicellulari che, circa 3 miliardi d’anni fa compiendo la fotosintesi aerobia, iniziarono ad arricchire d’ossigeno biologico le formazioni minerali e dopo circa un miliardo di anni iniziarono a immettere ossigeno nell’atmosfera terrestre. Si preparavano così le condizioni ambientali che avrebbero permesso la conquista delle terre emerse da parte delle piante. Primi organismi simili a muschi attuali iniziarono a colonizzare le rocce ancora nude, trasformandone la composizione e, in generale, l’ambiente in modo che altre piante, e poi gli animali, potessero uscire dalle acque. Noi possiamo conoscere la storia di questi eventi grazie ai fossili intrappolati nelle rocce ed i più numerosi ed ubiquitari fossili sulla terra sono le microscopiche spore e il polline che sono studiati dalla Palinologia. Questa storia diventa sempre più dettagliata man mano che ci avviciniamo alle fasi più recenti. Negli ultimi 11.600 anni, l’Olocene, lo studio del polline è uno strumento fine per conoscere le oscillazioni climatiche, mentre la ricerca su tutti i reperti microscopici e macroscopici delle piante diventa materia dell’Archeobotanica. Con questi studi, ad esempio, nel Laboratorio di Modena abbiamo studiato i cacciatori-raccoglitori mesolitici, il loro sfruttamento dei cereali selvatici in Sahara centrale, esempio di una relazione complessa di sfruttamento di risorse vegetali alimentari in assenza di una vera domesticazione. Abbiamo, inoltre, ricostruito il paesaggio modellato durante l’età del bronzo dagli abitanti delle terramare, la civiltà che circa 3600 anni fa trasformò profondamente la pianura padana aprendo la strada al paesaggio attuale”.

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