Lavoro per giovani donne deluse? Il picco del mercato occupazionale “ammazzasogni”

Redazione Controcampus 28 Ottobre 2012

Crisi, crisi, crisi: oggigiorno una parola troppo ricorrente.

Un “maledetto” leit motive di cui, pur volendo e con tutto l’ottimismo possibile, non si riesce proprio a smettere di parlare. Lavoro, lavoro, lavoro: oserei dire, di male in peggio. È doveroso ammetterlo: cari giovani, cari ragazzi, egregi laureati e studenti di ogni dove d’Italia, qui, abbiate pazienza, ma davvero “non c’è trippa per gatti”. L’occupazione giovanile ha ormai raggiunto in Italia i minimi storici mentre, al contrario, aumentano vertiginosamente il numero dei laureati, la fetta dei giovani ultra specializzati, la consistenza e la qualità dei curriculum vitae dei tanti che non si pongono per la prima volta sul ciglio della dissestata strada che dovrebbe condurre al lavoro e a un’occupazione “regolare”. Il Bel Paese, è ormai un dato di fatto, non è più in grado di auto-alimentarsi e di rigenerarsi. Ovunque si rivolga lo sguardo.

L’elemento chiave, il centro nevralgico e propulsore di un’economia nazionale, si sa, è la produttività, intesa nel senso più ampio e generico del termine. Ma, al di là di ogni avanzamento tecnologico attuale o futuro, la produttività continuerà sempre a risiedere e a derivare da mani “umane”, dalla famosa “forza lavoro”. Da quelle stesse mani che oggi sono lì aperte a palmo all’insù che sembrano quasi mendicare. Ma a mendicare cosa poi: la cosa più semplice a cui avrebbe diritto una persona per vivere e sopravvivere? Recita l’articolo 1 della nostra rigidissima Costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro…”. Se giocassimo “a chi ride per primo” penso che non ci sarebbe nessun vincitore: tutti immediatamente perdenti e “persi” in un amaro sghignazzare collettivo!

È dura, troppo dura da reggere questa situazione. Un malessere troppo diffuso attanaglia le vite di tante, troppe persone.

A voler esser “buoni”, si potrebbe anche cogliere la provocazione della Fornero come una dichiarazione fatta “nel giusto” anche perché, a conti fatti, la Ministra altro non ha fatto che ribadire, a suo modo, ciò che già accade. Sfido a trovare un giovane inoccupato o disoccupato che vegeti in uno stato di nullafacenza. Per il discorso “choosy” mi limiterei a stendere, invece, una “copertina” pietosa.

Finiti i tempi di “grassa”, oggi, ormai ci si chiede se oltre a “magra”, ci sia un ulteriore status da assegnare ai tempi attuali. Sì, perché ormai anche quei tempi magri, sono belli e sfruttati.

La situazione occupazionale poi si complica se rivolgiamo l’attenzione verso un dato “di genere” e il binomio donna-lavoro. Volendo essere disfattisti, considerando soprattutto il trinomio: donna-Sud-lavoro.

Per la popolazione in cerca di occupazione, si è detto, “non c’è trippa per gatti”, per le giovani donne del Sud forse oggi, mancano anche i felini stessi.

Di poche settimane fa, infatti, la pubblicazione delle ultime statistiche sull’occupazione femminile in Italia. Come dimenticare il titolo dell’articolo pubblicato sul free press “Leggo” (Milano) dello scorso 8 Ottobre: “Non è un Paese per donne”; sottotitolo: “Occupazione femminile a picco, specie al Sud”.

Dura verità da accettare, ma volente o nolente, le giovani donne del Sud l’accettano.

Ma purtroppo anche l’accettazione di questo dato di fatto non comporta nessun reale vantaggio: non sfama, non allenta tensioni, non aiuta a non disilludersi, non frena le demotivazioni impellenti, non assegna giustificazioni.

È proprio a questi giovani donne che oggi ho voluto rivolgermi perché raccontassero le loro emozioni, i loro desideri, ahimè, le loro delusioni rispetto a questo stato di impasse da cui sembra non ci sia via di fuga. Giovani donne che provano ancora a sognare nel mentre studiano con impegno. Giovani donne già alle prese con il mondo del lavoro.

Alle amiche di Controcampus una domanda unica:

Gli ultimi dati Istat sull’occupazione femminile meridionale ci raccontano di un’occupazione che ha raggiunto i minimi storici. Disoccupate quasi il 17% delle under 30 (con importante scarto tra nord e sud). Così si esprimono due giornalisti in un articolo pubblicato sul free e social press Leggo: ”La crisi erode non solo l’occupazione ma i sogni. Specie al sud, dove per le ragazze il lavoro resta un’illusione”. Cosa hai provato nel leggere questa frase? Riesci ancora a credere nei tuoi sogni”.

Simona, laureata in Scienze Politiche, corso di laurea Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa, presso l’Orientale di Napoli, laureata a 25 anni; oggi ne ha 27 ed è disoccupata

“Leggendo quanto scritto sopra, le prime emozioni che scaturiscono sono indignazione e rammarico. Indignazione, perché non è possibile che l’Italia sia così indietro rispetto ai restanti paesi europei e al resto degli stati del mondo, e anche perché andando più nello specifico, non è giusto e anzi mi risulta assurdo che nel 2012 ci sia un gap così alto che divide l’Italia meridionale da quella settentrionale, come a dover parlare di due stati e non di un’unica nazione. Rammarico, perché dopo anni di studio, sacrifici economici (prima di tutto) e poi umani, e spesso e volentieri persino mentali, è inverosimile che ora, ad un anno e mezzo dal compimento dei miei studi (mi sono laureata nel maggio del 2011, in piena regola, tra l’altro) mi ritrovi ancora letteralmente “in mezzo ad una strada”, dovendo quasi (e toglierei il quasi) elemosinare un posto di lavoro, e nel caso peggiore uno stage non retribuito al signorotto di turno. E anche in quel caso, credimi, almeno qui, almeno ad Avellino, NULLA si muove. Io capisco che forse la cosa più semplice sarebbe allontanarsi, ma non sempre è facile farlo, e non perché si voglia rimanere vicino a “mammà”, come qualcuno ha osato dire, ma perché a prescindere a volte, spesso, la vita ti pone davanti a situazioni più grandi, molto più grandi di te, e scopri che le tue priorità poi sono altre… la malattia di la mia mamma, il dover curare nonna giornalmente, e poi la successiva perdita della prima sono situazioni di cui purtroppo né l’ISTAT, né alcuna statistica fredda e inutile possono cambiare o possono tenere in considerazione, ecco perché nonostante tutto si rimane al sud, anzi no, io sono rimasta al sud, a casa mia. E quindi sì, “La disoccupazione erode i sogni”, mai frase fu più vera, corretta e giusta. I miei sogni sono, lo dico molto onestamente, andati a farsi benedire da un pezzo. Tornassi indietro, farei tutt’altro, e probabilmente non l’università, o almeno non lo stesso percorso. Inoltre se dovessi consigliare a qualcuno che a 19 anni si trova a fare una scelta, sicuramente non consiglierei di frequentare l’università, ma di creare qualcosa dal nulla, un’attività originale e creativa. Gli/le direi di imparare un mestiere, o al massimo di accedere ad una laurea breve, di quelle finite, e poi aggiungerei che prima di ogni cosa, è necessario essere artigiani della propria vita”.

Luigia, 24 anni, laureata triennale in lingue e letterature moderne presso l’Università degli Studi di Salerno, oggi in corso di specialistica

Bé, fremito, ansia, frustrazione, paura. Ansia che cresce ogni giorno di più: Più mi avvicino al giorno della laurea, più sento il fardello di questa affermazione. Mi chiedo: che ne sarà di me? Cosa farò? Due titoli di studio, un soggiorno di studi all’estero, non bastano, non danno la sicurezza di poter vincere questa lotta all’occupazione. E allora ho paura di perdere questa battaglia. Ma sento forte dentro me la consolazione dell’esilio. Sogno di poter continuare a studiare, di vincere borse di studio, di fare dello studio della letteratura il mio mestiere, sperando in una Fullbright o in una borsa di dottorato. Ma non qui, dove l’accademia è diventata un settore inaccessibile, più che in passato. Lontano, via, in Canada, Australia o in Germania. Ai sogni, ai sogni italiani, no- a quelli non ci credo più. Ma sogno una vita, altrove

Dora, laureata triennale in Scienze delle Comunicazioni presso l’Università degli Studi di Salerno, in corso per la Magistrale

“Rabbia è dir poco, tanti anni di sacrificio a sgobbare sui libri, a costringere i miei genitori a tirare la cinghia per permettere a me e ai miei fratelli di poter coltivare i nostri sogni, per poi ritrovarmi con un pugno di mosche in mano? Non c’è nessun altro sentimento al di fuori della rabbia che può spiegare il mio stato d’animo: rabbia per trovarmi in un periodo storico nel quale, nella maggior parte dei casi, non contano più le competenza ma chi sei; rabbia perché non è più lecito combattere per realizzare i propri sogni, bensì combattere per arrivare con dignità alla fine del mese; ma soprattutto rabbia perché c’è ancora chi crede che le donne siano solo ed esclusivamente destinate alla cura della casa e dell’allevamento della prole Purtroppo il periodo storico in cui viviamo non è certo dei migliori e non aiuta per niente a mantenere accese le speranze per un futuro in cui i nostri sogni nel cassetto trovino realizzazione specialmente se pensiamo che per le aziende a 28 anni già sei vecchio. In questo modo tutti i nostri sogni andranno sempre più alla malora, tocca a noi renderli vivi, sembra uno slogan ma non è così, per far si che questi luoghi comuni lascino il tempo che trovano bisogna agire e fare tutto ciò che è in nostro potere per poter finalmente dire che tutto è possibile basta impegnarsi. Io sogno di diventare una giornalista per il momento non posso dire di esserlo perché si sa “non si diventa qualcuno dalla sera alla mattina” ma posso dire di essere sulla buona strada e ci riuscirò, devo riuscirci! È il mio sogno e lo realizzerò”

Teresa, 28 anni laureata triennale in Sociologia, prossima alla laurea Magistrale

“Già il fatto che io sia laureata in questa disciplina denota la sfiducia generale nella pubblica opinione che io possa facilmente (o difficilmente) trovare un lavoro, magari solo per il semplice fatto che la maggior parte di loro non sanno nemmeno cosa possa fare un laureato in Sociologia. Negli ultimi anni si sente spesso parlare del fatto che i diplomati, prima di affrontare l’esperienza universitaria, debbano scegliere delle facoltà che permettano loro di poter entrare a far parte del tanto sognato mondo del lavoro. Dunque ti ritrovi a 28 anni a capire che hai sbagliato tutto e che il mondo è fatto solo per gli ingegneri, gli economisti, i medici e via dicendo. Tu avevi pensato che una facoltà umanistica ti avrebbe resa capace di poter fare un lavoro che ti piace, che ti gratifica e che può dare una mano a migliorare le cose che in questa società non vanno, ma in realtà ti accorgi all’improvviso che per il mercato del lavoro tu non servi. Se sei una donna che vive da Roma in giù poi, al massimo puoi lavorare in un call center, puoi dare ripetizioni private ai bambini delle elementari, fare volontariato, seguire stage, master e corsi di formazione che possano farti acquisire competenze per i quali tu non hai studiato (perché non le ritenevi adatte alla tue “aspirazioni”). O sei costretta a trasferirti perché in alcune regioni del Nord le tue capacità potrebbero essere maggiormente apprezzate. Io mi chiedo perché una donna che vive nel Su Italia deve essere costretta a scegliere tra il lavoro e la sua famiglia, la sua città o i suoi progetti con il partner? Per non parlare di quelle donne sposate e con figli… Credo che per molte delle donne della mia generazione questo non sia il tempo dei “sogni”, soprattutto per quanto riguarda l’argomento lavoro. Il trovare un lavoro è diventato il sogno per eccellenza (qualsiasi esso sia) almeno fino a quando non smetti di cercarlo”.

Rosy, laureata triennale in Scienze delle Comunicazioni presso l’Università degli Studi di Salerno e ora studia editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione presso La Sapienza, 23 anni

“Beh, credo sia un’affermazione un po’ assurda. La crisi può erodere la possibilità di trovare lavoro ma non può e non deve stroncare anche la possibilità di sognare un mestiere che piace, bisogna almeno provare per poter dire di aver fallito. Ovviamente studiando, investendo il proprio tempo in tirocini con umiltà e un po’ di spirito del sacrificio. Infine penso che il problema di trovare lavoro, al sud come al nord, non sia una questione puramente femminile”.

Sperando che le giovani donne del Sud, in quanto tali, non perdano mai i loro sogni e le loro speranze, gli auguriamo un grandissimo in bocca al lupo. Da parte mia un grazie speciale a quante hanno voluto rilasciare per Controcampus la propria testimonianza.

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avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. 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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto