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12 ottobre 2012

La ripetizione

La ripetizione degli eventi, come dicevano gli empiristi inglesi (Sir Francis Bacon, David Hume e John Locke), determina in noi tutti la formazione di una credenza, ossia una convinzione circa qualche cosa. Vedendo che il Sole sorge tutte le mattine, si giunge a ritenere assolutamente normale e giusto che accada questo evento tutti giorni. Anzi, si crederà che tutti gli esseri umani vedono sorgere il sole, altrimenti non rientrano nella norma, oppure non vivono su questa terra. In altre parole, sulla base di una nostra personale esperienza, operiamo una serie d’importanti generalizzazioni, grazie alle quali rendiamo la nostra esperienza comune alla vita di altre persone.

E fin qui, specie quando si tratta del Sole, nessun problema. Le cose si complicano quando vogliamo generalizzare, ossia riferire agli altri, le esperienze che invece appartengono solo alla nostra condizione di vita, oppure alla nostra storia. Ad esempio, se abbiamo imparato a nuotare all’età di quattro anni, riteniamo normale che questo sia accaduto alle altre persone, e giudichiamo anormali gli individui che non sanno nuotare. Come vedete la questione cambia radicalmente, e presenta conseguenze anche pesanti nella gestione dei rapporti interpersonali con tutti quelli che sono diversi da me. Nella costanza di questo ripetersi, lentamente ci formiamo l’idea che la normalità sia strettamente legata a quello che ci accade ogni giorno.

Quando penso all’Africa, penso ad un luogo dove la vita è spesso difficile, perché vi è molta povertà, le strade sono dissestate e i mezzi di trasporto sono pochi, specialmente all’interno del continente. Elaboro così un’idea della situazione africana, perché posso confrontarla ogni giorno con la realtà occidentale che mi circonda.Ad esempio, la strada che percorro ogni giorno è asfaltata e frequentata da autobus, tramvie e auto. Posso anche intuire cosa può essere la povertà, grazie al fatto che quando mi prende un languorino allo stomaco entro in un bar e mi prendo una brioche con il cappuccino. Tutto questo è per me normale e faccio fatica a immaginarmi che si possa vivere in maniera diversa in un’altra parte del mondo. A queste abitudini (percorrere la stessa strada tutti i giorni; salutare quasi sempre le stesse persone che a quell’ora si recano a scuola o al lavoro; prendere eventualmente il cappuccino salutando l’amico barista, etc.) mi affeziono e comincio a pensare, sbagliando e senza rendermene conto, che nella mia stessa situazione si trovino tutti gli abitanti del mondo.

Scoprirò presto che non è così, perché in altre parti del pianeta vi sono bambini e genitori senza strade, scuole, cappuccini e brioche. Imparo così che ogni essere umano conosce la realtà solo nel momento in cui si trova ad agire in quella realtà, ossia solo quando decide di stabilire un rapporto d’amore e di senso con quello che vuole conoscere, e questo rapporto va a influenzare la sua vita quotidiana.

Io posso dire che il cielo è silenzioso perché ho avuto una esperienza precedente circa il silenzio sia pure in un ambito che non ha nulla a che vedere con il cielo. Ad esempio, se vivo in un luogo che è già molto silenzioso, potrò dire che il Cielo è silenzioso come la mia campagna. Le cose, in effetti, esistono per noi e realmente se stabiliamocon esse un paragone, se metto cioè in relazione ciò che vivo nel quotidiano e l’oggetto o la situazione che sto conoscendo.

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Per stabilire una relazione fra le cose, oppure fra me ele cose, devo in qualche modo innamorarmi di questa corrispondenza, devo cioè provare interesse per ciò che metto in relazione. Ad esempio, se io devo esprimere un giudizio sul tipo di polenta che mangerò quando andrò in montagna, devo prima aver un qualche interesse verso la polenta, ancora prima di avere interesse per la montagna. L’interesse verso questo piatto si manifesta valutando alcune qualità che gli sono proprie: la pastosità, la morbidezza, il colore, il profumo, la sua consistenza in bocca, etc. In altri termini, se io in qualche modo e misura non sono innamorato di questo piatto, con una semplice frase, “non m’interessa”, non esprimo nessuna valutazione sulla polenta.

Ecco perché è importante sottolineare qui, che qualsiasi ragionamento le persone facciano riguardante la realtà, le cose e le situazioni prevede la presenza di un precedente interessamento verso quelli che sono gli oggetti della loro valutazione. Anche quando affermo che unacosa, oppure una persona non mi interessa, devo comunque aver stabilito una sorta di relazione con quella persona, sia pure negativa, ma pur sempre relazione. In caso contrario, sono invece indifferente, e non mi interessa affatto stabilire alcun tipo di relazione. Possiamo così affermare che nella vita quotidiana la nostra mente va incontro a continui innamoramenti che diventano fonte di conoscenza, come altrettanti abbandoniche a loro volta saranno la base per le ulteriori conoscenze.

Alessandro Bertirotti

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