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22 ottobre 2012

Senza studio non c’è progresso. Medici in prima linea per il protocollo

Una sfilata di camici bianchi per alzare la voce e far valere le proprie ragioni, che non sono poche.

Si è consumato così l’ennesimo atto della vigorosa protesta che gli iscritti alla Facoltà di Medicina e Chirurgia del campus salernitano portano avanti da circa una settimana. E non sarà certo l’ultimo.

Non erano neanche le 9 del mattino quando un corteo di aspiranti medici ha iniziato a radunarsi in piazza Vittorio Veneto, di fronte alla Stazione Centrale di Salerno. Da lì, circa un’ora più tardi, è partito un convoglio carico (è proprio il caso di dirlo) di studenti arrabbiati.

La manifestazione, che comprendeva anche rappresentanti di altre facoltà e di alcune associazioni (tra cui Francesco Ienco di Archimede), ha attraversato il corso di Salerno fino a Piazza Porta Nova, per poi ridiscendere verso il Lungomare ed infine far rotta sulla Prefettura. Una volta giunti a destinazione, una delegazione di studenti è stata ricevuta dal Capo Gabinetto del Prefetto.

Il corteo mira a ribadire la posizione dei giovani di Medicina nell’ormai arcinota querelle che vede protagonisti l’azienda ospedaliera S. Giovanni Di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, il Ministero dell’istruzione, il rettore Raimondo Pasquino, la Regione Campania, e che ha già fatto registrare episodi eclatanti come la sospensione delle lezioni decisa dalla direttrice dell’azienda Elvira Lenzi.

Una protesta del tutto apartitica, come ampiamente preannunciato negli avvisi diffusi via internet. Estranei a qualsiasi colore politico erano gli striscioni che i manifestanti hanno sventolato, così come gli slogan intonati, più o meno tutti incentrati sulla difesa del proprio personale diritto allo studio: da “certezze, non promesse” a “medicina senza ricatti”, da “gli studenti dentro i reparti” all’assai gettonato “siamo noi il futuro di Salerno”.
«La partecipazione è quella che ci aspettavamo – ci ha confidato Alfredo Galdieri, presidente del Consiglio degli studenti, poco prima che il corteo prendesse il via – Del resto non è semplice sensibilizzare tutto l’ateneo su un problema che riguarda una singola facoltà. Ci auguriamo di essere giunti allo stadio conclusivo della protesta. Tutto dipende dall’eventuale firma del protocollo

Già, il famigerato protocollo d’intesa per la conversione del Ruggi in Azienda Ospedaliera Universitaria. È lì che sta la chiave delle trattative, ed è su quel punto che l’accordo tra le parti coinvolte tarda ad arrivare. Nel merito, i cori degli studenti hanno preso di mira soprattutto la Regione, ed in particolare il presidente Stefano Caldoro.

La riapertura delle aule è stata accolta come poco più di un contentino dagli iscritti, poiché permangono altri problemi quali i contratti dei docenti e il blocco sulla convenzione che dovrebbe dare il via libera alle scuole di specializzazione.
«Il Prefetto ha mostrato una grande disponibilità nei nostri confronti, anche se in questa situazione non ha un gran potere decisionale – ha proseguito Galdieri – L’importante è che l’università rimanga compatta. Quanto alle istituzioni, il presidente della Provincia Cirielli ha preferito lavarsene le mani, mentre il sindaco De Luca ci è vicino e considera la Facoltà una risorsa su cui puntare. Abbiamo ricevuto solidarietà anche dai senatori Andria e Iannuzzi

Al termine del sit in, il portavoce Nicola Virtuoso ha ragguagliato gli studenti sull’esito dell’incontro: «Il Prefetto è con noi e ci garantisce il suo pieno appoggio. Occorre vigilare insieme su tutto l’iter (lo stesso che dovrebbe concludersi con la conversione in Azienda Ospedaliera Universitaria, ndr). Per il momento, comunque, lo stato di agitazione permarrà

Tra i tanti appelli, uno è stato rivolto ai docenti di Medicina. E alla fine uno di loro, il professor Cirillo, è intervenuto per di dire la sua: «Il TAR ci ha dato ragione su tutta la linea, era inammissibile che le aule rimanessero chiuse. La questione dei contratti avrebbe potuto risolversi tempo fa tramite leggi già esistenti, ma qualcuno si è opposto. Nuovi universitari e nuovi reparti implicano ulteriori investimenti da parte dell’azienda – ha aggiunto Cirillo – non per gli universitari stessi, ma per i pazienti. Ad ogni modo è inutile attendersi risposte rapide, ma è quantomeno obbligatorio riprendere subito le attività didattiche

 

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