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7 ottobre 2012

Sterilità: una proteina può combatterla

La sterilità maschile è un fenomeno in continuo aumento, soprattutto negli ultimi decenni, durante i quali numerosi fattori – quali ad esempio l’inquinamento, lo stress, le malattie infettive a trasmissione sessuale ecc. – hanno contribuito al vertiginoso incremento di tale patologia. Per questo motivo gli esperti in materia si dedicano quotidianamente agli studi e alle ricerche necessarie per riuscire a scovare terapie valide in grado di risolvere questo problema.

Una scoperta interessante giunge dalla Scuola di Medicina dell’Università di Cardiff, in Inghilterra, dove alcuni ricercatori, guidati dai britannici Karl Swann e Tony Lai, hanno individuato una proteina capace di contrastare la sterilità maschile agendo direttamente sugli spermatozoi durante la fecondazione.

Lo studio, pubblicato su Fertility and Sterility, spiega la particolare funzione di questa proteina, detta PLC-zeta (PLCz), in grado di fornire agli spermatozoi l’energia necessaria per la fecondazione dell’ovulo. Secondo i ricercatori, la proteina entrerebbe in azione proprio nel momento del concepimento, durante il quale la PLCz fa sì che lo spermatozoo attivi l’ovulo e, quindi, inneschi il processo di sviluppo embrionale, dando così inizio alla gravidanza.

Il mancato funzionamento di questa proteina, secondo gli esperti, sarebbe probabilmente una delle cause dell’infertilità maschile: l’inattività della PCLz, infatti, fa sì che lo spermatozoo, pur arrivando a fecondare l’ovulo, non sia in grado di attivarlo durante il concepimento e che, quindi, non ci sia nessuno sviluppo embrionale.

La scoperta di questa proteina, dunque, rappresenta un’importante tassello da aggiungere all’interno del complesso puzzle che costituisce l’ambito della gravidanza e della sterilità non solo maschile, ma anche di coppia: secondo i ricercatori, infatti, grazie alla PCLz in futuro non solo si potrà attivare l’ovulo in maniera del tutto naturale in caso di sterilità maschile, ma probabilmente la proteina potrà essere di grande aiuto anche per l’attivazione di ovuli non fecondati, e quindi potrà essere utilizzata anche nell’ambito della fecondazione in vitro.

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