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26 ottobre 2012

Vendola all’UniSa per le primarie: Puntiamo sulla cultura e tiriamo fuori i giovani dalla palude

La solita Italia…oppure Vendola”. È solo uno dei tanti slogan in bella mostra sui manifesti che, questa mattina, tappezzavano letteralmente il campus di Fisciano.

Dopo Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, principali contendenti nella kermesse delle primarie di centrosinistra, Salerno ha finalmente accolto anche il leader di Sel, vero “terzo incomodo”.

Cornice del tutto particolare, quella scelta da Nichi vendola per lanciare la propria candidatura. Il governatore della Puglia è stato ospite della Facoltà di Scienze Politiche dell’Unisa ed ha parlato per circa un’ora ad un folto pubblico composto da studenti, professori, fans e semplici curiosi.

Numerose le tematiche toccate nel lungo monologo, apertosi con una precisazione sul recente processo per abuso d’ufficio; ai sostenitori che gli chiedevano di non mollare, il governatore ha risposto così: “Dovessero condannarmi, preferirei difendermi da cittadino comune, senza gettar fango sulle istituzioni”.

Inevitabile parlare di lavoro, anche perché nel frattempo era in atto il terzo giorno consecutivo di mobilitazione per la Comunità Irno-Monti Picentini sulla faccenda degli stipendi non pagati.

In apertura, uno degli operatori era intervenuto per ribadire la gravità della situazione: “Questa è la culla della cultura, provate almeno voi a capirci. Una protesta civile ci sembra il minimo”. Amaro il commento di Vendola: “Inaccettabile che siano costretti ad occupare le strade per dar voce ai loro problemi”.

Sul tema lavoro, il Vendola-pensiero non conosce mezze misure: “Uno strumento per dare serenità che deve tornare ad essere il centro del mondo, riprendendosi il posto usurpato dalla finanza”. Quanto alle politiche di austerity, “vanno superate, poiché sono all’origine della crisi. Oltre allo spread economico, ne esiste anche uno sociale. Ad andarci di mezzo è questa generazione, cui è stato letteralmente espropriato il futuro lasciandola impantanata in una palude senza via di scampo”.

Ma una rivoluzione nel mercato del lavoro non può prescindere da una rivoluzione culturale. E la parola cultura, insieme agli altri tre cavalli di battaglia del suo programma (libertà, modernità, bellezza), è tra le più gettonate nel vocabolario di Vendola.

Bisogna portarla all’interno degli apparati che generano ricchezza – ha detto – , ma prima si rende necessario investire in formazione e ricerca”. È stata peraltro l’occasione giusta per rimarcare la vecchia polemica con l’ex ministro Tremonti, quando quest’ultimo affermò che “con la cultura non si mangia”.

E tuttavia, non si può guardare avanti senza fare i conti con il passato più recente: “Il berlusconismo non è ancora morto. Ha stravolto il paesaggio civile e si è insinuato persino nella sinistra. Ha contribuito a coniare un nuovo linguaggio che si è diffuso tramite le reti televisive. E la bonifica del linguaggio è un dovere cui la politica non può sottrarsi”. A cominciare, magari, dall’accantonamento di quello che definisce “un maschilismo tracotante. Non c’è quota rosa che tenga, ci vuole la parità di genere”.

Tra gli investimenti per il futuro, la proposta vendoliana è di puntare con decisione sul rilancio del patrimonio artistico (“vergognoso che l’intera rete museale italiana sia finanziata quanto il Louvre”), piuttosto che sulle grandi opere (“la Tav non è così indispensabile, piuttosto mettiamo in campo una vera politica di manutenzione del territorio”), senza trascurare la necessità di un rapido disarmo (“secondo l’articolo 11 scritto dai padri costituenti, il nostro paese dovrebbe ripudiare la guerra”).

Altro tema caldo, la lotta alla mafia, e qui partono le bordate al governatore Formigoni e alla Lega Nord: “Non è corretto parlare di un nord vampirizzato dal sud. La mafia è un fenomeno della globalizzazione, che ha radici in alcuni territori ed il portafoglio in altri. Ma ciò che conta è che rappresenta il pianto e il dolore di innocenti che si trovano coinvolti nelle guerre tra clan.

Infine, le chiacchieratissime primarie. Come prevedibile, le frecciatine al Partito Democratico non si sono fatte attendere: “Non ha senso parlare di sfida a due tra Renzi e Bersani. Io personalmente voterei per Laura Puppato. In ogni caso è una corsa a cinque (il quinto è Bruno Tabacci, ndr), in cui occorre dare il giusto spazio alle proposte di tutti i candidati”.

Per il segretario di Sel, oltretutto, non si tratta di un semplice antipasto in attesa delle politiche di primavera: “È un appuntamento fondamentale, che servirà a delineare il quadro futuro di tutto il centrosinistra”.

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