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25 novembre 2012

Quale democrazia? Bertinotti incontra gli studenti dell’Università del Salento

Un paio di anni fa si è ritirato dalla scena politica italiana, lasciando un vuoto che ha il sapore acido di questa politica corrotta e ormai alienante. “Ho fatto il parlamentare tardi, forse anche un po’ male”.

È l’autocritica lucida e umile dell’onorevole Fausto Bertinotti, che il 22 e il 23 novembre ha incontrato gli studenti dell’Università del Salento, a Lecce, in seno al ciclo di seminari “La costituzione italiana tra crisi della democrazia e nuovi autoritarismi”, organizzati dal professore di diritto costituzionale Nicola Grasso e dal professore di diritto pubblico Michele Troisi.

Una lezione straordinaria, un inno a quei valori e quei principi che l’Italia negli ultimi anni ha smarrito per strada, percorrendo sempre più spesso una traiettoria dalle inclinazioni antidemocratiche. Bertinotti articola i suoi ragionamenti con lucidità e chiarezza. Tono pacato e coinciso, a tratti nostalgico. Una saggezza che trasuda le tante lotte degli anni da sindacalista, prima ancora che da politico.

Il primo giorno la discussione parte dalla lettura e comprensione di due articoli fondamentali della Costituzione Italiana, il 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

e l’11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Bertinotti precisa fin da subito la tesi secondo cui “questi due articoli fondamentali, che delineano il senso profondo della Repubblica, sono oggi sostanzialmente traditi”.

Descrivendo una breve storia della genesi dell’articolo 3 attraverso le letture di Lelio Basso, Aldo Moro e Giacomo Mancini, alcuni dei padri fondatori della Costituzione, l’onorevole commenta con amarezza: “Tutto oggi contraddice questo articolo. Quando i giovani sono costretti ad abbandonare gli studi, ad esempio. Viviamo in un’Italia che contraddice sostanzialmente l’articolo tre”. E se non c’è uguaglianza, allora non c’è democrazia. E ormai il solo voto non è sufficiente per difendere quella libertà di scelta che oggi viene mistificata in molti modi. Bertinotti ricorda che un governo non può agire in direzione anticostituzionale, sentendosi libero di esercitare un potere sovrano solo perché eletto dalla maggioranza. E rivendica il diritto all’eresia: “Io non ci sto. Non in nome di un principio anarchico, ma in nome della Costituzione”.

Anche per l’articolo 11 l’ex segretario del Prc propone una sintetica genesi per capire la provenienza di tanta nobile ideologia pacifista. Il termine ripudiare contiene in sé un’avversione etico morale, quindi irrevocabile data da quella che Giuseppe Dossetti definiva una “diffusa e concorde coscienza” di cosa sia stata la guerra. Anche questo articolo oggi viene più volte violato, alla luce di particolari interpretazioni, ingiustificate vista la chiarezza e trasparenza del testo in questione.

Bisognerebbe tornare a uomini di questo genere. Fare un bagno nell’intelligenza. Se ci sono stati uomini così ce ne saranno anche nel futuro”. Termina con questo accento ottimistico il discorso di Bertinotti che lascia spazio alle domande degli studenti. Cuore del dialogo l’istruzione italiana. “Malgrado le mobilitazioni, il paese è colpevole di distrazione nei confronti della scuola” spiega l’onorevole, parlando di una lotta ancora settoriale, incapace di inserire il dibattito sulla scuola nell’agenda del paese. “Bisogna scuotere in primo luogo la comunità intellettuale del paese”.

La globalizzazione capitalistica e i suoi istituti sono stati i temi discussi nella seconda giornata del seminario. Incredibile chiarezza nelle parole di Bertinotti che delinea il “quadro devastato” dello stato attuale della democrazia. Per spiegare la tesi secondo cui “tra il capitalismo finanziario e la democrazia c’è una sostanziale incompatibilità” l’ex segretario del Prc espone il passaggio avvenuto negli ultimi anni da un tipo di capitalismo definito “fordista taylorista keynesiano” a quello tutt’ora in auge, il capitalismo finanziario. Esamina alcuni passaggi fondamentali della recente storia d’Italia, dalla nascita del Welfare State e dei partiti di massa, dal ’68 alla fine dei “30 anni gloriosi” e la sconfitta dei lavoratori fino all’avvento della globalizzazione, che è in realtà “la nascita di un nuovo tipo di capitalismo”. Bertinotti parla di una “rivoluzione capitalistica restauratrice”, che se da una parte produce modernizzazione dall’altra è la responsabile di un regresso di civiltà. Da qui il passo verso la messa in discussione della democrazia è brevissimo. “Abbattere il capitalismo non è all’ordine del giorno” rivela un comunista al passo coi tempi “ma bisogna proporre un nuovo modello economico-sociale, un nuovo modello di sviluppo”.

Ultimo tema critico la libertà di informazione, in un paese che ha subito gradualmente un tragico impoverimento della diffusione di notizie e punti di vista differenziati necessari a creare un’opinione pubblica. “L’informazione vera è data da una dialettica, da un pluralismo piuttosto che dalla verità del singolo informatore che dipenderà sempre dagli occhiali che porta”.

Un’eccezionale lezione di democrazia quella di Bertinotti, che saluta gli studenti con un augurio: “Spero possiate entrare con dignità nel mondo del lavoro. Con dignità.”

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