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19 novembre 2012

Scoperta una Nuova Terra: Intervista al Dott. Calchi Novati

Di recente, un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da Mikko Tuomi dell’Università inglese dell’Hertfordshire, ha individuato un pianeta extragalattico potenzialmente abitabile. Secondo gli scienziati, il parallelismo tra HD 40307 g (questo è il suo nome in codice) e la Terra sarebbe a dir poco lampante

Nuova Terra

Nuova Terra

Seppur caratterizzata da una massa sette volte più grande di quella del nostro pianeta, questa Super-Terra ruoterebbe attorno ad una Stella molto simile al nostro Sole e sarebbe parte intrinseca di un sistema caratterizzato dalla presenza di altri cinque pianeti.

Stando alle prime analisi condotte dal team, tra l’altro, il pianeta potrebbe disporre anche di un’atmosfera stabile e di un’alternanza tra giorno e notte.

Il condizionale è d’obbligo, perché i ricercatori stanno effettuando le ultime verifiche idonee a confermare l’incredibile scoperta. Ad ogni modo, gli studiosi sono riusciti a rilevarne l’esistenza attraverso l’impiego di un software in grado di elaborare i segnali delle alterazioni concitate nella sua stella dal moto orbitale degli altri pianeti. Secondo i ricercatori, il pianeta HD 40307g potrebbe avere un clima simile a quello terrestre perché si troverebbe ad una distanza tale dalla sua stella da poter essere edulcorato da giacimenti di acqua alla stato liquido. La scoperta, ovviamente, ha generato entusiasmo non solo fra gli adepti della comunità scientifica internazionale, ma anche fra gli astrofili di tutto il mondo.

 Al fin di comprendere al meglio i dettagli dell’importante scoperta, abbiamo deciso di intervistare il Dott. Sebastiano Calchi Novati, astrofisico e ricercatore dell’Università degli Studi di Salerno.

Dott. Novati, cosa ne pensa di questa scoperta di una nuova terra

“E’ un risultato importante, da accogliere con il dovuto interesse e scetticismo. Gli autori di questo lavoro hanno analizzato dati esistenti e concludono, con molti “se” e condizionali, che  il sistema planetario studiato potrebbe ospitare un pianeta “potenzialmente abitabile” (e va ricordato che questo è uno dei primi sistemi conosciuti ad avere questa caratteristica). Con questo s’intende un pianeta posto a una distanza dal suo “sole”, nel caso del lavoro di Mikko Tuomi e collaboratori una stella leggermente più fredda del Sole relativamente vicina al nostro Sistema Solare, tale da consentire la presenza di acqua allo stato liquido sulla sua superficie, fondamentale per lo sviluppo della vita come la conosciamo. Al di là di questo lavoro, va ricordato che  lo studio e la ricerca di sistemi planetari oltre il Sistema Solare è un campo di ricerca molto attivo a cominciare dalla scoperta, quasi 20 anni fa, del primo pianeta extrasolare. La nostra conoscenza, tuttavia, è influenzata dai limiti degli strumenti osservativi. A oggi sono stati osservati diverse centinaia di pianeti extra-solari, la maggior parte dei quali sono giganti gassosi in orbite molto strette attorno alla loro stella, semplicemente perché sono i più semplici da osservare!”.

Nel 2009 Lei è stato uno dei protagonisti di un’importantissima scoperta scientifica. La scoperta, accolta di buon grado persino dalla prestigiosa rivista britannica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, riguardava la possibile individuazione del primo pianeta situato al di fuori della nostra galassia. Che ricordi ha di questa sensazionale scoperta?

“In modo preliminare va ricordato che la grandezza principale che ci guida nel classificare gli oggetti astrofisici (come stelle e pianeti) è la massa. Sono “stelle” i sistemi auto-gravitanti con massa superiore a circa un decimo della massa solare, un limite oltre il quale possono innescare le reazioni nucleari. Al di sotto di questo limite incontriamo prima le “nane brune”, con massa minima di circa un centesimo di quella solare. Ancora al di sotto di questo limite, i “pianeti” in senso proprio. In questo lavoro del 2009 svolto in collaborazione, tra gli altri, con colleghi dell’Università del Salento diretti dal Prof. G. Ingrosso, abbiamo descritto possibili strategie osservative per l’osservazione di pianeti extra-solari nella galassia di Andromeda, M31. L’osservazione che ha fatto da detonatore alla vasta eco di questo lavoro anche nella pubblicistica non strettamente specialistica è stata che un sistema planetario, di tipo osservabile secondo lo schema delineato nel nostro lavoro, poteva, in effetti, già essere stato osservato! In un lavoro precedente, del 2004 (di cui tra l’altro ero tra gli autori), avevamo infatti mostrato che un segnale osservato con il metodo detto del “microlensing” era interpretabile con un sistema binario in cui uno dei componenti aveva massa inferiore a quella solare”.

A quali progetti sta lavorando adesso?

“Una delle linee di ricerca principale in cui sono tuttora coinvolto è legata alla ricerca dei pianeti extra-solari. Insieme ai colleghi del Dipartimento di Fisica dell’Università di Salerno, in particolare il dr. V. Bozza, partecipiamo alle campagne osservative, in direzione del centro della nostra Galassia, per l’osservazione e la caratterizzazione di pianeti extra-solari con il metodo del microlensing (e in questa campagna utilizziamo anche il telescopio nell’osservatorio che abbiamo installato sul tetto del nostro Dipartimento). Questo metodo si caratterizza in particolare per la possibilità, a differenza degli altri metodi attualmente in uso in questo campo di ricerca, di osservare pianeti a grande distanza dal Sole, al limite anche in altre galassie. Tornando al tema iniziale, sono adesso impegnato anche in un progetto con il telescopio binoculare LBT proprio per l’osservazione di pianeti extra-solari nella galassia di Andromeda”.

Cosa ne pensa delle centrali nucleari?

Sono un’ottima cosa, a patto di costruirle altrove. Oppure in Svizzera”.

 Margherita Hack, astrofisica di fama ed autrice del libro “Libera Scienza in Libero Stato”, sostiene che fra 5 miliardi di anni il Sole diventerà una gigante rossa e lambirà l’orbita della Terra. Dunque, sarà questa la vera fine del mondo?

“L’evoluzione del Sole nella fase di gigante rossa, che non è un’opinione, segnerà evidentemente la fine della possibilità per la Terra di ospitare la vita come la conosciamo. Tornando a quanto discusso in precedenza, in quella fase dell’evoluzione del Sole la Terra non si troverà più nella “zona abitabile”. Ragionando su tempi di scala storici, 5 miliardi di anni rendono il ragionamento forse troppo speculativo. Più interessante mi sembra la domanda dell’evoluzione della Terra in questo tempo, che è lungo su scala geologica. A questa domanda purtroppo non so rispondere”.

Ad ogni modo, seppur foriera di entusiasmi, questa scoperta deve essere accolta ed interpretata con doverosa cautela. L’opinione espressa dal Dott. Novati, infatti, evidenzia in modo impeccabile i limiti e le incertezze dei risultati dello studio internazionale, ponendo l’accento sui molti “se” adoperati dagli scienziati. In effetti, dalle dichiarazioni rese dai membri del Team si evince un’inequivocabile prudenza, resa ancor più palese, tra l’altro, dall’uso repentino del condizionale. I ricercatori, infatti, sono stati i primi a smorzare i toni della notizia ed a riportare l’umanità con i piedi per terra.

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