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23 novembre 2012

Vita da ricercatore, Intervista al Dott. Raffaele Marrone

Si susseguono inesorabilmente sulle pagine dei giornali le dichiarazioni sullo stato della Ricerca in Italia. Pur avendo tra le mani (e sullo schermo) centinaia di articoli, è raro trovare qualcosa di positivo nelle dichiarazioni rilasciate dai professionisti di settore.

I tagli sono sempre più frequenti, i ricercatori italiani sempre meno, la volontà di scappare all’estero è il malinconico leitmotiv che accompagna la ormai tristemente famosa “fuga di cervelli” che contraddistingue il nostro paese. Il tutto ovviamente mentre la classe politica si sofferma sulle diverse sfaccettature del termine “choosy“.Eppure, c’è chi sceglie di restare. C’è chi, pur avendo provato un’esperienza all’estero (spesso grazie al dottorato), sceglie di provare a contribuire alla causa della Ricerca in Italia lavorando quotidianamente, senza grandi stipendi, senza tener d’occhio costantemente il calendario per rifugiarsi nelle festività per scappare dal proprio incarico ma anzi investendo la quasi totalità del proprio tempo sui libri o in laboratorio, cercando costantemente un miglioramento sia personale che del proprio progetto.

È il caso di Raffaele Marrone, Cultore della materia in Igiene e Tecnologia, Dottore di ricerca in Produzione e Sanità degli Alimenti e Specialista in Ispezione degli Alimenti di Origine Animale che lavora presso il Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione Alimenti (DISCIZIA) della Facoltà di Veterinaria di Napoli. Una profonda consapevolezza delle difficoltà che ha incontrato e dovrà incontrare sul suo cammino ma pure la convinzione e, ancora più importante, la passione  per il proprio lavoro: motivi sufficienti per restare.

Caro Raffaele, puoi raccontarci come è iniziata la tua esperienza da Ricercatore e come mai hai deciso di restare nel mondo universitario dopo la Laurea?

Bisogna fare attenzione soprattutto in Italia dove le gerarchie sono rigide, io per ora sono solo un  assegnista di ricerca e spero di continuare la mia carriera. Per me l’Università è stata e sarà sempre la madre di tutto, farci parte è il mio sogno. Ho sempre contestato i colleghi che una volta laureati “fuggono” dall’Ateneo perché credo che anche un sottile filo di congiunzione con professori e ricercatori della tua professione sia importantissimo. Le situazioni strutturali e organizzative degli atenei in molti casi sono emergenziali ma le professionalità accademiche spesso superano questi aspetti e rappresentano un valore aggiunto prezioso anche per chi si affaccia alla libera professione.

In cosa consiste praticamente il tuo progetto di ricerca?

Sono un medico veterinario specialista in Ispezione degli alimenti di origine animale e lavoro nel laboratorio di chimica degli alimenti della sezione di Ispezione della Facoltà di Veterinaria di Napoli. Il ruolo del veterinario nell’ambito della sicurezza alimentare è sempre stato centrale e finalmente in parecchi incominciano a comprendere che la nostra professione non si limita solo all’attività ambulatoriale e alla clinica dei piccoli animali. In laboratorio valutiamo le filiere agroalimentari con particolare riferimento a studi di conservabilità degli alimenti, ricerca di inquinanti e contaminanti ambientali, valorizzazione delle filiere cosiddette “fragili” e oggi siamo particolarmente impegnati nello studio degli allergeni ed intolleranti alimentari visto l’aumento consistente negli ultimi anni di soggetti sensibili. Personalmente in questi sette anni di attività di ricerca ho approfondito tematiche riguardanti soprattutto il controllo della filiera dei prodotti della pesca con studi gascromatografici sulla caratterizzazione ed evoluzione del profilo acidico della matrice lipidica di varie specie ittiche cercando di dare un giusto valore nutrizionale anche a specie dette “minori”. In più nell’ambito dell’emergenza alimentare “parassitosi ittiche” in collaborazione con altri Atenei stiamo cercando di studiare la contaminazione da parassiti del genere Anisakis spp nei teleostei negli areali di pesca prospicienti il golfo di Napoli e Salerno.  

Pensi che il sistema accademico assista e valorizzi adeguatamente il lavoro dei ricercatori?

Rispondere negativamente a questa domanda rappresenta il modo più semplice e veloce per piangersi addosso in perfetto “Italian style”. Ben conscio delle difficoltà e delle inadempienze sia nell’assistere che nel valorizzare la ricerca nel nostro paese soprattutto da parte degli organi centrali di governo, vorrei lanciare però un piccolo segnale positivo. Credo che lavorando giorno dopo giorno in attività che rappresentano la tua passione ci si possa valorizzare ed assistere in buona parte anche da soli. Il lavoro del ricercatore è una missione ed insegnare alla future classi dirigenti e contribuire in minima parte alla letteratura scientifica nazionale e mondiale credo siano già di per se motivi validi per impegnarsi.

Quali sono le prospettive future per chi, come te, ha intrapreso questo percorso?

Oggi con l’istituzione dei nuovi dipartimenti assistiamo ad un profondo rinnovamento organizzativo delle Università e spero possa esserci anche un cambiamento di mentalità. Secondo me la rotta giusta è quella che porta a ridurre il più possibile il gap che ci divide dagli altri Paesi Europei sia in termini recettivi e strutturali che di reclutamento di forze nuove. La fattività e la meritocrazia sono  alla base di questa rivoluzione e spero possa attecchire in tutti gli Atenei d’Italia. Grazie al dottorato di ricerca ho compiuto uno stage di sei mesi presso il Campus di Veterinaria dellUniversità di Santiago De Compostela in Spagna e ho avuto modo di vedere come ci si possa organizzare per dare una risposta di alto livello ai futuri medici veterinari. Le prospettive lavorative ed economiche per chi come me ha intrapreso questo iter lavorativo, sospeso come sono tra il precariato ed un salario non tranquillizzante, non sono certamente rosee soprattutto in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo ma credo che a volte in determinati periodi della propria vita i bisogni possano essere meno importanti dei sogni.   

Che consiglio ti senti di dare a chi vuole intraprendere il tuo iter?

Intraprendere la carriera universitaria e lavorare in un laboratorio di ricerca significa sacrificarsi ed impegnarsi giorno dopo giorno spesso senza guardare orologi e festività. Purtroppo il mio percorso è ancora lungo e tortuoso ma la volontà e la determinazione sono ancora intatte a dispetto di tutte le innumerevoli difficoltà incontrate in questi anni. Alla luce di questo un piccolo consiglio che posso dare è avvicinarsi a questo mondo soltanto se realmente motivati, sono convinto che la passione e la costanza alla lunga possano ripagare tutti gli sforzi. In bocca al lupo.   

Ne deriva che la situazione in cui versa la ricerca italiana è sicuramente precaria ed instabile ma, nonostante ciò, essa riesce ancora a creare delle eccellenze. Difficile capire come è possibile, differentemente da altri paesi, non contribuire nel modo più appropriato ad uno dei settori che potrebbero maggiormente portare ad una ricchezza culturale, scientifica ed economica che tanto servirebbe contro la temutissima crisi. Possiamo solo auspicare una crescita, consapevoli del fatto che la fiducia data ai ricercatori italiani, indipendentemente dalle difficoltà, non viene mai tradita.

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