INAF e Mondo Universitario: Intervista all’Astronomo Antonuccio

Redazione Controcampus 10 Dicembre 2012

In Italia esistono ben diciannove Osservatori Astronomici ed Astrofisici.

Questi Enti Pubblici di Ricerca rappresentano le più antiche istituzioni scientifiche italiane, istituite per la maggior parte nel lontano ‘700. Edulcorate da un retaggio storico e patrimoniale a dir poco emblematico, queste strutture alternano al grande valore artistico, un’intensa vivacità culturale. Al loro interno, infatti, vi sono biblioteche, archivi, documenti e strumentazioni scientifiche altamente pregiate.

Gli Osservatori Astronomici ed Astrofisici, dunque, sono un patrimonio d’inestimabile valore. L’Istituto Nazionale di Astrofisica  (INAF) è il principale Ente Pubblico di Ricerca italiano per l’astronomia e l’astrofisica. Le biblioteche storiche INAF contengono circa 125.000 volumi di fisica e astronomia, inclusi una ventina di testi risalenti al XV secolo, tra i primi stampati col metodo Gutenberg. Ogni anno, i suoi ricercatori firmano più di 3.000 pubblicazioni scientifiche. L’obiettivo nevralgico dell’Istituto è la promozione e realizzazione di attività di ricerca scientifica nei campi dell’Astronomia e dell’Astrofisica. L’INAF collabora in maniera catartica con le Università italiane. Al fin di comprendere al meglio le funzioni dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ed al contempo di evidenziarne i rapporti con il mondo universitario abbiamo deciso di intervistare il Dott. Vincenzo Antonuccio, astronomo INAF e ricercatore dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.

Quali sono le principali attività dell’INAF? In che modo l’Osservatorio Astrofisico di Catania promuove e supporta le attività di ricerca e didattica universitarie?

“Sono un astronomo dell’INAF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, il mio laboratorio è l’Osservatorio Astrofisico di Catania. L’INAF è un ente di ricerca, e i suoi rapporti con l’Università sono simili a quelli che l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) ha con la stessa. Simili – non identici: l’INAF è molto più recente dell’INFN ed ha anche una struttura diversa. Di fatto, INAF e Università collaborano strettamente nel campo della ricerca astrofisica. A Catania, per esempio, astronomi dell’INAF e dell’Università collaborano strettamente e condividono gli stessi spazi: L’Osservatorio è ospitato in un edificio di proprietà dell’Università, parte del Dipartimento di Fisica e Astronomia. Fino a poco tempo fa, la principale differenza tra astronomi universitari e dell’INAF era che i secondi non avevano obblighi didattici, ma il recente decreto ministeriale del 27 novembre ha, di fatto, abbattuto questa differenza, creando le premesse per una maggiore integrazione tra ricerca e insegnamento. A Catania in particolare molti studenti iscritti alle facoltà scientifiche scelgono ricercatori dell’INAF come tutors per i lavori di ricerca, come succede in molti altre sedi universitarie”.

Qual è il nucleo nevralgico del progetto “Cosmology and Computational Astrophysics”?“COSMOCT è stato un progetto “Transfer of knowledge” (TOK) approvato e finanziato dalla EC, nell’ambito del Sesto Programma Quadro. Il progetto è durato quattro anni; si è concluso nel 2008. L’obiettivo era innovativo: creare un gruppo di Cosmologia e Astrofisica Extragalattica nel Meridione, più specificamente in un laboratorio di ricerca astrofisica in Sicilia. Può sembrare strano, ma in questi settori di punta della ricerca astrofisica non erano ancora state investite risorse, a sud di Napoli. Una delle novità più indicative di COSMOCT è stata la sinergia creata con esperti di Calcolo ad alte prestazioni e visualizzazione scientifica: astrofisici e ingegneri del software hanno lavorato in stretta interazione per sviluppare ed applicare tecniche avanzate di visualizzazione a problemi quali le simulazioni cosmologiche ed il lensing gravitazionale.

L’astrofisico non può riprodurre in laboratorio i fenomeni che studia, ma sempre più spesso utilizza le simulazioni numeriche come esperimenti, cercando di riprodurre le osservazioni fatte lungo quasi tutto l’arco dello spettro, dalle lunghezze d’onda radio ai raggi cosmici. La visualizzazione scientifica, operata con tecniche di virtual reality (che spesso vengono successivamente applicate a prodotti commerciali) permette di gettare un ponte tra la modellizzazione teorica e le osservazioni. Di fatto, grazie a queste tecniche, le simulazioni sui grandi supercomputers vengono oggi visualizzate come se fossero osservazioni astronomiche vere e proprie.

COSMOCT  è stato giudicato molto positivamente dalla EC, al termine di una attenta valutazione dei risultati che abbiamo ottenuti. Per noi che ci abbiamo creduto, è stata un’esperienza molto esaltante, che ci ha permesso di iniziare delle collaborazioni internazionali che si sono poi estese rafforzate. Il solo rammarico che ho è che queste ultime sono rimaste collaborazioni individuali, ma non riesco a vedere in questo un punto di debolezza di COSMOCT, che anzi ha organizzato ben tre congressi in Italia (tutti e tre in Sicilia) durante la sua durata, per offrire alla comunità scientifica nazionale l’opportunità di condividere anche nella ricerca l’esperienza di COSMOCT”.

Lei, invece, a quali progetti sta lavorando ora?

“Mi interessa molto l’evoluzione delle galassie, ed in particolare il problema della co-evoluzione della formazione stellare su scala galattica e dei Buchi Neri supermassicci che si trovano al loro centro. Non sappiamo ancora molto su come si siano formati questi Buchi Neri, e abbiamo forti indicazioni osservative che questi oggetti così inusitatamente massicci (hanno masse comprese tra 1 milione e alcuni miliardi di masse solari) possano riuscire ad inibire la formazione stellare nelle galassie che li ospitano. Non abbiamo ancora prove osservative certe di questo, e perciò le simulazioni numeriche che compio assieme a colleghi in USA, Francia e Germania sono viste come uno strumento unico per verificare quantitativamente queste ipotesi.

Eseguo anche molte simulazioni numeriche dell’origine delle galassie, per cercare di capire come sia possibile che le stesse possano essere così antiche. Nelle ultime settimane il telescopio spaziale Hubble ha scoperto galassie che si sono formate solo 450 milioni di anni dopo il “Big Bang”. Tutti i meccanismi di formazione stellare che conosciamo sono messi in grande difficoltà da queste osservazioni: com’è possibile formare così tante stelle in un intervallo di tempo così ristretto? E’ possibile che i Buchi Neri di cui parlavo poco sopra siano riusciti a promuovere (anziché inibire) la formazione stellare? Sono tutte domande aperte, che dimostrano come l’Astrofisica extragalattica e la Cosmologia continuino ad essere due campi dove si continuano a fare scoperte.

Quando ero un giovane post doc, dopo il PhD alla SISSA nel ’92, ero un po’ perplesso. Allora sembrava che sapessimo quasi tutto sull’Universo, che non ci fossero più scoperte significative da fare. Pensavo addirittura che avrei fatto meglio a studiare Ingegneria Molecolare o Biochimica, che anche allora venivano proposte come le vere, nuove frontiere della ricerca internazionale.

Invece da allora strumenti come il telescopio spaziale Hubble, il Very Large Telescope in Cile, e lo sviluppo delle tecnologie di Calcolo ad alte prestazioni, ci hanno messo di fronte a scoperte significative con una cadenza quasi bimestrale, e questo trend non sembra ancora aver fine! Continuo a pensare di essere fortunato di vivere in un’epoca nella quale si continuano a fare delle scoperte”.

Le è mai capitato di osservare oggetti volanti non identificati? Ad ogni modo, qual è la sua opinione in merito?

“Non mi e’ capitato personalmente, ma ho conosciuto un collega astrofisico ed un pilota civile che separatamente mi hanno detto di aver avuto esperienze del genere. Ambedue hanno seguito le procedure ufficiali per segnalare questi eventi, ed in ambedue i casi  hanno ricevuto plausibili spiegazioni sulla natura dei fenomeni visivi che avevano sperimentati. Personalmente, credo che nella stragrande maggioranza dei casi si tratti di fenomeni naturali, spesso connessi a peculiarità locali del campo magnetico terrestre, come si rilevano vicino a regioni geofisicamente attive: i  vulcani, per esempio”.

Cosa ne pensa del Sistema Universitario Italiano? Ci parli della sua esperienza personale.

“Sarò sintetico. Non mi piace il 3+2 unito alla moltiplicazione e frammentazione dei corsi. Non so se il primo è la causa del secondo, anche se tenderei a dire che è così, ma sono convinto che l’eccessiva frammentazione abbia impoverito la qualità della formazione. Secondo me il solo aspetto positivo del 3+2 è la possibilità per gli studenti di scegliere dove studiare, a livello europeo, tramite il sistema dei crediti. Mi auguro che questo induca una sana competizione (sempre a livello europeo) anche tra gli Atenei italiani: anche se lentamente, mi sembra che questa competizione cominci a svilupparsi, nonostante la drastica e assai poco giustificabile riduzione di risorse da parte di tutti (ahinoi!) i governi che si sono avvicendati sinora.

La mia personale esperienza non è molto significativa, perché i pochi corsi che ho tenuto sono stati presso scuole “di eccellenza”, come la Scuola Superiore di Catania ed alcune università tedesche. I miei pochissimi allievi sono tutti diventati o ricercatori o sono attualmente allievi di scuole di dottorato all’estero, quindi non ho una conoscenza diretta e recente della formazione dottorale in Italia”.

L’INAF e l’Osservatorio Astrofisico di Catania, quindi, collaborano in maniera intensa con il mondo universitario. In tal modo, gli studenti hanno la possibilità di consultare manuali di grande importanza, utilizzare strumenti tecnologici e, al contempo, di fruire delle conoscenze di astronomi professionisti. L’opinione espressa dal Dott. Antonuccio ha la virtù di evidenziare l’esistenza di un catartico connubio culturale tra Istituto Nazionale di Astrofisica e mondo universitario.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto