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23 dicembre 2012

La Vecchia: buona salute e ospedali in calo: intervista al prof.

Prof. Carlo La Vecchia
Prof. Carlo La Vecchia

Prof. Carlo La Vecchia

La relazione annuale sullo stato di salute della popolazione italiana ha fornito dati statistici tutt’altro che nefasti: intervista al Prof. Carlo La Vecchia.

Dal 2009, infatti, l’Istat ha avuto modo di constatare una lieve, seppur palpabile, evoluzione.

Secondo gli esperti, i cittadini in buona salute sarebbero in aumento. Nel 2011, ad esempio, almeno il 71,1% degli abitanti italiani è risultato in buona salute, a dispetto del 70,6% relativo al 2010 ed al 69,3% del 2009. Si tratta, senza ombra di dubbio, di statistiche piuttosto confortanti, che hanno il pregio di evidenziare l’efficienza e la funzionalità del sistema sanitario italiano.

Ad ogni modo, l’Annuario Statistico 2011 dell’Istat ha anche il merito di constatare un altro importantissimo fattore: la riduzione numerica delle strutture sanitarie italiane. Nel 2008, infatti, l’assistenza sanitaria distrettuale era caratterizzata dalla presenza di 46.510 medici di base, 8 ogni 10.000 abitanti, in lieve calo rispetto ai 47.061 del 2004. Lo stesso discorso vale per le Asl, gli ambulatori e i laboratori pubblici e privati convenzionati.

Al di là di questi valori, però, gli esperti appaiono concordi nell’evidenziare un aumento dell’assistenza domiciliare. I pazienti assistiti presso la propria abitazione, infatti, sono aumentati: si va dai 414.000 del 2006, ai 494.000 del 2008, l’81% dei quali ha  più di 65 anni. Questi dati dimostrano che il lieve calo delle strutture sanitarie non sia del tutto infausto per la popolazione italiana.

La riduzione quantitativa dell’offerta sanitaria, dunque, sembra essere inversamente proporzionale all’evoluzione della percezione dello stato di salute della popolazione italiana. Nel 2011, infatti, il 71,1% degli italiani ha valutato positivamente il proprio stato di salute. Si tratta di una valutazione a dir poco sintomatica, che ricalca, in maniera lampante, l’efficienza “qualitativa” delle strutture sanitarie italiane. Ad incrementare il ritmo evolutivo della salute degli italiani, quindi, è la qualità dell’offerta sanitaria. Un’offerta che è edulcorata e caldeggiata dall’esistenza di ottimi professionisti e di strutture tecnologicamente avanzate, operanti nel territorio italiano. Si pensi all’Istituto Mario Negri, ad esempio.

Al fin di comprendere al meglio i dati, abbiamo contattato il Prof. Carlo La Vecchia, docente di Epidemiologia presso l’Università di Milano, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e Professore Straordinario dell’Università di Losanna e di Nashville.

Prof. La Vecchia, qual è la Sua opinione in merito ai dati dell’Annuario Statistico? La riduzione numerica dell’offerta sanitaria italiana può davvero essere inversamente proporzionale all’evoluzione della percezione dello stato di salute della popolazione?

“In passato, il numero dei medici è stato troppo alto. Per tale ragione, oggi, si assiste ad una riduzione delle Strutture Sanitarie ed, al contempo, del personale medico. Credo sia necessario chiudere i piccoli ospedali, specie se questi siano privi degli standard e delle strutture tecnologiche in grado di offrire un’assistenza adeguata. Condivido, pertanto, la campagna di razionalizzazione indetta dal Sistema Sanitario Italiano, il cui fine, del resto, va ricercato nel miglioramento della tutela della salute individuale e nel rafforzamento dell’imprinting e degli afflati tecnologici. Ad ogni modo, non penso ci sia una correlazione tra i due fenomeni. Ritengo che la diminuzione delle strutture sanitarie non possa essere foriera di un’evoluzione della percezione dello stato di salute della popolazione, semplicemente perché i due fenomeni non sono correlati. Ad ogni modo, in Italia l’offerta sanitaria va a ridursi ed i Medici e gli Ospedali devono investire le proprie risorse sul miglioramento della qualità sanitaria”.

Secondo il Prof. Carlo La Vecchia, dunque, non vi è alcuna correlazione tra i due fenomeni. Da un lato, il Sistema Sanitario risulta caratterizzato da un calo delle strutture ospedaliere e, dall’altro invece, è in atto una trasformazione benefica, basata sul miglioramento della qualità delle stesse. Al di là delle mutazioni sistemiche, però, non sembra possa esservi alcun nesso causale in grado di paventare un rapporto d’inversione proporzionale tra il calo degli ospedali e la buona salute degli italiani. Per il ricercatore milanese, quindi, si tratta di due fenomeni del tutto separati.

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