• Google+
  • Commenta
24 dicembre 2012

Qualità Ospedali Italiani secondo Istat e Agenas. Intervista al Prof. Carlo La Vecchia

Qualità Ospedali Italiani
Qualità Ospedali Italiani

Qualità Ospedali Italiani

L’Annuario Statistico 2011 dell’Istat ha avuto il merito di constatare due importantissimi fattori per riportare la qualità ospedali Italiani: la diminuzione delle strutture sanitarie e la percezione positiva dello stato di salute degli italiani.

Secondo la relazione, nel 2011, il 71,1% degli italiani ha valutato positivamente il proprio stato di salute. Si tratta di una valutazione a dir poco sintomatica, che ha il pregio di porre in risalto, in maniera lampante, l’efficienza qualitativa del Sistema Sanitario italiano.

L’Agenzia Nazionale Sanitaria ( Agenas), ha stilato una classifica sulla qualità ospedali Italiani e relativa ai migliori ospedali e strutture d’Italia. Una classifica che ha il pregio di illustrare ed evidenziare la qualità degli ospedali e dei servizi sanitari offerti dalle Regioni. Quella che segue è la classifica.

Qualità ospedali Lazio: Roma – Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, il più grande Policlinico Pediatrico del Centro-Sud. Ospedale Agostino Gemelli, Policlinico della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Istituto di Clinica Medica e Struttura Complessa di Cardiologia 2, Policlinico dell’Università di Roma “La Sapienza”.

Qualità ospedali Lombardia: Milano – Ospedale San Raffaele, composto dall’Istituto scientifico universitario San Raffaele e dal Dipartimento di Biotecnologie. Istituto Europeo di Oncologia, ideato e diretto da Umberto Veronesi. Istituto Nazionale per la Cura dei Tumori, con più di 14 mila pazienti nel 2007. Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”.   Monza – Cattedra di Medicina Interna, Ospedale S. Gerardo. Pavia –  Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica, Policlinico dell’Università di Pavia. Policlinico San Matteo, con finalità di ricerca biomedica e prestazioni di ricovero e cura di alta specialità.

Qualità ospedali Veneto: Padova – Azienda Ospedaliera di Padova che collabora con l’Università di Padova. Verona – Azienda Ospedaliera di Verona, centro sanitario di livello nazionale di alta specializzazione.

Qualità ospedali Liguria: Genova – Istituto Giannina Gaslini, Ospedale Pediatrico nato nel lontano 1931. Azienda Ospedaliera Universitaria, Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica.

Qualità ospedali Toscana: Pisa – Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedale Santa Chiara, centro di riferimento per la cura e diagnosi dell’Ipertensione Arteriosa. Istituto di Fisiologia Clinica. Siena – Azienda Ospedaliera Senese, Policlinico dell’Università di Siena. Firenze – Azienda ospedaliera Careggi, centro di riferimento dell’Università di Firenze.

Qualità ospedali Emilia Romagna: Bologna – Azienda Ospedaliera Sant’Orsola Malpighi, sede della Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna. Istituto Ortopedico Rizzoli, struttura ospedaliera e di ricerca altamente specializzata nell’ortopedia.

Qualità ospedali Puglia: Foggia – Casa sollievo della sofferenza, Ente Privato della Santa Sede che svolge attività assistenziali e ricerca clinica in genetica e malattie eredo-familari. Ospedale Teresa Masselli S. Severo.

Qualità ospedali Umbria: Perugia – Azienda Ospedaliera Universitaria, Dipartimento di Medicina Clinica, Unità di Medicina interna, Angiologia e Malattie da Arteriosclerosi. Ospedale di cura Madonna degli Angeli.

Qualità ospedali Marche: Ancona – Presidio Ospedaliero Lancisi (cura infarti). Ascoli Piceno – Ospedale Mazzone (trattamento infarti). Pesaro – Ospedale Riuniti Marche Nord.

Qualità ospedali Calabria: Reggio Calabria – Ospedali Riuniti CNR, Epidemiologia Clinica e Fisiopatologia delle malattie renali e dell’ipertensione arteriosa. Azienda Ospedaliera “Bianchi, Melacrino, Morelli”.  

Qualità ospedali Campania: Napoli – Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Federico II, Dipartimento assistenziale di clinica medica area funzionale di Medicina Interna, Ipertensione e Prevenzione Cardiovascolare. Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università Federico II.

Qualità ospedali Friuli: Udine – Policlinico Universitario, Dipartimento di Medicina Interna, Centro Ipertensione Arteriosa, Clinica Medica e Cattedra di Medicina Interna. Trieste – Ospedale Burlo Garofalo.

Qualità ospedali Trentino Alto Adige: Bolzano – Ospedale di Brunico, con ottimo reparto di Ortopedia e Traumatologia. Trento – Ospedale Santa Chiara di Trento, con ottimo reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale.

Qualità ospedali Valle D’Aosta: Aosta – Ospedale Regionale Umberto Parini. Ospedale Beauregard di Aosta, con struttura di andrologia.

Qualità ospedali Sicilia: Palermo – Dipartimento di Medicina Interna, Malattie Cardiovascolari e NefroUrologiche, Centro di Riferimento Regionale per l’Ipertensione Arteriosa e prevenzione Cardiovascolare. Casa di Cura Serena Srl di Palermo.

Qualità ospedali Sardegna: Cagliari – Policlinico Universitario di Cagliari. Ospedale San Giovanni di Dio.

Qualità ospedali Molise: Campobasso – Ospedale Cardarelli. Isernia: Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed.

Qualità ospedali Basilicata: Matera – Ospedale Madonna delle Grazie. Potenza – Centro di Riabilitazione Don Michele Gala, Fondazione Don Gnocchi.

Qualità ospedali Abruzzo: Chieti – Clinica Spatozzo, trattamento dello scompenso cardiaco congestizio. Presidio Ospedaliero S.S. Annunziata di Chieti. Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento, Università. Teramo: Ospedale Mazzini di Teramo.

Qualità ospedali Piemonte: Torino – San Giovanni Battista (Molinette). Novara – Ospedale Maggiore della Carità di Novara.

Ad incrementare il ritmo evolutivo della salute degli italiani, quindi, è la qualità dell’offerta sanitaria e non l’abbondanza degli ospedali. Si tratta di un’offerta edulcorata e caldeggiata dall’esistenza di ottimi professionisti e di strutture tecnologicamente avanzate, operanti nel territorio italiano. Si pensi all’Istituto Mario Negri, ad esempio.

La qualità ospedali italiani secondo l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”

L’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” è la prima fondazione italiana interamente dedicata alla ricerca biomedica. Nel 1960, anno della sua nascita, l’Istituto era caratterizzato dalla presenza di un gruppo di soli ventidue ricercatori. Oggi, invece, risulta edulcorato da ben quattro sedi e da 900 ricercatori al servizio degli ammalati. Al fin di comprenderne al meglio gli obiettivi e le attività, abbiamo deciso d’intervistare il Prof. Carlo La Vecchia, docente di Epidemiologia all’Università di Milano e Capo del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”.

Prof. La Vecchia, potrebbe renderci edotti sulle attività scientifiche e sugli obiettivi nevralgici dell’Istituto? “L’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri è una Fondazione che opera nel campo della ricerca biomedica. Il suo fine ultimo è di contribuire alla difesa della salute e della vita umana. Nel nostro gruppo di epidemiologi, da circa 30 anni dedichiamo gran parte delle nostre energie all’epidemiologia ed allo studio di molte malattie. L’Istituto, inoltre, contribuisce con diverse iniziative alla diffusione della cultura scientifica in campo biomedico, sia in senso generale, sia a specifico sostegno della pratica sanitaria, per un uso più razionale dei farmaci. I principali settori in cui l’Istituto si è impegnato sono: la lotta contro il cancro, le malattie nervose e mentali, le patologie circolatorie, le malattie renali e le malattie rare. In particolare, noi abbiamo svolto diverse ricerche sugli effetti tossici delle sostanze che inquinano l’ambiente e sui danni relativi al tabagismo ed all’uso di sostanze alcoliche.

L’uso del tabacco, in particolare, ha da sempre rappresentato uno dei principali fattori di rischio per la salute. Il rischio di contrarre patologie tumorali, in passato, era elevato soprattutto al nord, a causa dell’uso, più elevato rispetto al Sud, di tabacco ed alcool. Nel Sud Italia, invece, il consumo di sigarette e bevande alcoliche è stato minore almeno fino agli anni settanta. In Friuli, ad esempio, a cavallo tra gli anni ’50 e ’70, l’aumento delle patologie tumorali era una conseguenza logicamente prevedibile di un intenso consumo di queste sostanze. Un consumo che, poi, si è progressivamente ridotto fino a rientrare nella media nazionale e che, invece, è aumentato soprattutto al Sud, a partire dagli anni settanta. Oggi, infatti, se, da un lato, nell’Italia Settentrionale sono diminuiti i fumatori ed i consumatori di alcool, dall’altro, invece, si assiste ad un costante aumento dei tabagisti del Sud”.   

Quali sono i Suoi principali interessi scientifici?

“I principali argomenti d’interesse includono l’epidemiologia dei tumori e i rischi associati a dieta, tabacco, contraccettivi orali ed esposizione occupazionale ad ambientali ad agenti tossici, analisi degli andamenti temporali e della distribuzione geografica nella mortalità per tumori, malattie cardiovascolari, patologie perinatali e altre malattie rilevanti. Noi del Dipartimento di Epidemiologia, in particolare, siamo stati i primi a scoprire l’esistenza di un’associazione tra diabete e tumori del fegato e dell’intestino. Siamo stati tra i primi a studiare ed evidenziare la relazione tra tumore al collo dell’utero ed utilizzo dei contraccettivi orali, con una riduzione del rischio di tumore nelle donne anziane. In generale, grazie ai nostri dati ed alle nostre ricerche, siamo stati in grado di constatare anche i benefici della Dieta Mediterranea. In sostanza, i nostri studi hanno riguardato argomenti di notevole interesse per la salute pubblica. Si pensi agli studi sui danni concitati dal tabacco e dall’alcool, ma anche alle importanti ricerche sulla dieta e sull’obesità. I nostri dati rivelano che il fumo, anche se in calo, è sempre il principale fattore di rischio per la salute degli italiani, perché in grado di causare l’insorgere di diverse malattie gravi e decessi”.  

Lei è un esperto internazionale di Epidemiologia. E’ Professore Straordinario di Epidemiologia presso l’Università di Losanna e di Nashville. Ha avuto l’onore di insegnare anche presso la suggestiva Harvard School of Public Health. Quali sono i principali traguardi raggiunti e le ultime frontiere dell’Epidemiologia?

“Credo che il principale traguardo raggiunto dall’epidemiologia consista nell’aver individuato e quantificato i principali rischi correlati alle patologie tumorali ed alle altre malattie associate all’utilizzo di tabacco. Al di là del tumore polmonare, infatti, l’epidemiologia ha avuto il merito di evidenziare l’esistenza di un legame tra tabagismo ed oltre quaranta ulteriori patologie. L’epidemiologia, tra l’altro, ha offerto un valido contributo anche in merito agli studi sull’obesità ed ai benefici della dieta mediterranea. Infine, gli studi epidemiologici hanno avuto il pregio di porre in risalto la tossicità di alcuni agenti, come l’amianto ed il benzene, sensibilizzando l’opinione pubblica sui rischi per la salute dei lavoratori e contribuendo, di fatto, ad un miglioramento dell’igiene ambientale.

Le ultime frontiere dell’epidemiologia albergano nella riduzione dei rischi relativi all’uso di sostanze cancerogene, impiegate soprattutto in alcuni ambienti lavorativi, ed, al contempo, nello studio delle interazioni tra fattori ambientali e biologici al fine di riuscire ad individuare nuove e valide forme di prevenzione e di cura. In particolare, per ciò che concerne i vaccini antitumorali, sebbene questa sfida possa apparire non del tutto realistica, non bisogna dimenticare che il vaccino anti-epatite b non è altro che la prima forma di vaccino antitumorale con diffusione a livello globale. Pertanto, bisogna essere ottimisti”.   

E’ autore o coautore di ben 1.750 pubblicazioni scientifiche che hanno ricevuto oltre 42.000 citazioni. Potrebbe parlarci della distribuzione geografica nella mortalità per tumori? L’Italia com’è messa?

“In passato, la mortalità per tumori era più alta al Nord, principalmente perché al Sud si fumava di meno. Fino agli anni settanta, infatti, nel sud Italia, le sigarette costavano molto e, pertanto, al diminuito consumo di tabacco corrispondeva una minore incidenza tumorale. Ad ogni modo, oggi, la situazione è cambiata. Nell’Italia Meridionale, infatti, il consumo di tabacco è maggiore rispetto al Nord. Al di là di questo, però, la mortalità per tumori risulta distribuita in maniera piuttosto omogenea. Un’omogeneità, quella tra Nord e Sud, che va spiegata anche alla luce della costante ramificazione della dieta mediterranea. Globalmente, dunque, l’Italia è uno dei Paesi in cui si vive più a lungo. Gli altri Paesi con popolazione più longeva sono il Giappone e la Svezia”. 

 Che cosa ne pensa del Sistema Universitario Italiano e del Precariato?

“Il sistema universitario italiano, purtroppo, non è stato basato su di una corretta valutazione dei meriti. Da un punto di vista storico, l’accesso e la selezione dei docenti erano e, per certi versi, sono ancora oggi, sorretti da una struttura non meritocratica. L’aver instaurato dei meccanismi di selezione basati su logiche valutative d’impronta soggettiva, del resto, ha contribuito ad offuscare ed obnubilare i principi del merito e dei valori oggettivi degli individui. La speranza, ovviamente, è che tale situazione possa mutare e che il Sistema Universitario, quindi, possa epurarsi giovarsi dei miglioramenti necessari. Ad ogni modo, se tali innovazioni non fossero apportate, il Sistema sarebbe destinato a restare farraginoso. Pertanto, l’unica via d’uscita è rappresentata dal miglioramento della valutazione e selezione dei docenti. Per quel che concerne il precariato, invece, bisogna dire che si tratta di un fenomeno presente in tutto il mondo. In Italia, inoltre, l’accesso al mondo della ricerca è più complesso, poiché molto limitati sono gli investimenti in ricerca, e di conseguenza pochi i ricercatori”.

L’opinione espressa dal Prof. La Vecchia ha il merito di porre in risalto, in modo epesegetico, da un lato, l’importanza della ricerca e degli studi epidemiologici, dall’altro, la necessità e l’utilità di strutture sanitarie che siano in grado di tutelare e migliorare le condizioni di salute dei pazienti. La ricerca scientifica va premiata e finanziata; perché un Paese senza ricerca è un Paese senza futuro.

Google+
© Riproduzione Riservata