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31 dicembre 2012

Virtual telescope da Gianluca Masi a Bellatrix del Planetario di Roma

Virtual telescope da Gianluca Masi
Virtual telescope da Gianluca Masi

Virtual telescope da Gianluca Masi

L’astronomia a portata di click: virtual telescope da Gianluca Masi a Bellatrix del Planetario di Roma

Gianluca Masi è un astronomo di fama internazionale. Un astronomo che ha iniziato ad osservare la volta celeste quando aveva appena otto anni.

Astrofisico, divulgatore, astrofilo, curatore scientifico del Planetario di Roma e direttore dell’Osservatorio Astronomico Bellatrix, Masi è autore di numerose scoperte ed attività scientifiche, animate ed edulcorate da un unico comune denominatore: un talento innato. Affascinati ed incuriositi dalla sua verve scientifica e desiderosi di carpire l’essenza dell’astronomia, abbiamo deciso di intervistarlo.

L’astronomia secondo Gianluca Masi

Tra il 1998 e il 2003, il Minor Planet Center Le ha accreditato la scoperta di ben 23 asteroidi.

E’ curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del progetto Virtual Telescope. Nel 1999 Le è stato dedicato persino un asteroide: 21795 Masi. Dott. Masi, come è nata la Sua passione per l’Astronomia?

“La mia passione per l’astronomia risale all’infanzia. Un incontro fortuito, quasi anticipato dalla passione per le storiche serie di fantascienza di Star Trek e Spazio 1999. Poco dopo, mi capitò tra le mani un libro di astronomia per ragazzi, di quelli che erano destinati a cambiare, letteralmente, la mia vita. Quelle pagine catturarono completamente la mia curiosità e, soprattutto, la mia fantasia: sentir raccontare di ammassi stellari e galassie, ammirare le immagini di variopinte nuvole gassose mi spinse a chiedermi dove esse si “nascondessero” lassù nel cielo. Nel tentativo di trovare una risposta ed ammirarle di persona… sono caduto dentro il cielo! Alla fine, non ho resistito e ho fatto di questa passione la mia professione”.

Virtual telescope: intervista a Gianluca Masi a Bellatrix del Planetario di Roma

Lei ha insegnato Fisica Applicata al Restauro all’Accademia delle Belle Arti di Frosinone ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Dal 2010 è Coordinatore per l’Italia di Astronomers Without Borders e membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Astrofili Italiani. Sempre nello stesso anno, poi, collabora con la trasmissione Cose dell’Altro Geo, in onda su Rai Tre. Dott. Masi, potrebbe parlarci del Virtual Telescope? Quali sono le ultime frontiere dell’Astronomia?

“Quella di Urania è senza dubbio la scienza più estrema, che si interroga su corpi fisici e fenomeni che si trovano o avvengono a distanze inimmaginabili da noi. Probabilmente, mai avremo modo di ammirarli da vicino, eccezion fatta per il manipolo di pianeti che orbita intorno al Sole e qualche altro suo “suddito”, che negli ultimi 50 anni abbiamo potuto studiare mediante missioni spaziali dedicate. Eppure, nonostante quest’oggettiva condizione sfavorevole, abbiamo affinato le nostre tecniche d’indagine, colto fondamentali principi fisici che valgono in ogni angolo del cosmo e che sorreggono la nostra implacabile sete di conoscenza. Solo quaranta anni fa, nutrivamo il sogno di sbarcare sulla Luna, mentre oggi spediamo con confidenza sonde automatizzate su Marte e individuiamo mondi intorno a soli di altri sistemi planetari. Ogni risposta sollecita nuove domande, in un continuo rilancio culturale che, fortunatamente, non si arresterà mai. Senza dubbio, la ricerca di pianeti simili alla Terra, potenziali ospiti di forme di vita come la nostra, è una delle massime sfide alla scienza contemporanea. Molto resta da chiarire sull’origine ed evoluzione dell’Universo, come anche del nostro Sistema Solare. Numerose risposte pretendono sinergie tra discipline diverse, non solo meramente scientifiche, uno sforzo corale che include anche un immenso valore sociale: la conoscenza come patrimonio collettivo dell’uomo, senza barriere culturali e politiche.

Cos’è il Virtual Telescope progetto tutto italiano avviato nel 2006

Il Virtual Telescope è un progetto tutto italiano avviato nel 2006 e che da allora si è imposto sulle scene internazionali come uno straordinario strumento per la conoscenza condivisa del cielo. Esso consiste in una serie di telescopi altamente tecnologici che possono intanto essere utilizzati direttamente via internet, in remoto, da qualunque luogo del pianeta. Inoltre, le immagini ottenute dai telescopi possono essere condivise sul web in tempo reale, assieme al commento dal vivo da parte del nostro staff scientifico. In questo modo diventa possibile condividere in diretta fenomeni astronomici inusuali, senza limiti geografici. E’ possibile anche favorire l’interazione tra culture diverse, attraverso una chat dedicata con cui raggiungere l’astronomo che conduce la sessione e quanti sono in quel momento connessi. Il progetto si è rivelato un successo straordinario: solo negli ultimi quattro mesi abbiamo ospitato oltre mezzo milione di persone da 200 Paesi, praticamente l’intero globo. A questo deve aggiungersi la fervente attività di ricerca, che pone il Virtual Telescope tra le stazioni astronomiche più produttive su scala planetaria”.

Sul finire della prima decade del terzo millennio ha effettuato una scoperta a dir poco sensazionale. Una scoperta che ha avuto il pregio di unire, scalfire ed edulcorare due affascinanti branche della conoscenza: astronomia ed arte. Nel 2007, infatti, ha ripreso ed ultimato uno studio sul celebre dipinto di Van Gogh “Notte Stellata sul Rodano”. Potrebbe renderci edotti sui dettagli di questa geniale scoperta?

“In oltre trent’anni di attività, non ho mai considerato l’Astrofisica e l’Astronomia come compartimenti stagni. Ancor prima che per consapevoli ragioni scientifiche, il cielo ha rappresentato un riferimento culturale super partes, ispirando peraltro non pochi capolavori artistici. La “Notte Stellata sul Rodano” mi ha incuriosito sin dall’infanzia: la presenza, dominante al centro della tela, del Grande Carro ha esercitato su di me una forte attrazione, fino a farmi porre una semplice domanda: se quel cielo fosse stato dipinto da van Gogh dal vero oppure attraverso la mediazione e la trasfigurazione della memoria. Ha così avuto inizio una vera avventura scientifico-artistica, che ha attraversato l’opera dell’immenso pittore olandese, il suo epistolario e la sua vita, fino ad arrivare a concludere – con solidi riscontri astronomici –  che quel cielo era stato ripreso dal vero, alla fine di settembre del 1888, intorno alle 22:30, da Arles, in Provenza. A questo si aggiungeva un’altra formidabile scoperta: il Grande Carro appare nel quadro verso sud-ovest, mentre in cielo in quel periodo si mostra verso settentrione, dunque van Gogh, aveva scardinato l’orientamento oggettivo, per avere ad ogni costo nella scena le stelle che aveva particolarmente a cuore. Un risultato che ancora oggi mi riporta un’emozione indescrivibile”.

Lei si è laureato in Fisica, indirizzo astrofisico, all’Università di Roma “La Sapienza”, conseguendo poi il Dottorato in Astronomia a ”Tor Vergata”. I Suoi interessi scientifici riguardano i corpi minori del Sistema Solare, le stelle variabili e i Pianeti extrasolari. Gli asteroidi rappresentano davvero un rischio per la sopravvivenza dell’uomo sul Pianeta Terra? Quali sono i più pericolosi?

“Che gli asteroidi possano colpire la Terra è un dato di fatto: quello delle collisioni è  un meccanismo intimamente connesso con la stessa origine ed evoluzione del Sistema Solare, compreso il nostro pianeta. Qua e là, inoltre, ne troviamo qualche suggestiva evidenza, sotto forma di cratere da impatto sulla sua superficie. Da lustri ormai sono state avviate ricerche sistematiche per censire il maggior numero possibile di asteroidi potenzialmente pericolosi o che comunque si avvicinano entro certi limiti all’orbita della Terra. Ne conosciamo ad oggi numerose migliaia, fortunatamente nessuno è in rotta di collisione con noi, mentre accade che qualcuno si avvicini anche ben al di dentro dell’orbita lunare! Senza dubbio, perciò, è bene proseguire questi studi”.

Dal Virtual Telescope al sistema Universitario Italiano e del Precariato?

“Ho sempre recepito, da parte della comunità internazionale e relativamente al mio settore, una elevatissima considerazione degli studiosi italiani. La storia della scienza, del resto, non lascia adito a dubbi, rivelando chiaramente quanto la cultura scientifica debba molto al nostro Paese. Se la formazione è senza dubbio d’indiscutibile levatura, meccanismi farraginosi e non sempre chiari non premiano necessariamente i ricercatori più brillanti. Rammento che sin da giovanissimo sentivo dire che imbarcarsi in una carriera scientifica corrispondeva ad un vero e proprio “azzardo”, stanti le difficoltà che il giovane ricercatore avrebbe incontrato nel proprio Paese. Una situazione che, seppur con delle eccezioni, vale ancora oggi, aggravata dalla crisi del mercato del lavoro. Ritengo che lo scienziato sia assai simile ad un artista: creatività e fantasia sono valori incalcolabili per intuire traguardi al di là dell’orizzonte temporale  attuale e queste doti sono del tutto maltrattate da una struttura sociale che costringe a navigare a vista, in un totale clima di incertezza. Infine, la conoscenza ha costante bisogno di investimenti, in primis economici ed umani: il benessere, inteso nella sua accezione più nobile, non può prescindere dal progresso e questo, dalla notte dei tempi, è stato sempre e solo figlio dell’infaticabile vocazione dell’uomo alla ricerca e alla conoscenza”.

L’opinione scientifica espressa dall’astronomo ed astrofilo Gianluca Masi ha il pregio di renderci edotti sulle peculiarità nevralgiche della scienza italiana. Una scienza unica, luminosa e sublime, che è stata capace, negli anni, di offrire un valido supporto al progresso dell’umanità. La cultura scientifica internazionale, infatti, deve gran parte del suo retaggio alle edulcoranti scoperte effettuate dagli scienziati italiani. Al Dott. Masi va, senza ombra di dubbio, il merito di aver reso, grazie al Virtual Telescope, l’astronomia a portata di click.

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