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30 gennaio 2013

Giorno della memoria all’Università di Firenze

Anche quest’anno UniFe partecipa alle celebrazioni ferraresi del Giorno della Memoria,  coordinate dal Comitato Provinciale.

L’iniziativa Unife, organizzata in collaborazione con la Comunità Ebraica di Ferrara, si terrà giovedì 31 gennaio alle ore 15.30 nell’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza, (corso Ercole I d’Este, 37).

Dopo i saluti del Rettore Pasquale Nappi, di Giovanni De Cristofaro, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e di Michele Sacerdoti, Presidente della Comunità Ebraica di Ferrara, si svolgerà la prima parte dell’evento che vedrà Massimo Giuliani dell’Università di Trento, tenere la relazione Guardare il Tremendum: interpretazioni filosofiche e teologiche della Shoah. A presiedere ed introdurre sarà Marcella Ravenna, Professore ordinario del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife.

La prima parte di questa iniziativa – afferma Marcella Ravennaprevede una serie di riflessioni teoriche in merito a come il pensiero occidentale si sia interrogato e si stia tuttora interrogando sul senso e sulle implicazione degli eventi che hanno caratterizzato la Shoah. In rapporto a ferite e sofferenze tanto profonde e difficilmente guaribili, Giuliani si interroga sulla natura del male e su quanto esso abbia modificato la percezione che le tradizioni religiose ebraiche e cattoliche hanno di se stesse. Se dopo Auschwitz il mondo non è apparso più lo stesso, la relazione di Giuliani si sofferma però anche su quelle ‘ragioni di speranza’ in grado di contrastare il rischio che simili tragedie possano ripetersi”.

La seconda parte dell’iniziativa vedrà invece il Centro Teatro Universitario mettere in scena Non abbiamo più né casa, né vigna, né tetto, letture sceniche con musica tratta da  “Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945”,  di M. Avagliano e M. Palmieri, Einaudi, 2010.

“Lo spettacolo, progettato nei laboratori del Centro Teatro Universitario sotto forma di lettura scenica – spiega Daniele Seragnoli – è un lavoro sulla memoria da svelare e manifestare con l’ausilio del corpo e non di semplici voci narranti. Il fluire è continuo: dai brani immediatamente successivi alle leggi razziali e al conseguente presagio di isolamento, alla scelta di emigrare all’estero, l’internamento libero e nei campi di concentramento, la persecuzione e gli eccidi, il lager, i testamenti, i sopravvissuti e il difficile ritorno alla vita. Non si tratta dunque di una semplice ‘lettura declamata’, ma di una sorta di ‘oratorio scenico’ che amalgama voci e corpi in azione con l’ausilio di una musica appositamente composta ed eseguita dal vivo.

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