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8 gennaio 2013

Perché non fa male la sigaretta elettronica secondo Polosa

Sigaretta Elettronica
Perché non fa male la sigaretta elettronica

Perché non fa male la sigaretta elettronica

Ecco perché non fa male la sigaretta elettronica: dall’opinione del ministro della sanità, ai consumatori e giovani, alla ricerca scientifica.

320mila italiani utilizzano le sigarette elettroniche. Secondo uno studio del Corriere della Sera, la bionda elettronica ha conquistato sia la fascia d’età degli over 45, sia quella tra i trenta e i quaranta, per un totale del 36,9% di nuovi consumatori. Si tratta, infatti, di un mercato in grande ascesa: nel 2012, i rivenditori e produttori hanno ottenuto ricavi per 120 milioni di euro. E, intanto, si assiste al boom delle aperture dei punti vendita.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, le sigarette elettroniche con nicotina potrebbero rappresentare un rischio di iniziazione al fumo convenzionale a base di tabacco e, pertanto, sono in grado di sollevare preoccupazioni per la salute pubblica.

La critica delle bionde elettroniche è stata espressa in un fascicolo di ben ventidue pagine, edulcorato da afflati scientifici d’impronta prudenziale e preventiva, nel quale i ricercatori dell’ISS hanno bocciato, senza mezzi termini, la tendenza del momento: le sigarette che sprigionano vapore.

Secondo gli scienziati dell’Istituto Superiore, le sigarette elettroniche, seppur incapaci di sprigionare monossido di carbonio, potrebbero paventare diversi problemi. Da un lato, sarebbero in grado di riattivare l’abitudine al fumo negli ex-fumatori, e, dall’altro, potrebbero indurre i giovani ad iniziare con le bionde tradizionali.

Da non sottovalutare, poi, è anche un altro fattore: non esiste evidenza scientifica che sia in grado di constatare l’efficacia e la sicurezza del fumo a vapore.

I Rischi derivano dalla mancanza di dati relativi all’efficacia delle sigarette elettroniche all’interno dei protocolli antifumo proposti dagli Istituti specializzati. L’assenza di dati scientifici atti a dimostrare ed evidenziare un’efficacia tutt’altro che deleteria, quindi, induce gli esperti ed i consumatori alla prudenza.

Checche se ne dica, le sigarette elettroniche hanno anche dei pregi. Riducono i danni concitati dal fumo passivo, perché sprigionano vapore aromatizzato e, pertanto, non funzionano con il meccanismo della combustione.

D’altronde, secondo gli esperti del Centro Antifumo dell’Istituto Europeo di Oncologia, la sigaretta elettronica potrebbe rivelarsi uno strumento di grande utilità nella fase iniziale della disassuefazione, “quella in cui la dipendenza psicologico-gestuale è ancora molto forte, pari a quella dalla nicotina”.

Perché non fa male la sigaretta elettronica: ma il ministro della salute smentisce

Perché non fa male la sigaretta elettronica

Perché non fa male l’e-cigarette

Secondo il Ministero della Salute, le sigarette elettroniche, se impiegate come strumento per smettere di fumare, potrebbero rivelarsi pericolose per la salute e, pertanto, dovrebbero essere prescritte come normali farmaci.

Di norma, le sigarette elettroniche sono dei vaporizzatori simili, nell’aspetto, a delle comuni bionde al tabacco, ma in grado di emettere solo vapore aromatizzato, senza la presenza delle tipiche sostanze cancerogene, quali catrame e monossido.

Resta in piedi, però, il problema della nicotina: sostanza non cancerogena, ma in grado di paventare assuefazione.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha bocciato l’e-sigaretta alla nicotina.

Di recente, Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, invitando l’opinione pubblica e i consumatori alla prudenza, ha adottato una linea precauzionale e preventiva.

Secondo Garattini, infatti, le opinioni scientifiche espresse dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministro della Salute Balduzzi sono giuste, perché le sigarette elettroniche, ad oggi, non sono ancora state approvate da alcuna agenzia sanitaria.

Del resto, la potenziale assuefazione agli aromi contenuti nell’e-sigarette potrebbe provocare danni non del tutto irrisori. Per il direttore del Mario Negri, le sigarette elettroniche non solo potrebbero essere nocive, ma esporrebbero gli ex fumatori al rischio di ricominciare a fumare. Per Garattini, dunque, il cambiamento d’immagine consisterebbe nell’elisione delle gestualità e dei contegni sociali, tanto cari agli amanti delle bionde. Ad ogni modo, i soggetti a rischio sono due: i giovani e i grandi fumatori.

Sebbene le e-sigarette siano state vietate ai minori di 16 anni, il web offre miriadi di sotterfugi idonei ad aggirare la norma. Secondo il farmacologo milanese, infatti, i giovani potrebbero acquistare su internet le bionde a vapore, entrare nel circolo vizioso dei fumatori e, infine, maturare il desiderio di provare l’ebbrezza delle sigarette tradizionali.

I grandi fumatori, invece, potrebbero avvicinarsi alle bionde tecnologiche al fin d’epurarsi dagli effetti deleteri prodotti dalle tradizionali. Ma per Garattini, le sigarette elettroniche alla nicotina non appaiono in grado di contribuire all’eradicazione del vizio.

Al di là dei timori e dei dubbi relativi ai misteriosi effetti delle bionde tecnologiche, l’opinione scientifica di Garattini ha avuto il pregio di evidenziare la necessità di due fattori nevralgici: l’importanza dei controlli preventivi su tali prodotti e l’approvazione di un’autorità scientifica.

Cosa contiene la sigaretta elettronica? La bionda elettronica, le cui sembianze possono variare a seconda dei gusti del consumatore, contiene le seguenti sostanze: Acqua, aromi alimentari, glicole propilenico e glicerolo vegetale.

Glicole Propilenico, solvente impiegato per far sciogliere le sostanze nei liquidi, è utilizzato, di norma, sia in campo farmaceutico, sia in campo alimentare, e non è assolutamente cancerogeno.

Perché non fa male la sigaretta elettronica: il punto del Prof. Polosa

Al fin di comprendere perché non fa male la sigaretta elettronica secondo Polosa, abbiamo contattato il Prof. Riccardo Polosa, docente dell’Università di Catania, ed esperto internazionale per la terapia del tabagismo. Il Prof. Polosa è autore di uno studio internazionale sugli effetti positivi e sulla sicurezza delle sigarette elettroniche.

Prof. Polosa, che cos’è una sigaretta elettronica e cosa ha in comune con una normale “bionda” e perché non fa male?

“La sigaretta elettronica è un dispositivo elettronico composto da una batteria che alimenta un atomizzatore, il quale venendo a contatto con un liquido contenente aromi o nicotina, presente in una cartuccia o in un serbatoio, genera ad ogni aspirazione un denso vapore. Al contrario delle sigarette tradizionali, quelle elettroniche non liberano sostanze cancerogene e non sprigionano particelle nocive da combustione. Si tratta pertanto di uno strumento straordinario che permette al fumatore di soddisfare il bisogno di nicotina mantenendo la gestualità e la ritualità tipica della sigaretta tradizionale senza per questo introdurre nel corpo sostanze cancerogene e tossiche”.

Perché non fa male la sigaretta elettronica e quali sono i rischi relativi all’uso dell’e-sigaretta?

“Gli studi condotti in collaborazione con l’Università di Catania e LIAF – Lega Italiana Anti Fumo sulle sigarette elettroniche, hanno dimostrato che i partecipanti riducevano in modo sostanziale il numero di sigarette tradizionali fumate, e in alcuni casi riuscivano anche a smettere, senza mostrare effetti collaterali. I risultati di questo studio aprono prospettive ad oggi impensabili, cioè la possibilità per il fumatore di passare dal fumare al vaporizzare riducendo notevolmente i rischi. Oltre a verificare l’efficacia e la sicurezza delle e-sigarette, i nostri studi clinici mirano a generare informazioni utili per gli enti regolatori che devono intervenire per dare le giuste raccomandazioni su una classe di prodotti la cui popolarità sembra crescere esponenzialmente”.

La sigaretta elettronica aiuta a smettere di fumare, ecco perché non fa male

“La sigaretta elettronica, che permette di riprodurre le abitudini tipiche del fumatore, quali gestualità, ritualità, aspirazione…. diventa un succedaneo così soddisfacente che insieme alla volontà, risultano utili a sostenere il fumatore in un percorso di disassuefazione da fumo. Il consiglio è quello di recarsi in centri antifumo ospedalieri per essere seguiti da medici esperti”.

In un certo senso, le e-sigarette presentano delle caratteristiche sostanziali non del tutto diverse dall’aerosol. L’elemento che li accomuna è, senza ombra di dubbio, la presenza del vapore acqueo. D’altro canto, esiste anche un’altra similitudine che va evidenziata: quella tra bionde elettroniche e narghilè. Tuttavia, un recente studio della Mashad University of Medical Sciences ha avuto il merito di constatare l’equipollenza tra gli effetti negativi della sigaretta tradizionale e quelli concitati dal narghilè.

Per i fumatori occasionali, consumatori di 5 sigarette al giorno, si consiglia il prodotto 510-T caratterizzato da una capienza pari a 0,6 ml e da una batteria da 180 mAh. I fumatori abituali, consumatori di un pacchetto di bionde al giorno, c’è il modello eGo-T munito di una batteria da 650 mAh e con una capienza pari a 1,2 ml. Il modello eGo-T Mega, infine, consigliato per chi fuma più di 30 sigarette al giorno, ha una capienza di 2,o ml ed è dotato di una batteria da 1100 mAh.

Alcune ricerche scientifiche hanno avuto il pregio di evidenziare gli effetti proficui immediati concitati dall’apostasia del fumo.

Dopo 20 minuti dalla fatidica prova di coraggio, la pressione arteriosa torna normale.

Dopo nove ore, i livelli di nicotina e monossido di carbonio presenti nel sangue si riducono della metà ed il livello di ossigeno si normalizza. Nel giorno successivo, invece, i polmoni iniziano ad auto depurarsi dai muchi ed il monossido di carbonio viene rimosso dal corpo. Per i ricercatori, infine, i benefici dell’abiura a brevissimo termine, cioè a distanza di 72 ore, comporterebbero l’eliminazione definitiva della nicotina e la riconquista della facoltà di assaporare il cibo.

Nell’intervallo temporale compreso tra le 2 e le 12 settimane, il paziente riacquista la normalizzazione della temperatura cutanea delle mani e dei piedi. Si assiste anche all’edulcorazione dell’alito e del colore della pelle.

Dopo un anno, si assiste ad un miglioramento dei problemi respiratori e ad una riduzione del rischio di mortalità per malattie cardiovascolari. Dopo 15 anni, infine, il rischio di tumore polmonare si riduce fino a diventare equipollente a quello di un soggetto che non ha mai sfiorato una bionda.

Secondo gli esperti, la prima cosa da fare è imporre la propria forza di volontà. Il fumatore deve iniziare a desiderare un’esistenza priva di tabacco, argomentandone, con l’ausilio della propria intelligenza, i proficui e sublimi benefici. L’interruzione estemporanea del consumo di tabacco, dunque, necessita di un’osmosi catartica tra due elementi fondamentali: l’intelligenza e la forza di volontà.

La seconda fase, invece, è caratterizzata dal supporto del medico di famiglia, i cui consigli possono alleviare le sofferenze iniziali. Ad ogni modo, il medico di famiglia può indirizzare il paziente verso appositi centri antifumo.

La terza fase, infine, prevede il ricorso ai centri antifumo, cioè a quelle strutture ospedaliere specializzate nella lotta al tabagismo.

Al di là di queste tre fasi nevralgiche, esistono anche altri metodi.

I Cerotti antifumo, ad esempio, rilasciano piccole quantità di nicotina nell’organismo al fin di attuare una riduzione progressiva dei sintomi dell’astinenza da nicotina. Ad ogni modo, questo metodo è sconsigliato per le donne in gravidanza e per le persone con problemi cardiocircolatori.

Oltre ai cerotti, presentano le medesime proprietà e funzionalità, anche caramelle, gomme, bocchini per sigarette e pillole. Le altre metodologie alternative impiegate per annichilire il demone del fumo sono l’omeopatia, la fitoterapia, l’ipnosi e l’agopuntura.

La terapia farmacologica, tuttavia, sembra essere la più efficace. Di norma, ai pazienti vengono somministrati farmaci a base di sostituti della nicotina oppure nuovi tipi di medicinali caratterizzati dalla presenza di bupropione.

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