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4 gennaio 2013

Stefania Noce uccisa dal fidanzato avrà un aula All’Unict

Stefania Noce avrà un aula a Unict
Stefania Noce avrà un aula a Unict

Stefania Noce avrà un aula a Unict

Un anno fa esatto, Stefania Noce, brillante studentessa di Lettere all’Università di Catania, veniva uccisa dalle mani di un debole che diceva di amarla ma che probabilmente non sapeva (e non sa) nemmeno lontanamente cosa significa amare, Stefania Noce uccisa dal fidanzato che non accetta essere rifiutato in amore.

A lei,  a Stefania Noce uccisa dal fidanzato, per non dimenticare e in qualche modo sensibilizzare, è stata poche settimane fa, dedicata un’aula della Facoltà di Lettere.

Promotore dell’iniziativa il Movimento Studentesco (insieme ai genitori della ragazza), nel quale Stefania militava sperando di cambiare il mondo.

In questi casi, come ogni volta, si aprono una serie di interrogativi e si ripropone la questione uomo-donna e le disparità legate al rapporto.

Un fenomeno molto più vario e con diverse sfumature di quello che molti/e vogliono far credere, spesso prepotentemente e generalizzando forse eccessivamente. Fatti comunque sempre facili da strumentalizzare, che portano anche a coniare termini non proprio felici e magari fraintendibili.

La cosa certa invece, che importa più di tutto, è il fatto che una ragazza di 24 anni non c’è più, e il motivo (semmai ce ne fosse uno sensato) è  inspiegabile…

Gloria La Greca, attivista del Movimento, racconta l’idea e il pensiero che sta dietro l’intitolazione di un’aula a Stefania Noce uccisa dal fidanzato.

Qual è il significato che c’è dietro  la scelta di dedicare a Stefania un’aula universitaria? E Cosa pensi susciterà negli studenti che verranno, il vedere un’aula dedicata a Stefania Noce?

“Abbiamo ripetuto spesso, in questi giorni, che l’intitolazione dell’aula a Stefania Noce non è solamente un atto dovuto a ricordare una compagna, una donna, una femminista, la cui vita è stata brutalmente spezzata da chi diceva di amarla.

L’intitolazione è anche un atto necessario; l’università è un luogo di diffusione di cultura, di liberi saperi: il nome di Stefania deve stare lì, deve ricordare a chi frequenterà quell’aula che il femminicidio è un problema grave e reale, deve spingere tutti gli studenti che non ne hanno mai sentito parlare a incuriosirsi, a voler conoscere la storia di Stefania.

E’ veramente necessario dare vita un percorso di educazione ai sentimenti, di sensibilizzazione, di autoconsapevolezza e l’università è il luogo da cui bisogna cominciare. Ci auguriamo che serva a mantenere vivo il ricordo di Stefania e di quello che rappresenta in chi la conosce già, e che susciti curiosità in chi non la conosce.

Mi spiego meglio: ci auguriamo che chi l’ha conosciuta non solo la ricordi, ma tenga bene a mente che il problema della violenza sulle donne è più reale che mai. 117 donne circa sono state uccise solo in Italia nel 2012; tantissime altre subiscono violenze di ogni genere,  ci auguriamo che gli studenti che vedranno il nome di Stefania in quell’aula ricordino che, come lei ci ha insegnato, ha veramente ancora senso essere femministe. La stessa reazione speriamo di ottenere in chi,nel corso del tempo, ignaro della storia e incuriosito, si documenterà a riguardo.”

Riguardo l’idea della laurea ad honorem, molti, anche nelle istituzioni universitarie (ma non solo), non la vedono di buon occhio come proposta. Secondo te non si corre il rischio in questi casi di mitizzare la figura di una persona in maniera eccessiva, storpiando quello che magari è il vero senso che si vuole dare, che voi volete dare, a iniziative del genere?

“Ci è stato detto che l’iter è molto lungo, e di accontentarci, se va bene, di un attestato. Ma noi non c’arrendiamo, l’Università di Catania ha conferito persino una laurea ad honorem al plurindagato e arrestato  Francesco Bellavista Caltagirone.

Stefania Noce era a poche materie dalla laurea, quindi nessuna mitizzazione eccessiva; è un modo per onorare la sua memoria e per dare un segnale importante: Stefania non è solo una vittima di femminicidio, ma anche una femminista. Lauree ad honorem ne sono state attribuite nel tempo per motivi molto meno nobili.”

Sulla questione femminicidio, ho potuto notare, ci sono vari punti di vista, anche tra le donne non viene sempre capito questo termine e quello che c’è dietro. Non credi che parlare in certi termini della donna possa ancor di più creare un divario, inteso come disparità, tra uomo e donna? Tra l’altro recentemente hai detto che non si sono altri modi per definire il fenomeno della violenza sulle donne se non appunto con la parola femminicidio. Per quale motivo pensi questo?

“E’ una domanda che durante il mio percorso personale  mi sono posta. La risposta che mi sono data è che è tutto il contrario di così. Coscienza di genere e  autoconsapevolezza non sono sinonimi di disparità e divario, tutt’altro. La donna è diversa dall’uomo, e condivido pienamente ciò che affermava Stefania Noce, che l’uguaglianza per cui ci battiamo debba essere carica delle differenze.

Parlarne  non è un modo per marcare la disparità tra uomo e donna, ma per prendere coscienza del fatto che viviamo in una società all’interno della quale il sessismo si espande come un cancro, ed è possibile riscontrarlo ovunque: nelle pubblicità degli autogrill che sponsorizzano premi come valigie e gadget tecnologici per gli uomini e pentole e seggiolini per le donne, nei commenti sessisti fatti per “scherzo”, nella visione della donna come angelo del focolare, come “madre-contenitore” di una nuova vita, incapace di poter prendere decisioni sul proprio corpo, e di autodeterminare il proprio ruolo; nelle difficoltà sul posto di lavoro, nelle umiliazioni subite quando non si viene credute denunciando una violenza, nell’impossibilità di poter camminare con una gonna senza essere squadrate dalla testa ai piedi e spesso e volentieri fischiate, nel fatto che una donna che si sente proprietaria e cosciente di un determinato modo di vivere la propria sessualità sia chiamata “puttana”. Siamo sicuri che non se ne debba parlare?!…

Riguardo il termine femminicidio fortunatamente non sono l’unica a pensarla in questa maniera. Rosa Luxemburg diceva che “il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome”. La risposta potrebbe già essere tutta lì.

Gli omicidi che vedono come vittima le donne, non sono nella larghissima parte dei casi imputabili a raptus di follia omicida da parte degli assassini, ma il terribile epilogo di meccanismi più complessi che trovano spiegazione nella presenza radicata di un forte sessismo all’interno della nostra società, in un senso di patriarcato becero che spinge gli uomini a lasciare sulle donne i segni tangibili del loro possesso.”

Che esempio è stato per voi, che come lei, siete impegnate nella politica universitaria? E più una passione o credete davvero di cambiare qualcosa?

“Sarebbe impossibile mettere passione in qualcosa in cui non si crede, quindi le due cose sono consequenziali. E’ proprio la speranza di poter cambiare le cose, di poter vedere realizzata l’idea di università che abbiamo, che fa da collante.

Stefania la ritroveremo nelle nostre lotte, la nostra passione per quello che facciamo sarà anche la sua. E l’11 dicembre in aula a2, in molti ci siamo riuniti proprio per dare voce a Stefania, anche se ci sarebbe piaciuto essere lì a parlare con lei, e non di lei.”

Ci saranno altre iniziative dopo queste?

“Assolutamente sì. Abbiamo intenzione di intraprendere un percorso comune con le altre realtà presenti all’assemblea dell’11 dicembre che abbia come parole chiave quelle di “autodeterminazione”, “autoconsapevolezza”, “sensibilizzazione”, “coscienza di genere”, contro ogni forma di sessismo e stereotipo.

Inoltre  proprio durante l’assemblea noi del Movimento Studentesco Catanese abbiamo proposto a tutti i soggetti presenti il lancio di una serie di corsi  di “educazione ai sentimenti” all’interno dell’università. E’ necessario che si parta proprio dai luoghi di formazione della cultura.”

Io e altre compagne dell’entroterra siculo portiamo avanti da qualche mese un blog, lasiciliaèfemmina (www.lasiciliaefemmina.wordpress.com), che si propone di essere un nuovo spazio pubblico d’informazione, confronto, protesta e  proposta.

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