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27 marzo 2013

Missione Planck ESA – European Space Agency: a Unimi il telescopio Planck

Missione Planck
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L’ESA (European Space Agency) rende noti i dati dei primi 15 mesi e mezzo di osservazioni della missione Planck, il telescopio lanciato nel 2009 con la collaborazione dell’Università di Milano per mappare la CMB (Cosmic Microwave Background – Fondo cosmico a microonde), ossia la prima luce rilasciata nello spazio quando l’Universo aveva appena 380 mila anni.

L’università di Milano è coinvolto in prima linea, con il gruppo di Cosmologia del dipartimento di Fisica guidato dal professor Marco Bersanelli, che ha partecipato attivamente al progetto sin dalla sua prima concezione nel 1992, realizzando insieme all’INAF di Bologna, al CNR e all’industria spaziale dell’area milanese, uno dei due strumenti a bordo di Planck, il “Low Frequency Instrument” (LFI).

La mappa ottenuta conferma in modo spettacolare il modello standard della cosmologia, e permette agli scienziati di calcolare alcuni parametri con una precisione mai raggiunta prima, ritoccando in modo significativo alcuni dei valori.

Per esempio, il tasso di espansione dell’universo è inferiore a quanto ritenuto fino ad ora, e anche l’energia oscura, forma ancora ignota di energia responsabile dell’attuale accelerazione dell’espansione, pesa un po’ meno di quanto si pensasse. Altri parametri determinati con precisione sono l’età dell’Universo, di 13,82 miliardi di anni; la densità della materia di cui sono costituite stelle, galassie e anche noi stessi, che pesa per il 4,9%; la materia oscura, che contribuisce per il 26,8%.

I dati raccolti da Planck confermano, però, anche l’esistenza di alcune anomalie che contrastano con il modello standard e che potrebbero rivelare una nuova fisica.

Tra le anomalie, si segnalano: le fluttuazioni della temperatura della CMB a grandi scale angolari, in contrasto con il modello standard; le asimmetrie nel livello medio di anisotropia della temperatura nei due emisferi opposti del cielo (secondo il modello standard l’Universo dovrebbe essere per lo più simile in tutte le direzioni in cui lo osserviamo), e la cold spot, una regione fredda che occupa una porzione di cielo molto più ampia del previsto.

Per il professor Marco Bersanelli, la visione in diretta della nascita dell’universo neonato “è un po’ come sbarcare per la prima volta su un continente ignoto”, mentre Aniello Mennella, altro nostro ricercatore a Fisica e Calibration Scientist di Planck-LFI, paragona queste scoperte al “primo piatto” di un pranzo in cui il “secondo, contorno e frutta saranno ancora più appetitose” e in cui sarà possibile conoscere “i primi istanti di vita dell’universo e l’epoca in cui si sono accese le prime stelle”.

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