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14 marzo 2013

Striscia la Notizia a Chieti per parlare di Obesità infantile

Università Chieti Pescara – Mercoledì 13 marzo la troupe del noto programma televisivo Striscia la Notizia a Chieti presso il Servizio Regionale di Auxoendocrinologia Pediatrica della Clinica Pediatrica dell’Ospedale di Chieti per parlare di Obesità infantile, nell’ambito della rubrica ‘Aiutati che il ciel t’aiuta’.

Il Prof. Chiarelli, Direttore della Clinica Pediatrica, rilascerà una intervista che sarà trasmessa domenica prossima.

Sul tema oggetto dell’intervista, il Prof. Chiarelli ci anticipa parte del contenuto.

«L’obesità infantile è molto frequente nei bambini italiani: circa un bambino su 3 è sovrappeso o obeso, cio’ soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud. In Abruzzo circa il 40% dei bambini è obeso. L’obesità viene definita facendo riferimento ad un rapporto, l’indice di massa corporea (BMI), tra il peso in chilogrammi e l’altezza in metri quadri. Poiché il bambino è un soggetto in continuo accrescimento e ogni popolazione ha suoi caratteristici valori di statura e peso corporeo, è preferibile ricorrere per la sua definizione ai percentili.E importante che i cittadini sappiano che il 98% delle forme di obesità è di tipo essenziale, ossia legata ad uno stile di vita errato, in termini di dieta alimentare ed esercizio fisico. Perciò, presa coscienza che il nostro bambino è obeso, è fondamentale imporsi e imporre all’intero nucleo familiare un cambiamento delle abitudini di vita.

Deve essere il genitore innanzitutto a comprendere l’importanza del cambiamento da adottare in prima persona, per coinvolgere poi anche il bambino. E’ necessaria una consulenza auxologica ed endocrinologica pediatrica, con l’obiettivo di stabilire uno schema alimentare adeguato alle esigenze di crescita e maturazione del bambino.

E’ importante un intervento attivo, attraverso uno schema alimentare appropriato per calorie e quantità di carboidrati, proteine e lipidi alle esigenze del bambino in crescita e una sana attività sportiva quotidiana, con almeno 30-40 minuti di esercizio aerobico. Questo stile di vita deve essere attuato da tutti gli elementi della famiglia, e un aiuto può derivare dal coinvolgimento anche di eventuali fratelli o sorelle, anche al fine di prevenire in loro lo sviluppo di obesità.

E’ molto importante combattere la obesità infantile perché un bambino obeso rischia di sviluppare nel tempo resistenza all’insulina con intolleranza glucidica, fino al diabete mellito conclamato; aumento dei valori pressori basali fino all’ipertensione; steatosi epatica e steatoepatite non alcolica (NASH); dislipidemia; difficoltà respiratoria, come asma, sindrome delle apnee ostruttive notturne (OSAS) e altre roncopatie; calcolosi biliare; danno scheletrico da aumentato carico; glomerulopatia renale e disturbi psichiatrici (depressione, ansia, minor autostima).

E’ importante educare il bambino ad una sana alimentazione; in particolare, arlare con la famiglia e con il bambino aiuta a prendere consapevolezza dell’importanza della dieta alimentare nella prevenzione delle complicanze. Il genitore deve recitare una parte attiva nell’attuazione del nuovo schema alimentare familiare, attuando per se stesso la dieta alimentare prescritta durante la consulenza. La dieta deve essere ricca di fibre (verdura e frutta), che costituiscono una componente imprescindibile di un’alimentazione sana ed equilibrata.

E’ importante anche stimolare il bambino e la famiglia alla attività fisica; l’attività fisica aerobica quotidiana, 30-40 minuti di esercizio continuo e regolare, è di per sé sufficiente per controllare e stabilizzare il peso del bambino, in associazione ad una dieta equilibrata appositamente prescritta. Al momento non c’è un’attività sportiva valida per tutti i pazienti, ma è necessario adattare il tipo di esercizio alle esigenze di ogni bambino ed adolescente.

E’ importante anche investire sulla prevenzione dell’obesità infantile; è, infatti, fondamentale intervenire quanto più precocemente possibile sul bambino obeso, perché il suo organismo è molto più responsivo agli interventi di profilassi e terapia.

La prevenzione primaria impedisce infatti lo sviluppo della malattia; risulta di particolare rilevanza il ruolo del Pediatra di Famiglia chè può individuare tempestivamente i fattori di rischio (familiarità, rebound precoce, ecc.). La prevenzione secondaria, attuata in presenza di un quadro ormai evidente di obesità, ha invece lo scopo di evitare lo sviluppo delle complicanze croniche e progressive, che necessitano poi di un intervento terapeutico mirato e spesso protratto per tutta la vita (ad esempio il diabete e l’ipertensione).

A Striscia la Notizia a Chieti sarà anche sottolineato cosa non fare nei bambini per cercare di prevenire l’obesità infantile; in particolare, cercare di non utilizzare il cibo come forma di premio personale, non avvallare lo stile di vita sedentario sostenuto dal bambino, non attenersi e non insistere sull’importanza dello schema alimentare indicato e dei consigli dietetici ricevuti durante la consulenza, non coinvolgere il bambino da un punto di vista motivazionale al programma dietetico e di esercizio fisico stabilito, far pesare da un punto di vista psicologico al bambino la propria condizione di obesità, quando invece l’ambiente familiare dovrebbe coinvolgerlo positivamente nel cambiamento del suo stile di vita, facendo capire l’importanza di queste nuove abitudini.

E’ molto importante che i genitori (ed i nonni) dei bambini, il personale di asili e scuole, i centri sportivi, le associazioni di volontariato ed i cittadini tutti siano consci della gravità dell’obesità nei bambini che può anche predisporre al diabete, alle malattie cardiovascolari ed anche ad alcuni tumori (ad esempio colon e mammella) da adulti».

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