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10 aprile 2013

Scandali nelle Università. Mancini Crui: Scandali nelle Università “Malate”: Raccomandazioni, Favoritismi, Nepotismo

Scandali nelle Università
Scandali nelle Università

Scandali nelle Università

Quanti di noi studenti sognano un’università perfetta, un luogo in cui non ci siano favoritismi, imbrogli e corruzione? Purtroppo l’Italia non si distingue per essere immune da questo tipo di accuse e dagli scandali nelle università.

Molte università italiane, infatti, sono state protagoniste di numerosi casi di scandali nelle università: l’obbiettivo comune è, ovviamente, ottenere la laurea senza sforzi e meriti. I genitori dei ragazzi sono spesso complici di tutto questo, diventano i primi finanziatori delle eventuali corruzioni. Altre volte, nei casi in cui si tratta di studentesse, i favori e gli scandali nelle università non sono di natura economica ma intima, fisica e personale: alcuni professori, infatti, non hanno avuto scrupoli nel chiedere favori intimi e fisici in cambio di esami e voti alti.

Lo stesso accade per i test di ingresso: sono quelli decisamente più gettonati. Gli scandali nelle università che scoppiano sono frequentemente collegati ai test di ingresso alle università a numero chiuso. Indirizzi di studio rinomati come medicina, infermieristica e fisioterapia sono spesso soggetti a questo tipo di comportamenti illeciti; solitamente ciò che si chiede in cambio è denaro oppure voti alle imminenti elezioni.

Altri tipi di scandali nelle università di cui spesso si sente parlare sono i così detti casi di Parentopoli: intere generazioni lavorano nello stesso ateneo, anzi: padri, madri, figli e nipoti insegnano nella stessa facoltà e si spartiscono i vari dottorati di ricerca.

Non dimentichiamo, infine tre gli scandali nelle università, le lauree comprate: ricordiamo il nobile esempio che Renzo Bossi ha dato a tutti noi comprando la propria laurea a Tirana (cosa di cui gli stessi albanesi si sono vergognati). In realtà di gente che compra le lauree ce n’è davvero tanta, bazzicando internet è possibile trovare degli espliciti annunci in cui si offrono lauree a “poco” prezzo ma, soprattutto, con sforzi nulli.

Scandali nelle Università: la meritocrazia perde tutto il suo onesto valore a favore del Dio Denaro

Parole campate in arie? Accuse senza fondamento? Decisamente no. Ecco una serie di Scandali nelle Università Italiane

Università degli Studi di CATANIA – Una ventenne, studentessa presso al Facoltà di Scienze Politiche a Catania, si è rivolta alla procura per denunciare il suo professore di Economia, Elio Rossitto. Il professore, in passato già docente presso l’università di Kore di Enna e sindaco di Cassaro, accompagnò la ragazza in un albergo (così come pare fosse accaduto ad altre prima di lei) per proporle sesso in cambio di voti alti. Rossitto negò l’accaduto, dichiarando di di “essere caduto in una trappola, un po’ da cretino e un po’ da maschilista” e nega di avere avuto rapporti con la studentessa: “Siamo rimasti in camera – sostiene – non più di quattro minuti”. La studentessa, dal canto suo, ha esplicitamente accusato il professore di averle chiesto “rapporti fisici completi”. La ragazza ha dichiarato: “A rispondere ci sono dei fatti documentati, inoltre molte altre ragazze si stanno mobilitando per dare testimonianze. E’ una prassi del professore”.

Università degli Studi di ROMA “La Sapienza” – Lo scandalo che ha colpito una delle Università più rinomate d’Italia a molto a che vedere col nepotismo. Il termine “Parentopoli” è d’uso frequente, ormai, nelle università e La Sapienza non si è certo risparmiata. I protagonisti di questa storia sono gli appartenenti alla famiglia Frati, il cui patriarca è proprio il Rettore Luigi Frati, nominato tale del 2008. Il luogo in cui tutto si è svolto è la Facoltà di Medicina (Luigi Frati era il Preside della Facoltà nonché professore ordinario di Patologia Generale). Magicamente sono comparsi numerosi familiari a prendere posto nella suddetta facoltà: la moglie Luciana Rita Angeletti in Frati (laureata in Lettere: storia della Medicina) e la figlia Paola (laureata in Giurisprudenza: Medicina Legale) ma perfino il brindisi per le nozze della ragazza fu fatto lì. Il memorabile biglietto diceva: «Il prof. Luigi Frati e il prof. Mario Piccoli, in occasione del matrimonio dei loro figli Paola Frati con Andrea Marziale e Federico Piccoli con Barbara Mafera, saranno lieti di festeggiarli con voi il giorno 25 maggio alle ore 13.00 presso l’aula Grande di Patologia Generale». Non dimentichiamo il figlio Giacomo, entrato anche lui “fatalmente” alla facoltà di Medicina di papà: prima come ricercatore e poi, a soli 31 anni, come professore associato. Il concorso fu vinto dal giovane Giacomo con una prova orale sui trapianti cardiaci; la cosa curiosa fu la commissione che lo esaminò era composta da due professori di igiene e tre odontoiatri, nessun cardiochirurgo.

Università della CALABRIA – Passiamo ora a Cosenza, sede dell’università calabrese presso cui, nell’ultimo anno accademico, sono state registrate procedure sospette a proposito degli esami universitari. Presso la Facoltà di Lettere pare siano stati sostenuti (ma dovremmo aggiungere un “non”) dei falsi esami; l’inchiesta ha portato all’accusa di ben 87 persone, tra cui anche professionisti. Le indagini, partite appunto dai presunti “falsi esami”, ha portato alla luce una procedura piuttosto consona nella facoltà: prima di sostenere gli esami, molti studenti contattavano professori e ricercatori al fine di essere agevolatoiin seduta. Per quanto riguarda i falsi esami, i giudici hanno trovato facilmente prove dell’accaduto, accusando i professori coinvolti di accesso abusivo telematico. Per quanto riguarda le agevolazioni durante gli esami, esistono documenti e persone informate sui fatti a cui la Procura ha potuto attingere.

Università degli Studi di PALERMOLa storia è simile alla precedente, si tratta nuovamente di esami truccati. Alcuni studenti, con l’aiuto di alcuni dipendenti degli uffici amministrativi, pare siano riusciti a far figurare nel loro libretto universitario esami mai sostenuti. La storia è iniziata nel settembre 2010 in seguito alla denuncia fatta dal Rettore Lagalla a proposito di una laureanda scoperta prima della discussione della tesi. Le indagini sono proseguite: la prima ad essere colpita è stata la facoltà di Economia e Commercio con il conseguenziale licenziamento di un’impiegata e la sospensione di altri due dipendenti. Successivamente, l’inchiesta si è estesa a tutto l’Ateneo portando alla luce un numero ingente di persone (dipendenti e studenti), le quali hanno rigettando le accuse confermando la regolarità della procedura. Il sospetto della Procura, fin dall’inizio, è stato quello di un giro di denaro a favore degli impiegati.

Università degli Studi di PAVIAQuesta storia, recentissima rispetto alle suddette, parla di tangenti e residenze universitarie. In manette sono finiti Angelo Moro, dirigente del settore urbanistica del Comune di Pavia e Angelo Bugatti, responsabile del dipartimento di Ingegneria edile dell’Università di Pavia, attualmente sospeso dai suoi incarichi. Secondo le accuse, presentando verbali e attestazioni false, Bugatti si sarebbe fatto rilasciare una concessione edilizia che allargava la precedente per residenze universitarie, consentendo la realizzazione di lavori per edilizia residenziale commerciale, creando ulteriori residenze da vendere sul mercato libero. Secondo le accuse, il docente avrebbe ricevuto dal costruttore dei beni e del denaro, attraverso liberalità al dipartimento e tramite la fatturazione di lavori inesistenti. Il cantiere sequestrato, di novemila metri quadrati e del valore presunto di 3 milioni di euro, comprende sia le abitazioni universitarie, sia quelle residenziali.

Università degli Studi di BARI – La facoltà di Medicina e odontostomatologia è la protagonista di questa storia. Le inchieste della Guardia di Finanza nei confronti dell’UNIBA sono state due: truffa aggravata verso la stessa Università barese e falso in atto pubblico. Ma l’università barese aveva già un grosso precedente, legato ai test di ingresso alla facoltà. Si scoprì, infatti, dell’esistenza di un’associazione a delinquere che favoriva alcuni studenti in concorsi pubblici per essere ammessi ai corsi di laurea a numero chiuso di Medicina e di Odontoiatria e Protesi dentaria dell’università di Bari. I sospetti dei finanzieri derivavano dai numerosi titoli di studio e di attestati di post laurea conseguiti da uno dei tecnici del Dipartimento inquisito, nel periodo in cui svolgeva l’attività lavorativa da amministrativo per l’Ateneo barese: un master di II livello in Medicina, un dottorato di ricerca triennale, Laurea in Odontoiatria e Protesi partecipando alle lezioni e agli esami di profitto, tutti titoli accademici che richiedono la frequenza obbligatoria alle lezioni e ai tirocini pratici.

Il presidente della Crui Marco Mancini  sui casi di scandali nelle Università

A questo proposito, abbiamo fatto qualche domanda al Presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), nonché Rettore dell’UniTus, Marco Mancini circa i casi di scandali nelle università

Presidente, qual è il suo punto di vista a proposito degli scandali nelle università di cui, sfortunatamente, l’università italiana si rende protagonista?

Si tratta, ovviamente, di un argomento sempre spiacevole da trattare: è un dispiacere venire a conoscenza di situazioni simili. In realtà, è un fenomeno, seppur grave, piuttosto contenuto. Le mele marce, infatti, ci sono ma non soltanto nell’università pubblica italiana. Ciò che dispiace, oltre al fatto in sé, è che casi come questi acquistino una certa visibilità mediatica che, spesso e volentieri, ingigantisce la faccenda. L’università italiana, purtroppo, è perfettamente rappresentata dal binomio di cui Marino Regini parla nel suo libro: “Malata e Denigrata”. L’università italiana, infatti è “malata” da un punto di vista finanziario ma è anche “denigrata” a causa degli scandali di cui si rende protagonista e della diffusione che i media ne fanno.

Quali sono le misure che i Rettori adottano per evitare che accadano tali illeciti e scandali nelle università?

Da circa un anno e mezzo l’università italiana ha acquisito il Potere Disciplinare a seguito dell’Articolo 10 della Legge Gelmini; grazie a questa legge, infatti, la competenza disciplinare è stata spostata direttamente in capo alle università. Prima di questa legge tale potere era centralizzato poiché assegnato al Collegio del CUN (Consiglio  Universitario Nazionale). I vantaggi ottenuti dall’acquisizione da parte delle università del Potere Disciplinare sono principalmente due: tale potere consente una maggiore efficacia grazie alla semplificazione che ne consegue; quando  questo potere era centralizzato, infatti, era necessario attraversare un iter burocratico che richiedeva passaggi e tempi piuttosto lunghi. Infine, le università posseggono un Codice Etico che autorizza le stesse a perseguire casi gravi anche se non contemplati dalla norma; rientrano, fra questi, casi di mobbing e di stalking. Tutto ciò è possibile solo nell’università pubblica italiana, negli altri enti pubblici il Codice Etico non viene considerato da un punto di vista esecutivo. A tal proposito, ci tengo a sottolineare il caso del “nepotismo”, il quale di recente è divenuto perseguibile grazie alla Legge di Compatibilità.

Quanta influenza hanno questi gravi episodi di scandali nelle università italiane nei confronti di quella estera?

L’immagine della nostra università, potrà sembrare strano, è migliore all’estero che in Italia. A riprova di questo, la CRUI italiana ha recentemente presentato il proprio candidato, il Rettore dell’Università di Bergamo, alla nuova Board della CRUI europea. Ciò dimostra che la nostra università è stimata e che in Europa mantiene alto il proprio nome. Del resto, l’Italia proietta all’estero un’immagine positiva di sé soprattutto grazie ai risultati ottenuti attraverso la ricerca. Il motivo per cui l’Italia non ha la stessa visione della propria università dipende proprio dalla distorsione che i media attuano sulla sua immagine. Dal 2007 in poi, infatti, i tagli alle università sono stati associati ad una campagna denigratoria degli atenei da parte dei mezzi di comunicazione. E’ giusto, dunque, avallare un progetto per contenere quanto possibile la diffamazione dell’università italiana: mettendo in pratica un progetto simile ne guadagnerebbero tutti gli studenti, professori, ricercatori e impiegati onesti che ogni giorno lavorano per mantenere alto il livello degli atenei del nostro paese.

La legge sta, dunque, provvedendo ad un miglioramento della situazione, cercando di ridurre al minimo gli illeciti e gli scandali nelle università (e punendoli nella maniera giusta quando scoperti), tutelando tutto ciò che di valido e “pulito” l’università italiana ha da offrire.

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