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16 maggio 2013

La malavita organizzata. Incontro sulla malavita organizzata con Antonio Ingroia

Università degli Studi del SANNIO di BENEVENTO – La malavita organizzata, ostacolo per lo sviluppo democratico, economico e sociale del paese Incontro con Antonio Ingroia 20 maggio 2013 – ore 10.30 Facoltà di Scienze Economiche e Aziendali, Università del Sannio Aula Ciardiello, via delle Puglie 82 – Benevento

Il prossimo lunedì 20 maggio, alle ore 10.30, presso l’Aula CIardiello della Facoltà SEA, in via delle Puglie interverrà il magistrato Antonio Ingroia per l’incontro su “La malavita organizzata, ostacolo per lo sviluppo democratico, economico e sociale del Paese”. Discutono i professori Pierpaolo Forte, Riccardo Realfonzo e Rosario Santucci. Introduce e coordina Massimo Squillante, preside della Facoltà SEA.

L’evento si inserisce nell’ambito delle attività culturali che la Facoltà di Scienze economiche e sociali dedica da anni alla tematica della legalità e dell’etica e ai modi più efficaci per contrastare la presenza della malavita organizzata nella società e liberare le forze del lavoro e dell’economia che, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, pagano un prezzo enorme, in termini di risorse umane e materiali, alle reti malavitose e del malaffare.

Si ricorda, a tal riguardo, il Master su “Organizzazione e gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata”, ideato e condotto dalla SEA con la collaborazione dell’associazione “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, della Regione Campania, della Fondazione Unipolis,  della Provincia di Benevento e del Comune di Ottaviano. Si è trattato della prima iniziativa in Italia di alta formazione dedicata al tema della confisca e della gestione del patrimonio illecito dei malavitosi in Italia, che ha permesso a diversi allievi di acquisire sia le necessarie conoscenze metodologiche, sia le esperienze significative sul campo della gestione diretta dei beni (secondo le modalità previste dalla l. n. 109/1996). È noto il carattere strategico di tale modalità di contrasto della criminalità organizzata, che consente di trasformare il frutto dell’illegalità e della violenza criminale, sottratto al delinquente, in bene per la collettività (una buona parte dei quali, purtroppo, giace ancora inutilizzata);  è il segnale al territorio – ed ai criminali a cui il bene è stato sottratto – che lo Stato, anche con la cooperazione della società civile, riesce a renderlo fruttuoso, ed a vantaggio della collettività, anche di quella dello stesso quartiere in cui la famiglia camorristica opera.

La SEA ha organizzato, inoltre, su questo e sui temi collegati incontri di elevato interesse con il contributo di Luigi Ciotti, Raffaele Cantone, Pino Masciari, Giovanni Impastato, Tonino Palmese, Luigi Merola.

Non potendosi riattivare il Master sui beni confiscati, la Facoltà (con il Dipartimento Segis, ora Demm) ha siglato, infine, qualche mese fa, un Protocollo d’intesa con l’associazione Libera per proseguire nelle attività formative sulla legalità e l’etica, nella consapevolezza che la formazione di una profonda cultura in materia, per le giovani generazioni, riveste particolare rilevanza intervenendo sulle coscienze alla radice, in via preventiva.

Partendo dal libro “Io so” in cui Antonio Ingroia, intervistato dai giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, l’incontro intende focalizzare l’attenzione sul carattere di ostacolo allo sviluppo sociale ed economico, rappresentato dalla malavita organizzata, e sulla rete di azioni che necessita il contrasto alla criminalità organizzata. La repressione penale ha un ruolo sicuramente fondamentale per rendere giustizia alle vittime e alla Repubblica, lesa nella sua dignità istituzionale . Ma è insufficiente. Serve per colpire chi ha commesso i reati, ma interviene quando il dramma della perdite di vite di servitori dello Stato e di eroi borghesi si è oramai consumato. Servono azioni che incidano sui patrimoni illegali come la confisca dei beni e la restituzione degli stessi alla società civile. Servono interventi preventivi, azioni di formazione e cultura perché il rispetto della legalità presuppone cittadini colti, educati, scolarizzati. Serve l’etica della responsabilità individuale e serve il lavoro.

Come ricordava Don Luigi Merola anche nel suo recente libro “Il cancro sociale: la camorra”, si deve sconfiggere l’ignoranza e perseguire come bene unico la conoscenza; attraverso la conoscenza si costruiscono coscienze libere e dignitose, baluardi difficilmente sormontabili dalle organizzazioni criminali. La conoscenza, la scuola per tutti, costituiscono dunque strumenti decisivi per combattere la camorra. È la lezione anche di don Luigi Ciotti che, nel volume “La speranza non è in vendita”, sottolinea come etica e responsabilità siano argini all’illegalità.  Ma non si tratta dell’unica chiave: perché accanto alla cultura serve il lavoro. La cultura, il lavoro, la socialità sono valori e fini fondamentali per contrastare alla radice, in via preventiva, la criminalità, ancor più in un periodo di crisi economica, in cui le disponibilità finanziarie delle organizzazioni criminali sono fortemente attrattive ed estremamente pericolose, potendo inquinare economia legale, politica, territori, anche quelli non toccati finora dal fenomeno organizzato criminale, e, soprattutto, coscienze. La strategia è degna di notevole attenzione perché induce a riflettere sui fondamenti di tale contrasto preventivo alla criminalità. La sfida contro la criminalità organizzata sarà vinta da una società che offra cultura diffusa per tutti i ceti sociali, tutti i suoi cittadini e quanti lavorano nel nostro territorio, principalmente attraverso istituzioni pubbliche democratiche, competenti ed eticamente responsabili. La scarsità di lavoro, il lavoro sommerso, il lavoro precario, dove la persona non può realizzarsi e liberarsi dal bisogno con le proprie forze oppure è irrimediabilmente schiacciato nei suoi diritti più elementari (retribuzione, professionalità, esigenze personali e familiari, dignità e libertà della persona), non sono sintonici con tale approccio strategico. Il Mezzogiorno, specie le aree dove sono platealmente infiltrate le organizzazioni criminali, hanno bisogno di lavoro e di “lavoro dignitoso”, anche per sconfiggere la criminalità organizzata. Servono pertanto politiche integrate dello sviluppo economico, diverse per qualità e prospettive dal passato, che sfruttino e proteggano le ricchezze in possesso dei nostri territori (arte, cultura, natura), sollecitando strategicamente reti istituzionali e private.

La presenza di Antonio Ingroia rappresenta dunque un’ulteriore occasione di riflessione sul tema della malavita organizzata e delle implicazioni della sua presenza nella società italiana: la sua testimonianza è affidata, oltre che al libro in forma di intervista, alla sua esperienza di magistrato, che ha condotto in prima fila la battaglia per la legalità e contro le mafie, accanto a uomini come Borsellino, Caponnetto  e Falcone.

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