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20 maggio 2013

Tribunale Urbino. Connubio tra Università, Tribunale e Ordine degli avvocati

Università degli Studi di URBINO “Carlo BO” – Come è noto, tra le misure di contenimento della spesa pubblica di cui si parla da alcuni mesi, rientra anche la riduzione del numero delle sedi giudiziarie e, di conseguenza, degli Ordini degli avvocati che operano presso i Tribunali da sopprimere. Purtroppo, anche il Tribunale di Urbino è entrato nel mirino della spending review e i rischi che la sede giudiziaria di Via Raffaello chiuda presto i battenti sono alquanto elevati.

Sulla razionalità, e non solo economica, di simili strategie di contenimento della spesa si potrebbe discutere a lungo. Tra le tante e buone ragioni che militano contro la soppressione del Tribunale urbinate va senz’altro annoverata quella “sostanziale” legata all’esigenza di una più effettiva ed immediata fruizione del diritto alla giustizia da parte di una cittadinanza sparsa su di un territorio assai vasto e distante dalla fascia costiera, così come quella “formale” che emerge dalla rilevanza che lo status di capoluogo di Provincia – che Urbino condivide con Pesaro – assume nel d.lgs. 7 settembre 2012, n. 155 recante “Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli Uffici del Pubblico Ministero, a norma dell’articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148”.

A queste evidenti ragioni se ne aggiunge un’altra più specifica e tutt’altro che trascurabile. Si tratta del necessario rapporto tra l’Università ed il Tribunale e, più in generale, con il mondo forense che gravita attorno ad esso.

Il rapporto fra lo Studio universitario ed il Tribunale – vale a dire tra la formazione e la pratica applicazione del diritto – è evidente in Urbino fin dalle origini del Tribunale e dell’Università. Ambedue hanno radici nello stesso organo, il “Collegio dei Dottori”, istituito con decreto del 26 aprile 1506 del duca Guidubaldo II da Montefeltro con la funzione specifica di giudicare tutte le cause del suo Stato non solo in prima ed in seconda istanza, ma – caso pressoché unico nella realtà dello Stato pontificio del tempo – anche in terza istanza. Parallelamente a questa funzione diveniva quindi indispensabile lo studio del diritto.

Il rapporto fra la sede della cultura e la sede della giustizia ha dato nel tempo frutti di particolare rilievo nella creazione e nello sviluppo del diritto moderno, come dimostrano, per esempio, gli studi sulla capacità processuale dell’urbinate Biagio Micaelori e quelli di Aurelio Corboli sull’enfiteusi e l’antica economia agricola, che certamente hanno potuto crescere grazie alla presenza dei due centri entrambi coinvolti, pur per direzioni diverse, sulle stesse problematiche.

L’importanza per l’Ateneo dell’attività svolta dal Tribunale di Urbino si fa evidente anche, per esempio, attraverso un’interessantissima opera inedita di Secondo Meriggioli, fanese e professore di “Istituzioni criminali” (l’odierno diritto penale) che ha raccolto in sei volumi le sue “Difese e lettere legali”, uno spaccato di interpretazione giuridica e di pratica legale della seconda metà dell’800. Né va trascurato l’interesse scientifico che l’importanza ed il collegamento delle due istituzioni (Tribunale ed Università) hanno suscitato in vari studiosi urbinati: si pensi agli studi di Morello e De Crescentini sull’Ordine degli Avvocati di Urbino (2008), di Giomaro e De Crescentini sulla storia dell’avvocatura urbinate (2010) e ancora di Giomaro sul Tribunale di Urbino e sulla sua travagliata storia (2012).

Il rapporto strettamente funzionale tra Università e Tribunale emerge peraltro anche dalle varie forme di collaborazione che legano le due istituzioni. Fra queste se ne debbono ricordare almeno due, da tempo in essere: la convenzione tra i due enti che consente agli studenti del corso di laurea in Giurisprudenza ed ai laureati che frequentano la Scuola di specializzazione in professioni legali di effettuare, sia durante sia al termine degli studi, tirocini formativi e di orientamento presso il Tribunale, affiancandosi a magistrati che li guidano nella conoscenza dell’attività giudiziaria; la presenza di magistrati del Tribunale urbinate nel Consiglio direttivo della citata Scuola di specializzazione nonché fra i docenti della medesima al fine di contribuire ad una formazione dei futuri operatori di giustizia che sappia coniugare il profilo teorico con quello pratico.

Non va inoltre trascurata la significativa opportunità che la presenza ad Urbino dell’Ordine degli avvocati fornisce ai neolaureati in Giurisprudenza, non pochi dei quali hanno mosso e muovono tuttora i primi passi professionali negli studi legali della città e del territorio.

Il rapporto tra l’Ateneo – con il suo Dipartimento di Giurisprudenza, il quale, in esito alla riforma universitaria del 2010, ha raccolto l’eredità della gloriosa Facoltà giuridica – e l’Ordine degli avvocati è peraltro destinato ad incrementarsi decisamente nel prossimo futuro dal momento che la legge di riforma dell’ordinamento forense approvata al termine del 2012 prevede che una parte del tirocinio necessario per poter sostenere l’esame di abilitazione alla professione di avvocato possa essere svolto già durante l’ultimo anno del corso di laurea: il che presuppone una strettissima collaborazione tra l’Ateneo e l’Ordine forense del suo territorio naturale che sarà formalizzata nelle prossime settimane.

Nei delicati frangenti storici in cui – dall’età della restaurazione postnapoleonica all’unità d’Italia fino al periodo fascista – si è posta l’esigenza di rivedere la geografia delle circoscrizioni giudiziarie, il mantenimento del Tribunale di Urbino e del mondo forense che lo circonda ha trovato solide giustificazioni anche grazie al rapporto con l’Ateneo. Oggi quelle ragioni sono ancora più forti e meritano di essere attentamente considerate se non si vuole correre il rischio che, tagliando drasticamente la sede giudiziaria, si tagli anche la possibilità di fornire ai giovani che si accostano alle professioni forensi percorsi formativi realmente adeguati per l’inserimento nel mondo professionale e del lavoro. Con buona pace, purtroppo, di quelle reali opportunità di “buona” occupazione per i giovani da tutti auspicate che, specialmente in un periodo di grave crisi come l’attuale, nessun pur comprensibile processo di razionalità economica deve e può trascurare.

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