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26 giugno 2013

Good Practice: L’università di Udine analizza i suoi uffici

Università degli Studi di UDINE – Anche l’università di Udine aderisce il progetto nazionale Good Practice

L’ateneo analizza i suoi uffici per trovare le migliori prassi di lavoro con Good Practice

Venti servizi suddivisi in sei aree saranno messi a confronto con quelli degli altri 20 atenei che hanno aderito all’iniziativa

Anche l’università di Udine aderisce per la prima volta a Good Practice, il progetto, giunto all’ottava edizione nazionale, che ha l’obiettivo di misurare le performance dei servizi amministrativi di un gruppo di atenei che, su base volontaria, decidono di partecipare e fornire i dati al necessari per il confronto.

Good Practice promosso inizialmente dal Comitato per la valutazione del sistema universitario (Cnvsu) e coordinato, dal 2012, da un gruppo di ricerca della Scuola di management per le università e gli enti di ricerca del Politecnico di Milano, il progetto coinvolge 21 atenei italiani. Oltre a Udine, ci sono Bologna, Brescia, Iuav e Cà Foscari di Venezia, Ferrara, Milano Bicocca e Statale, Padova, Pavia, Politecnici di Bari, Milano e Torino, Mediterranea di Reggio Calabria, Insubria di Como e Varese, Università del Salento, La Sapienza di Roma, Sassari, Torino Statale, Trento e Verona. “L’obiettivo per l’ateneo è il miglioramento continuo della qualità della didattica e dei servizi offerti agli studenti – sottolinea il rettore Cristiana Compagno nell’ottica di una nuova forte politica del monitoraggio e della promozione della qualità di Ateneo, non solo a livello di didattica e ricerca, ma anche a livello strutturale e di servizi”.

Come funziona Good Practice ? Il primo step di Good Practice consiste nel mappare le attività amministrative di tutti gli atenei determinandone l’efficacia oggettiva, ovvero le loro caratteristiche qualitative e quantitative e il costo di produzione, in base alla percentuale di tempo dedicata dalle unità di personale alle singole attività, e l’efficacia percepita del servizio attraverso la distribuzione di questionari di customer satisfaction ai dipendenti, agli studenti, ai docenti e ai ricercatori. Poi si procede ad una valutazione congiunta degli atenei con le migliori performance e nel corso di un incontro con le altre università, si condividono le “buone prassi”. “Abbiamo iniziato un processo graduale – spiega il direttore generale, Clara Coviello -, che richiederà del tempo e per il quale è fondamentale disporre di dati quantitativi e qualitativi affidabili. Tra questi c’è anche l’indicazione del riparto del tempo-lavoro tra i diversi servizi che, in estrema sintesi, costituiscono, direttamente e indirettamente, il nostro supporto alla didattica, alla ricerca e al trasferimento tecnologico”.

Il progetto Good Practice permette di individuare, attraverso un metodo comparativo – il benchmarking – le prassi amministrative che rappresentano le migliori soluzioni gestionali, organizzative e tecnologiche. Una volta individuate le migliori prassi di lavoro, l’obiettivo è comprendere se e come trasferirle a livello locale. Sei le aree di riferimento – personale, infrastrutture, supporto alla didattica e alla ricerca, biblioteche di singolo ateneo. Oggetto dell’analisi sono gli uffici dell’amministrazione centrale, i poli didattici e i dipartimenti – che comprendono complessivamente 20 servizi (dal trasferimento tecnologico all’internazionalizzazione, dal diritto allo studio alla contabilità, solo per fare alcuni esempi). In più, sarà realizzato un laboratorio ad hoc per il Sistema bibliotecario di ateneo. Good Practice è un progetto seguito dal Servizio Sviluppo e controllo direzionale dell’ateneo. I primi risultati saranno a disposizione a fine luglio.

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