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17 giugno 2013

Architettura sostenibile: premio per la migliore tesi di laurea a 6 studenti del Politecnico di Bari

Progetto di Architettura sostenibile
Progetto di Architettura sostenibile

Progetto di Architettura sostenibile

Progetto di architettura sostenibile al Poliba: riuso e riconversione delle saline di Cagliari per l’allevamento dei gamberi

Primo premio internazionale e medaglia d’oro per la miglior tesi di laurea sull’architettura sostenibile a sei studenti del Poliba

Sono sei, tutti pugliesi e freschi di laurea in architettura, gli studenti del Politecnico di BARI  che il prossimo 18 giugno parteciperanno a Ferrara alla cerimonia del Premio Internazionale per Architettura Sostenibile “Fossa e Bartolo” per ritirare la medaglia d’oro a loro attribuita per la migliore tesi di laurea.

I vincitori del concorso sono: Francesco Garofoli (Bisceglie), Alberto Maria Ficele (Molfetta); Sara Lagna (Galatina); Vincenzo Salierno (Bitonto); Daniele Spirito (Latiano); Francesco Vurchio (Andria), coordinati dai docenti, Zattera, Carullo, Menghini, Raffaele.

I neo-architetti Poliba hanno sbaragliato il campo e ottenuto il miglior consenso di una qualificatissima e severa giuria internazionale (Thomas Herzog, Erik Bystrup, Glenn Murcutt, Nicola Marzot, Antonello Stella, Gianluca Minguzzi), proponendo il lavoro di tesi di laura con il titolo “Architettura del Sale”. Il loro apprezzato progetto di architettura sostenibile, propone il restauro, riuso e la riconversione economica delle antichissime Saline di Cagliari, oggi all’interno del Parco Naturale Regionale del Molentargius Saline. L’interesse degli studenti per quell’area scaturisce quasi casualmente dalla scoperta di un progetto, “il magazzino del sale” (progettato anche nelle saline di Margherita di Savoia), dal noto ingegnere Pier Luigi Nervi. Il paesaggio tipico delle saline e il complesso architettonico, molto più articolato rispetto alle saline di Margherita di Savoia, sottoposto ad una pressione antropica diversa e complessa, hanno suscitato l’interesse a proseguire gli studi di ricerca. Contrariamene alle saline pugliesi quelle di Cagliari hanno cessato la loro attività ben 28 anni fa per inquinamento delle acque dovuto ai centri urbani limitrofi tra cui principalmente, la città capoluogo. In più, i tentativi di espansione urbanistica verso quell’area hanno complicato e messo a rischio il delicato equilibrio ambientale. Gli studenti hanno dovuto lavorare su nuove idee per un paesaggio in attesa di ristabilire i suoi rapporti storici con l’intorno e di riacquistare la sua forma territoriale intrecciata allo sviluppo urbano disciplinato.

Il progetto di architettura sostenibile degli studenti del Poliba di rifunzionalizzazione per il rilancio, la valorizzazione e la salvaguardia di quegli ambienti umidi mira alla conversione di alcuni bacini della salina a zone adibite ad acquacoltura, in particolar modo all’allevamento del gambero, quale attività produttiva economica compatibile con le risorse ambientali presenti nell’area. Gli allevamenti, esclusivamente di tipo estensivo, favoriscono una catena alimentare autonoma e sfruttano i bacini non più utilizzati della salina. In particolare l’intervento prevede il riutilizzo della zona adibita in passato alla lavorazione dei sali di magnesio con il recupero contestuale anche dei relativi edifici, in gran parte oramai in stato di rovina, in cui avviene la prima fase della produzione, quella cioè iniziale di crescita. La seconda fase prevista, avviene invece nei bacini all’aperto. Dopo la raccolta il gambero viene portato all’interno dell’edificio per la lavorazione del gesso, prima di essere trasferito, ancora vivo, nel vecchio magazzino del sale, per essere finalmente lavorato e commercializzato.

Il sito ha ricoperto fin dal periodo romano un ruolo importante, in relazione alla presenza dell’area di raccolta del sale. I metodi di raccolta rimangono pressochè invariati fino al 1700. Nel 1739 avviene il primo vero progetto di ammodernamento delle saline. E’ del 1830 la prima riorganizzazione tecnologica e idraulica delle saline.  Nel 1930 si realizza la cosiddetta “città del sale” un complesso di edifici e locali dove avveniva la lavorazione del sale. Ciò conduce ad una trasformazione del territorio e anche al suo deterioramento dalla seconda metà del ‘900, fino alla chiusura nel 1985.

Il Premio “Fossa e Bartolo” festeggia i suoi primi dieci anni. Gli aspetti ambientali e climatici sono stati ritenuti fondamentali dalla giuria nella valutazione della qualità delle opere e nella formulazione dei giudizi. Per tale motivo sono state premiate architetture che hanno saputo raggiungere elevate qualità formali anche attraverso l’analisi accurata delle variabili ambientali.

Medaglie d’argento ex aequo, sono state attribuite all’Università “G, D’Annunzio” di Chieti e alla Harvard Graduate School of Design (USA) con una sorprendente tesi tutta pugliese: “Brindisi 2050: riorganizzare il tempo/riarticolare l’idrologia”! Menzioni d’onore all’Università di Roma, “La Sapienza” e al Politecnico di Milano. Nella sezione opere realizzate da professionisti infine, la medaglia d’oro è stata attribuita alla RMA Architects (Mumbai) India, per il progetto di architettura sostenibile, “Case per elefanti e loro custodi”.

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