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17 ottobre 2013

Unitn. Storie di ordinaria violenza contro le donne all’Unitn

Università degli Studi di TRENTO – Storie di ordinaria violenza contro le donne all’Unitn

Un ciclo di incontri promosso dal Centro Studi Interdisciplinari di Genere (Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale) e dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Unitn indaga aspetti giuridici, sociali e culturali del dramma della violenza sulle donne.

Lunedì alle 16.30 il primo appuntamento a Lettere e Filosofia Unitn su “Femminicidio, una violazione dei diritti umani” con la giurista Barbara Spinelli.

Attesi nell’arco dell’autunno anche la poetessa Mary Dorcey, il giornalista Riccardo Iacona e l’avvocata penalista Milli Virgilio

Il femmicidio (che designa un omicidio compiuto contro una donna in quanto tale) e il femminicidio (che indica invece tutte le forme di discriminazione e violenza di genere che annullano la donna nella sua identità e libertà non soltanto fisicamente) sono termini che hanno fatto di recente irruzione nell’attualità quotidiana. Ci permettono di nominare un fenomeno che in realtà esiste da sempre, ma che solo negli ultimi vent’anni è stato oggetto di analisi e interventi femministi, prima in America Latina e poi in molti Paesi del mondo, che hanno conquistato l’interesse della società e dei media. Al tema della violenza sulle donne in quanto violazione di diritti umani, è dedicato il ciclo di quattro appuntamenti promossi dal Centro Studi Interdisciplinari di Genere che si terrà tra ottobre e dicembre nella sede del Dipartimento di Lettere e Filosofia in via Tomaso Gar 14. Durante gli incontri, il tema del femmicidio e femminicidio sarà affrontato dalle giuriste Barbara Spinelli e Milli Virgilio, dalla poetessa Mary Dorcey e dal giornalista Riccardo Iacona, insieme a tutte le forze istituzionali e associative del territorio, a docenti e studenti interessati ad arricchire la discussione cui verrà dedicato ampio spazio in ciascun incontro.

Il primo appuntamento dell’Unitn sarà dunque lunedì 21 ottobre alle 16.30 nell’auditorium del Dipartimento di Lettere e Filosofia Unitn (via Tommaso Gar 14) con l’avvocata Barbara Spinelli, rappresentante di Giuristi democratici per la CEDAW, l’associazione che si occupa dell’informazione sulle discriminazioni di genere e dell’applicazione e diffusione in Italia della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna. A dialogare con lei nell’incontro su “Femminicidio, una violazione dei diritti umani” saranno Giovanna Covi docente di Studi di genere all’Università di Trento e il penalista Emanuele Corn, visiting professor alla Facoltà di Giurisprudenza dall’Università di Valparaiso in Cile, che ha dedicato la propria ricerca alle discriminazioni di genere e al femminicidio.

Il ciclo dell’Unitn proseguirà nelle settimane successive con altri tre incontri: “Le nostre vite non sono luoghi comuni”, lunedì 4 novembre alle 17.30 con la poetessa Mary Dorcey nell’ambito di SEMPER, il Seminario permanente di poesia; “Se questi sono gli uomini. Italia 2012, la strage delle donne”, lunedì 25 novembre alle 16.30 con il giornalista Riccardo Iacona; martedì 3 dicembre alle 14.30 con l’avvocata penalista Milli Virgilio che presenterà il rapporto di ricerca europea LEX-OP “Una rete di operatori per il sostegno contro la violenza domestica”.

Il ciclo “Storie di ordinaria violenza contro le donne” dell’Unitn si svolge con il sostegno e il patrocinio di CGIL, CISL e UIL del Trentino, del Seminario permanente di poesia – SEMPER ( Dipartimento di Lettere e Filosofia Unitn ) ed è patrocinato dal Comune di Trento, dalla Consigliera di parità della Provincia autonoma di Trento e dalla Società Italiana delle Letterate.

Approfondimento

«Nel 2010 su 151 omicidi di donne 127 erano femmicidi. Una realtà che ha portato in questi giorni alla veloce approvazione, tra non poche polemiche, del decreto legge per la sicurezza e per il contrasto della violenza di genere – spiega Giovanna Covi, coordinatrice del ciclo. «La violenza maschile contro donne, bambine e contro tutti coloro che hanno identità femminile scaturisce da passioni personali le cui radici sono ben piantate in un contesto ideologico fortemente segnato dalla gerarchia di genere. Dunque non si tratta affatto di questione privata ma di un problema politico, le cui cause sono socio-culturali. Non a caso, infatti, la maggior parte dei femminicidi e femmicidi viene perpetrata entro le mura domestiche da parenti o conoscenti delle vittime. L’emergenza va quindi affrontata tanto con strumenti materiali, legali, medici, sociali, che con la diffusione e lo sviluppo di una cultura della nonviolenza attenta alle differenze di genere, La cultura italiana è ancora troppo segnata da asimmetrie di genere che influenzano il pensare e l’agire nel sociale, dalle piccole cose, come l’uso della lingua e dei gesti, ai pregiudizi e discriminazioni più macroscopici e strutturali».

Secondo la definizione data dall’Onu, è violenza contro le donne o violenza di genere: “ogni atto di violenza fondato sul genere che comporti o possa comportare per la donna danno o sofferenza fisica, psicologica o sessuale, includendo la minaccia di questi atti, coercizione o privazioni arbitrarie della libertà, che avvengano nel corso della vita pubblica o privata”. Subordinazione, annientamento dell’identità, assoggettamento fisico e psicologico, fino alla schiavitù, la tratta e la morte: tante sono le forme di violenza a cui la parte femminile dell’umanità è soggetta. Le statistiche fotografano una realtà allarmante: dall’entrata in vigore del decreto sicurezza (legge 38 del 2009) che ha introdotto il reato di stalking, le denunce presentate per atti persecutori sono state oltre 38mila, di cui quasi il 75% vedono le donne come vittima. Tra i segnali preoccupanti, l’aumento delle violenze in ambito familiare e affettivo e delle donne vittima di atti persecutori, ma soprattutto la consapevolezza del gran numero di casi che non vengono ancora denunciati per paura o vergogna. «In modo eclatante – spiega Giovanna Covi – i dati statistici indicano che la maggior parte di vittime di violenza di genere sono donne che in qualche modo hanno trasgredito i modelli comportamentali della tradizione patriarcale. Sicuramente queste donne sono vittime di sentimenti di orgoglio ferito, di gelosia, di rabbia, di volontà di vendetta e punizione, ma tali sentimenti sono nutriti da una precisa ideologia e da un consenso sociale che rende il nostro paese alquanto arretrato. Devastanti sono pure i dati che riguardano il numero di vittime già note per avere esposto la propria situazione alle forze dell’ordine o ai servizi sociali: più del 70%. Chiaramente l’uccisione della donna non è che l’atto ultimo di un continuum di violenza di carattere economico, psicologico o fisico». 

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