Università Cattolica. Family Tag: La Cattolica su social network ed educazione ai new media

Redazione Controcampus 18 Ottobre 2013

Università Cattolica del Sacro Cuore - Famiglia e nuovi media.

“Family TAG”: una ricerca dell’Università Cattolica sulla sfida dei social network e l’educazione ai new media in ambito familiare

Facebook è il social network più utilizzato dai ragazzi lombardi, l’83% ha infatti un profilo attivo.

E rappresenta uno strumento di relazione particolare con fratelli e sorelle (il 58% dichiara di averli nella rete di amici), con i cugini (85,7%) o con altri parenti (40,2%) a fronte di un quarto che dichiara come ‘amico’ la mamma (25,8%) o il papà (24%).

Questo dato è uno dei tanti emersi dalla ricerca dell’Università Cattolica promossa dal Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia e  dal Cremit (Centro di ricerca sull’Educazione ai media all’informazione e alla tecnologia). Questa  ricerca, coordinata  da Camillo Regalia, psicologo sociale e da Pier Cesare Rivoltella, pedagogista,  ha coinvolto  693 adolescenti e giovani adulti e i loro genitori, tutti residenti in Lombardia, con l’obiettivo di studiare la presenza e gli effetti dei social network nelle relazioni familiari.

L’indagine, pubblicata nel volume “Famiglia e nuovi media – Studi interdisciplinari sulla famiglia”, edito da Vita & Pensiero, ha voluto indagare i profili d’uso dei dispositivi tecnologici presenti in famiglia e la presenza di genitori e figli nei social media; esplorare i significati da loro attribuiti a Facebook – social network elettivo – e le ricadute sul versante educativo e comunicativo; verificare se e in che misura l’interazione tra genitori e figli su Facebook possa portare al miglioramento della qualità del loro rapporto.

Campione e metodologia all’Università Cattolica

Taballa 1

Taballa 1

Il campione studiato dall’indagine è costituito in prevalenza da preadolescenti e adolescenti delle scuole secondarie di primo grado e di secondo grado della Lombardia e studenti della sede milanese dell’Università Cattolica (in minoranza con il 9,5%); di cui il 42% di maschi e il 58% di femmine. L’età varia dunque dai 13 ai 23 anni, con un’età media di 16,8 anni. In prevalenza si tratta di studenti di classi terze di scuole secondarie di primo grado (35,4%) e di studenti di classi seconde e quarte di scuole secondarie di secondo grado (55,1%).

Il campione dei genitori conta un totale di 867 (452 madri e 415 padri), vale a dire il 62% di quelli contattati. L’età media delle madri è di 47,1 anni, mentre quella dei padri è di 50,2 anni.

I nuclei familiari analizzati dall’Università Cattolica sono stati 303. In questo sotto-campione l’età dei figli è lievemente più bassa, 15,8 anni.

Tabella 2

Tabella 2

La metodologia con cui è stata svolta la ricerca dall’Università Cattolica è un questionario diviso in tre sezioni: profilo tecnologico della famiglia; affondo su Facebook e i significati di Facebook per i ragazzi e i genitori e i possibili effetti sulla qualità dei rapporti intergenerazionali; indicatori di funzionamento familiare e di adattamento psico-sociale dei figli.

Lo studio affronta il tema del progressivo diffondersi dei social media come una vera e propria rivoluzione della vita relazionale all’interno della famiglia sotto due aspetti: una parte di analisi quantitativa sul campione scelto (693 figli e 867 genitori) e una parte relativa agli stili educativi e al rapporto genitori e figli nell’uso dei social network centrata sull’analisi dei 303 nuclei familiari.

1) Analisi dei dati generali all’Università Cattolica

  • Taballa 8

    Taballa 8

    Il quadro ambientale – Lo spazio delle case prese in considerazione dalla ricerca dell’Università Cattolica è abitato dalle tecnologie, con una presenza di dotazioni numerose (pc, portatili, tablet, cellulari): il 61,9% dei ragazzi dichiara di avere almeno un pc a fronte del 14,8% con due o più), connessi alla rete nel 77,4% dei casi, anche se ormai superati da nuovi dispositivi portatili.

Almeno un portatile è presente nel 39,5% delle case, nel 52,7% se ne contano due o più di due, di questi l’86,7% è in rete; l’Ipad raggiunge il 24%.

Il cellulare è lo strumento più diffuso: il 99,1% dichiara di avere uno o più cellulari in famiglia, di cui il 76,3% connesso.

  • Facebook è il prescelto – Facebook risulta essere il social network per antonomasia sia per i ragazzi (96%) sia per i genitori (46,6%) anche se è interessante uno sguardo ai profili aperti anche in altri spazi che mettono in luce un panorama sfaccettato e diversificato. In particolare Habbo si presenta come uno spazio che raccoglie i più giovani, mentre Linkedin come uno strumento appartenente al mondo degli adulti.

In particolare Facebook rappresenta uno strumento di relazione con i fratelli e le sorelle (il 58,1% dichiara di averli nelle rete di amici) e con i cugini (85,7%) o altri parenti (40,2%) a fronte di un quarto che vede la presenza della mamma (25,8%) e/o del padre (24%) come ‘amico’.

«Con questi ultimi, il legame sembra debole. Anche se presenti nella rete, i genitori sono raramente emittenti/destinatari di informazioni», dice Piercesare Rivoltella.

E’ interessante analizzare le differenze tra genitori e figli nell’uso dei social media.

  • Tempi di connessione a internet (vedi tabella 1): il 55% dei figli naviga da 1 a 3 ore al giorno a fronte del 23,6% dei genitori. Di questi il 19,7% dichiara di non farlo mai a fronte solo del 2,2% dei figli. «Questo dato va collegato non all’accessibilità della rete che abbiamo visto essere uniforme ma è direttamente proporzionale alla ‘risorsa tempo’ di cui i ragazzi godono mentre essa si riduce per gli adulti in funzione sia delle attività professionali, sia degli impegni familiari», dichiara Rivoltella.
  • Numero di contatti: i ragazzi arrivano ad avere fino a 4.050 contatti con una media di 515 amici a fronte dei 4.000 dei genitori ma con una media di 60. I primi dichiarano di conoscerne personalmente in media 136 (qualcuno osa dire 1.500), i secondi dichiarano che nel 50% dei casi li conoscono se non tutti (31%), almeno i ¾.
  • Partecipazione ai gruppi: fino a 500 gruppi per i ragazzi con una media di appartenenza a 10 gruppi a fronte di un 32% dei genitori che dichiarano di non essere iscritti a nessun gruppo, il 21% a uno solo, il 9,3% a due per progressivamente arrivare fino a 30 gruppi.
  • Bacheca e profilo: per i genitori scrivere in bacheca o cambiare la foto del profilo di Facebook non rappresentano azioni quotidiane.
  • Utilizzo: l’uso è prevalentemente di archivio (sia come spazio dove gestire ricordi di momenti belli sia come diario), di racconto (e sfogo) e di aggiornamento ‘leggero’ (essere sempre aggiornato sul gossip) per i ragazzi a fronte di un’idea dello strumento come di uno spazio grazie al quale stringere nuove amicizie,  per gli adulti ritrovare quelle di vecchia data.
  • Foto: mentre i genitori preferiscono la fototessera, i ragazzi prediligono foto artistiche che riprendono un particolare di sé in modo poetico. Inoltre preferiscono farsi ritrarre con amici e/o con il proprio ragazzo/a mentre i genitori in compagnia di un familiare.
  • Regole e preoccupazioni – Un quarto dei genitori dichiara di definire le regole di internet insieme al figlio, in particolare il divieto di contattare sconosciuti (29,8%), il 30,9% di spiegarle, il 28% dice di discutere di cosa ha trovato o può trovare in rete non solo in termini di pericoli (49,7%) ma anche di potenzialità (25%), il 41% di ascoltare ciò che il figlio fa in rete, e solo il 16,7% dei genitori ammette che il figlio fa delle domande su questo. Tuttavia, nelle dichiarazioni dei figli le percentuali cambiano. Il 50,8% dice che le regole non sono definite per niente, non si è limitati (per niente nel 75,6%) o si ricorre a software di blocco (per niente nell’86%), non sono spiegate le regole (per niente nel 66,5%), si discute di ciò che si fa in rete e non si parla di potenzialità (per niente nel 46,4%). Confermano di non fare domande ai genitori (43,4%) e che questi non sono presenti (58%) durante la navigazione.

Aumentano invece le percentuali legate al parlarne in chiave di pericolo e di ascolto di ciò che i ragazzi dichiarano di aver fatto online.

Padri e madri sono preoccupati che i ragazzi possano vedere immagini sessuali esplicite (38,9%) e immagini violente (33,5%), che i social media possano essere uno strumento che provoca isolamento (37,8%), dia informazioni rischiose (65,7%) e che, in fondo, sia poco sicuro. E ancora che sia inutile nel fare i compiti, nell’imparare la diversità e la tolleranza, nel partecipare alla vita della comunità, nell’aiutare a risolvere i problemi, visto negativamente anche rispetto alla scoperta di cose nuove perché connotate negativamente.

«Il gap non sembra essere dato dalle abilità, ossia dall’uso – esperto e intenso in un caso, maldestro e rarefatto nell’altro. I genitori della ricerca non sono analfabeti in materia di tecnologie e la percentuale di quelli che di loro fanno un uso consistente della rete non è distante da quella dei ragazzi. Il problema è che, nonostante l’uso, la cultura dell’adulto continua a essere diversa. Il genitore non riesce a far sì che quanto sperimenta con la tecnologia (sul posto di lavoro come nel tempo libero) si trasferisca nella propria presenza educativa. Il gap non è nemmeno tra genitori e figli, ma tra uso personale e professionale dei media da parte del genitore».

2) Analisi dei nuclei familiari dell’Universita Cattolica

«Adolescenti e giovani adulti che possono contare su un legame genitoriale positivo, fonte di calore e complessivamente poco intrusivo nei loro confronti sono figli che ritengono di essere mediamente capaci di gestire le sfide evolutive con i loro genitori e di appartenere a famiglie bilanciate. Si tratta di ragazzi con buone capacità di iniziativa sociale che sembrano poco dipendenti da internet – anche se i maschi lo sono comunque più delle femmine», dichiara Camillo Regalia.

  • Strategie educative – I genitori preferiscono strategie di mediazione attiva, basate sul dialogo e sulla comunicazione rispetto ai pericoli di internet. Tuttavia, appare interessante il dato per cui i genitori pensano di esercitare più controllo e di svolgere una mediazione attiva maggiore rispetto alla percezione dei figli, sovrastimando il proprio ruolo (o i figli sottostimano la presenza dei genitori in questo ambito).

In presenza di uno stile autorevole di parenting rispetto all’uso di internet i figli manifestano da un lato minori problemi di dipendenza da internet e dall’altro una maggiore capacità di coinvolgersi attivamente all’interno del contesto sociale.

Genitori e figli sono amici su Facebook?

Si tratta di una situazione minoritaria (una quota compresa tra il 15% e il 20% del campione) di genitori e figli che dicono di scambiarsi informazioni tramite Facebook e la media complessiva dei contatti, sia per i figli che per i genitori, non supera uno scambio comunicativo ogni 2-3 mesi.

«Siamo di fronte ad un quadro preciso che evidenzia come genitori e figli non prendano in considerazione più di tanto questo canale per dialogare tra di loro», continua Regalia.

Di particolare interesse è il risultato secondo cui gli adolescenti traggono benefici dall’identificazione con Facebook in termini di iniziativa sociale quando percepiscono affettivamente distanti i loro genitori. Troverebbe qui conferma quanto alcuni autori sostengono circa la funzione compensativa dei social network rispetto alla percezione di legami ‘reali’ mancanti o frammentati.

Facebook risulta una risorsa al servizio del legame intergenerazionale ad esempio nei casi in cui il legame è avvertito come fragile e insoddisfacente e può rendere qualitativamente migliore uno scambio nella percezione di entrambe le generazioni, pur non sostituendosi alla dinamica reale di quelli tradizionali.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto