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31 ottobre 2013

Università degli Studi di Camerino, finanziamento MIUR per un progetto di ricerca

Università degli Studi di CAMERINO – Importante finanziamento MIUR all’Università degli Studi di Camerino per un progetto di ricerca PRIN 2012

Tavola Rotonda Unicam

Tavola Rotonda Unicam

Il Dr. Carlo Cifani, ricercatore presso la Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell’Università degli Studi di Camerino, è risultato tra i Coordinatori di Unità di Ricerca finanziati dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN) 2012.

Titolo del progetto è: “The endocannabinoid system as possible target for the treatment of obesity-related disorders: beyond cannabinoid receptors” (Il sistema endocannabinoide come possibile bersaglio per il trattamento di disturbi legati all’obesità: oltre i recettori dei cannabinoidi).

“L’obesità – sottolinea il dott. Cifani dell’Università degli Studi di Camerino – è un problema di urgente priorità mondiale e un’errata abitudine alimentare è tra le principali ragioni della diffusione di questa patologia. Sovrappeso ed obesità rappresentano fattori di rischio rilevanti per molte malattie croniche oltrechè un significativo ostacolo per la loro prevenzione e il loro trattamento. Dati epidemiologici suggeriscono, inoltre, che l’obesità è anche associata a un aumentato rischio di disturbi depressivi e di ansia e a un aumento dei livelli di dolore, patologie, queste, che comportano un costo economico importante per la società e per le quali la sanità pubblica non è in grado di fornire terapie efficaci”.

Grazie al progetto di ricerca dell’Università degli Studi di Camerino svolto in collaborazione con il dr. Roberto Russo dell’Università Federico II di Napoli e la dr.ssa Silvana Gaetani dell’Università La Sapienza di Roma, sarà valutato il coinvolgimento delle aciletanolamidi cannabinoidi endogene (molecole di piccole dimensioni e con proprietà lipofiliche, strutturalmente ammidi di acidi grassi) e non-cannabinoidi e si cercherà di verificare se l’enzima aciletanolamide idrolasi (FAAH) e i recettori PPAR-alfa possano rappresentare potenziali bersagli farmacologici per contrastare l’insorgenza di alterazioni neurofunzionali associate all’obesità.

“E’ stato ipotizzato – prosegue il dott. Cifani dell’Università degli Studi di Camerino – che cambiamenti neuroadattativi simili a quelli riscontrati nel cervello dei tossicodipendenti, possano essere alla base della dipendenza da cibo e dei disturbi neuropsichiatrici riscontrati negli obesi. Di conseguenza, seguire un regime dietetico o sottoporsi a terapie anti-obesità che diminuiscano la motivazione per il consumo di cibo potrebbe in tali soggetti esacerbare gli stati negativi. Questo ciclo può spiegare il fallimento della maggior parte dei farmaci anti-obesità che sono stati introdotti sul mercato per l’efficacia nel controllare la fame, ma poi ritirati per gli effetti psichiatrici gravi. Attraverso il nostro progetto di ricerca si cercherà di studiare l’effetto di una nuova potenziale terapia farmacologica basata sul sistema delle aciletanolamidi endogene e di comprendere i meccanismi responsabili degli eventuali effetti di tale terapia. Auspichiamo che i risultati dello studio possano offrire nuove prospettive per lo sviluppo di terapie antiobesità più efficaci e soprattutto più sicure”.

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