• Google+
  • Commenta
24 ottobre 2013

Università di Trieste. Open Access Week: Units presenta la policy per l’accesso aperto

Università di TRIESTE – L’Università di Trieste partecipa all’International Open Access Week presentando la sua policy per l’accesso aperto

Sala Studio Uni Trieste

Sala Studio Uni Trieste

“Quali politiche per l’accesso aperto in Italia?” è il focus della tavola rotonda – dibattito che si è tenuta ieri, mercoledì 23 ottobre nel Campus di Piazzale Europa all’interno dell’International Open Access Week, giunta quest’anno alla sua sesta edizione.

L’Università di Trieste ha colto quest’occasione per presentare la propria policy, approvata lo scorso giugno dagli Organi Collegiali, esempio pressoché unico in ambito italiano di impegno istituzionale nella promozione dell’accesso aperto, cioè libero, gratuito e senza barriere, ai risultati delle ricerche prodotti dall’Università.

«L’accesso aperto è uno dei nostri obiettivi strategici, rappresenta lo sforzo di tutta la nostra comunità e testimonia la crescita dell’Ateneo, in linea con le Raccomandazioni dell’Unione Europea e con il programma quadro Horizon 2020» ha affermato il Rettore dell’Università di Trieste Prof. Fermeglia, che ha introdotto i lavori e ha poi lasciato la parola a Fabio Benedetti, Presidente della Commissione di Ateneo per l’accesso aperto, che ha illustrato lo spirito e i punti fondamentali della policy: «È necessario innanzitutto sfatare i pregiudizi nei confronti dell’Open Access. Se una pubblicazione è disponibile liberamente in rete non significa che sia di bassa qualità; questa dipende dalle politiche editoriali e dalla rigorosità del referaggio, non dalle modalità di diffusione. La transizione verso l’open access deve poi avvenire senza forzature, incoraggiando e aiutando i ricercatori a negoziare i contratti con gli editori».

Rendere disponibili liberamente a tutti in rete le pubblicazioni dei ricercatori attraverso archivi aperti, cioè interoperabili e indicizzati dai motori di ricerca, è una questione che non riguarda solo la comunità accademica, ma la società tutta, perché favorisce la libera circolazione delle idee, la trasparenza scientifica, le pari opportunità di accesso alle informazioni di qualità. Le implicazioni sono anche di natura economica, e non bisogna dimenticare che la ricerca è finanziata anche con le tasse dei contribuenti. Bisogna però che i ricercatori siano consapevoli dell’importanza di non cedere a occhi chiusi tutti i diritti agli editori al momento della pubblicazione, in nome di «una nuova etica della scienza votata alla condivisione nella dimensione digitale», come sostiene Roberto Caso, Delegato per l’Open Access dell’Università di Trento, che ha dato il via al dibattito, moderato da Cristina Serra dell’Academy of Sciences for the Developing World.

Sono seguiti i contributi di Paola Gargiulo, Cineca, che ha sottolineato l’importanza delle policy istituzionali, come quella dell’Università di Trieste, nell’offrire supporto e strumenti ai ricercatori che vogliano mettere in pratica l’accesso aperto «senza sottrarre tempo ed energie nel negoziare questo principio con gli editori»; Susanna Mornati, Cineca, ha evidenziato il ruolo delle tecnologie aperte dell’informazione e della comunicazione «perché gli ostacoli economici e tecnici all’accesso aperto non costituiscano un alibi per i conservatori del paradigma elitario»;Filippo Chiocchetti, Università di Trieste, ha dato risalto allo scenario Open Access «come spazio privilegiato per la verifica di nuovi indicatori d’uso» ai fini della valutazione, allo scopo di «scardinare metriche oligopolistiche». Link alla policy di Ateneo:  Università di Trieste

 

Google+
© Riproduzione Riservata