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12 dicembre 2013

Brague alla Lumsa per le “Lezioni Edda Ducci”

Libera Università degli Studi “Maria SS.Assunta” Roma – Brague alla Lumsa: oggi il pensiero è a corto di argomenti per giustificare l’esistenza stessa degli uomini

Una riflessione sull’uomo e la cultura che il noto filosofo e scrittore francese ha tenuto alla LUMSA per le “Lezioni Edda Ducci”.

Nel corso di una apprezzata riflessione tenuta nell’Aula Magna dell’Università LUMSA di Roma, Rémi Brague, ha lucidamente esposto il suo pensiero sull’ umanesimo contemporaneo. Brague è noto per ritenere il contesto culturale contemporaneo europeo incapace di assorbire gli stimoli di altre tradizioni e quindi anche incapace di rielaborarle, dimostrando così, nel confronto, poca vitalità. Di contro, epoche passate, come il tanto misconosciuto Medioevo o l’età romana hanno saputo tener conto delle diversità per servirsene come un contributo alla crescita comune.

Dopo i saluti del rettore Giuseppe Dalla Torre della Lumsa e del Direttore del Dipartimento di Scienze umane della Lumsa, Consuelo Corradi, la lezione di Rémi Brague, dal titolo “Il proprio dell’uomo. L’umanesimo nel secolo XXI” è stata introdotta da un altro filosofo, Onorato Grassi, ordinario LUMSA di Storia della filosofia medievale- Grassi ha ricordato come molte delle idee di Brague ne uniscono il pensiero a quello di Edda Ducci, professoressa di Filosofia dell’educazione cui sono state dedicate le “lezioni” che annualmente onorano la memoria della docente, medaglia d’oro della cultura e della scienza 2007.

Dell’umanesimo Rémi Brague ha delineato alla Lumsa le quattro tappe che ne hanno segnato lo sviluppo. La fase della “Differenza” è “caratterizzata dall’uomo che prende coscienza di sé in quanto costituisce una specie che si distingue dalle altre in modo sostanziale” per via delle caratteristiche uniche che possiede. Questa idea matura in ambito greco, dove l’umano è contraddistinto secondo le due facce dell’ ”animale razionale” e dell’ “animale politico”.

La tappa successiva, quella della “Superiorità” interviene aggiungendo una valutazione positiva all’umano, che è visto “migliore” delle altre specie. Qui è la tradizione giudaico-cristiana a dare  supporto a questo pensiero, dove l’Incarnazione conferisce all’umano una dignità senza pari e stimola una riflessione che arriva fino ai primi trattati sulla dignità dell’uomo nel 1453.

La fase della “Conquista” inizia agli albori del secolo XVII, l’uomo viene pensato come “l’essere che deve dominare gli altri” in virtù e come risultato delle azioni messe in campo per conquistare, appunto, questa sua superiorità non più data da alcuno. L’uomo diventa il “padrone della natura” secondo un approccio che inizia con Bacone e Cartesio e si estende fino a Fichte.

Brague individua la quarta dimensione nell’ “umanesimo esclusivo”. L’idea di umano che nasce nel secolo XIX è improntata su di un essere elevato che non tollera alcuno sopra di sé. Il giovane Marx intende così il mito di Prometeo, che si libera anche dagli dei. In questo contesto nasce la parola “umanesimo” ed è Proudhon a coniarla. L’uomo contemporaneo si confronta con questa fase. Ed è difficile ipotizzare oggi una tappa ulteriore, “perché – questa l’ironica osservazione di Brague – è difficile immaginare che si possa dare all’uomo un posto ancor più elevato di quello di Dio”.

Le prime tre fasi dell’umanesimo hanno subìto nel tempo diversi attacchi critici che le hanno sgretolate. Solo la fase contemporanea si è mantenuta sia pur a costo di alcune trasformazioni. Al divino di cui l’uomo aveva esperienza si è sostituito un altro senso di divinità, più primitivo e legato alla necessità del bisogno. Nazione, Progresso, Storia, Terra, sono i nomi di alcune di queste divinità che “hanno sete” per dirla come Anatole France del sacrificio dell’umanità.

Oggi, secondo Brague, “il pensiero è a corto di argomenti per giustificare l’esistenza stessa degli uomini” dopo aver escluso tutto ciò che trascende l’umano, Natura o Dio. Per questo il filosofo francese afferma con sicurezza che “il progetto ateo dei Tempi Moderni è fallito”, in quanto non riesce a rispondere alla questione della legittimità dell’uomo. Senza Dio l’uomo può sopravvivere solo al costo di un abbassamento del suo livello di umanità.

Allora la sfida diventa quella della reale capacità di prendersi in mano e avere così la capacità di dire perché è un bene che ci siano uomini sulla terra. Specie in questi Tempi Moderni che fanno godere l’uomo di tanti beni materiali e culturali. “Ma che sia bene – ha concluso Brague – che questi beni abbiano un beneficiario non lo possiamo dimostrare. O forse sì ma a patto di credere a Colui che nel sesto giorno della creazione vide che il creato nella sua totalità era cosa buona”.

Durante il suo intervento alla Lumsa Brague ha fatto molti riferimenti ad argomenti sviluppati nel suo ultimo lavoro librario, Le prope de l’homme. Sur une légitimité menacée, un testo che non è ancora stato tradotto in Italia.

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