Google Tax: Tasse ed Evasione fiscale risolte con la Google Tax?

Redazione Controcampus 27 Dicembre 2013

La Google Tax: una nuova imposta che tocca il mondo del web.

Cos’è la Google Tax? La webtax, o google tax, è, come suggerisce la parola stessa, una tassa proposta dall’on. Francesco Boccia, del PD, molto vicino al Presidente Letta, che consiste nell’imposizione, per cittadini ed imprese italiane, dell’acquisto di prodotti di varia natura (oggetti veri e propri ma anche spazi pubblicitari online) solo presso soggetti che abbiano aperto partita iva in Italia.

Sostanzialmente, dunque, la Google Tax obbliga ad aprire partita iva in Italia a tutte le società che effettuano commercio elettronico, compresi quindi i colossi del web, come Facebook, Amazon, Google, appunto.

La proposta di legge era stata inizialmente inserita come emendamento da Boccia, altresì presidente della Commissione Bilancio alla Camera, alla Legge di Stabilità, votata nei giorni scorsi.

Le critiche e i limiti della Google Tax. Fortemente contestata, la Google tax è stata oggetto di critiche anche da parte di membri del partito di Boccia, Matteo Renzi in primis: un provvedimento simile andrebbe a colpire non tanto i giganti del web, che hanno risorse e mezzi per poter far fronte ad un obbligo del genere, quanto tutte quelle piccole aziende che, magari dall’altra parte del  globo, tramite internet, vendono i loro prodotti anche in Italia pagando regolarmente le tasse nel proprio Paese, tentando di sfruttare la diffusione sul mercato e la maggiore visibilità che proprio la rete consente.

Forti critiche sono state sollevate anche all’estero nei confronti della Google Tax: una norma simile va contro uno dei principi fondamentali su cui si basa il mercato unico europeo, ovverosia quello della libertà di stabilimento. Obbligare un’azienda a stabilire, appunto, la propria sede legale in uno specifico Paese contraddice il principio e non farebbe che ledere le aziende in obbligo, e da ambo le parti. Per i motivi sopra specificati, da una parte, le aziende piccole che devono necessariamente aprire partita iva in Italia, dall’altra le aziende nostrane che, magari , potrebbero a loro volta sfruttare la rete per avere maggiore visibilità tramite siti di rilievo, comprando spazi pubblicitari.

Bruxelles ha poi fatto sapere che la google tax è evidentemente in contrasto con il diritto UE.

Il problema dell’evasione fiscale verrebbe risolto con la Google Tax?

La questione inerente la tassazione equa dei colossi internet però c’è, e va trattata al più presto. Anche le altre nazioni europee, soprattutto la Francia, anche sotto Sarkozy, ha sollevato il problema, e ultimamente il Ministro dell’Economia Digitale francese, Fleur Pellerin, ha chiesto un provvedimento che regolamenti la faccenda. Anche l’Inghilterra ha preso posizione in merito, pronunciandosi circa la necessità di adottare misure per rendere più equa la situazione fiscale del settore.

Il problema, al solito, è quello dell’evasione fiscale: aziende leader nel commercio online, molto spesso, fanno figurare i propri ricavi come servizi prestati ad altre società del gruppo. Società che nella maggioranza dei casi hanno sede in paesi la cui tassazione è molto bassa.

Amazon, per esempio, ha la propria sede legale in Lussemburgo.

Facebook e Google in Irlanda, dove l’imposta sul reddito delle imprese è al 12,5%, mentre la corrispettiva italiana, l’IRES (Imposta sul Reddito delle Società), è al 27,5%.

Misure condivise. Il Governo Italiano, rimosso l’emendamento proposto da Boccia, ha reso noto che, comunque, il tema sarà oggetto di discussione e valutazione durante il semestre italiano di presidenza UE. Questo è un segnale importante, che dà anche una prospettiva su ciò che deve, o quantomeno dovrebbe, muovere la legislazione in fatto di economia fiscale all’interno dell’Unione. Le misure da adottare per la google Tax devono essere condivise e coerenti all’interno di tutto il mercato unico europeo, perché norme nazionali finiscono col ledere un paese per favorirne altri, magari più lassisti, creando evidenti squilibri in un territorio, quello europeo, che invece necessita, al più presto, di una reale unione politica ed economica autentiche.

Oltre la Google Tax, la Tobin Tax. Il discorso si estende anche per quella che viene spesso definita brevemente Tobin Tax, che prende il nome da James Tobin, premio Nobel per l’economia, che la propose nel 1972 e che riguarda la tassazione sulle transazioni finanziarie: adottare una misura simile, in un mercato globale ormai completamente internazionalizzato, proveniente da un percorso di progressiva deregulation, non farebbe altro che provocare una fuga di capitali.

Tanto è vero che, sebbene da tempo sui tavoli dell’Unione, è stata respinta da paesi come la Gran Bretagna, cuore della finanza internazionale insieme agli Stati Uniti, che dal mercato finanziario e dal suo volume d’affari ricava parecchi punti di PIL annui.

Peraltro va sottolineato che vi sono già, in atto, programmi di regolamentazione della finanza: basti pensare agli accordi internazionali di vigilanza prudenziale Basilea I, II, III.

La Google Tax svela il regime fiscale italiano. Ci si lamenta dell’austerità ma si tende, a volte, ad adottare misure da medioevo, anche, e forse soprattutto, quando l’esigenza è corretta e legittima: giusto che si tassino i colossi, sacrosanto che si vada a prelevare laddove il denaro c’è in abbondanza, piuttosto che dissanguare i contribuenti medi.

Ma è altresì giusto interrogarsi sul problema dell’armonizzazione fiscale in Italia: altrove la tassazione è forse troppo bassa. Da noi però è alle stelle.

E tecnica preferibile e spesso più efficace dell’imposizione è quella della persuasione, attirando, magari, capitali, anche adottando un regime di tassazione e iter burocratici più snelli e meno gravosi. Non è detto che funzioni, certo, l’economia non è una scienza esatta. Ma almeno cominceremmo a mettere mano alla giungla della tassazione italiana: non è poco.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto