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14 dicembre 2013

Università degli Studi di Torino: Il futuro della valutazione della ricerca in Italia

Università degli Studi di TORINO – Il futuro della valutazione della ricerca in Italia. Incontro all’Università degli Studi di Torino

Università degli Studi di Torino

Università degli Studi di Torino

Lunedì 16 dicembrealle 15.00nella Sala Bianca del Rettorato (via Po 17/via Verdi 8), si terrà l’incontro “Il futuro della valutazione della ricerca in Italia e dei risultati della VQR”, organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino

All’incontro su valutazione e ricerca che si terra nella sede dell’Università degli Studi di Torino interverranno:

  • Prof. Aldo Geuna, Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Economia e Statistica “Cognetti de Martis” – economista, già coordinatore dell’osservatorio per la ricerca dell’Università degli Studi di Torino, co-autore di “L’università e il sistema economico”
  • Prof. Giuseppe De Nicolao, Università di Pavia, dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione – membro della Redazione Roars
  • Prof.ssa Valeria Pinto, Università di Napoli “Federico II”, Dipartimento di Studi Umanistici – autrice di “Valutare e punire”

Con l’attivazione dell’ANVUR (Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca), le università italiane entrano in una nuova fase di “governance”. La “cultura della valutazione” che sta venendo introdotta nel nostro paese ha ricevuto numerose e differenti interpretazioni, spesso accompagnate da criticità di vario genere: mentre taluni guardano positivamente a quello che leggono come un processo di “responsabilizzazione” degli atenei, che finalmente accompagna l’autonomia avviata da Ruberti, non pochi commentatori hanno denunciato gli effetti distorsivi che i processi di valutazione possono esercitare sulla scienza.

L’esercizio della VQR 2004-2010, che ha passato in rassegna decine di migliaia di pubblicazioni riguardanti l’intero sistema delle università e degli enti di ricerca, è senza precedenti per il nostro paese. Tuttavia, ora che si è concluso (non senza controversie e intoppi), è compito dei decisori scegliere come leggere i suoi risultati. Cosa possiamo imparare da questi dati? Come possono orientare la distribuzione delle risorse per colmare le lacune e/o per valorizzare le linee di ricerca più fertili? Cosa possiamo imparare dai suoi errori per le future valutazioni?

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