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16 dicembre 2013

Università degli Studi di Verona: Indagine su Giorgione di Enrico Maria Dal Pozzolo

Enrico Maria Dal Pozzolo

Università degli Studi di VERONA – Indagine su Giorgione di Enrico Maria Dal Pozzolo presentazione del documentario integrale prodotto per Rai5

Enrico Maria Dal Pozzolo

Enrico Maria Dal Pozzolo

L’enigma di Giorgione svelati nel film documentario “Indagine su Giorgione” prodotto da Rai 5 su un progetto di Enrico Maria Dal Pozzolo docente di Storia dell’Arte Moderna del dipartimento Tesis dell’Università degli Studi di Verona.

Il documentario sarà presentato in versione integrale mercoledì 18, alle  11.50, nell’aula T.3 del Polo Zanotto.

Un’ anteprima a Verona aperta alla città, che precede il passaggio su Rai 5 del prossimo gennaio. “Indagine su Giorgione” è un’opera di grande pregio realizzata da Dal Pozzolo, che ne ha curato il progetto e i testi, dal regista Nino Criscenti, e con la direzione musicale di Ter­rel Stone. L’occasione per il grande pubblico di av­vi­ci­narsi, at­tra­verso le opere e i do­cu­menti, ad una delle più con­tro­verse e pro­ble­ma­ti­che vi­cende della sto­ria dell’arte ita­liana, ab­bat­tendo le bar­riere tal­volta sol­le­vate da un ec­cesso di eru­di­zione e al con­tempo su­pe­rando i li­miti im­po­sti da un re­so­conto di ca­rat­tere esclusivamente di­vul­ga­tivo.

Nato da un’idea di Dal Pozzolo, il lavoro è un in­te­res­sante espe­ri­mento di film documentario de­di­cato ad una te­ma­tica storico-artistica, una for­mula ancora poco utilizzata in Ita­lia, per pro­muo­vere la co­no­scenza delle testimonianza del territorio. “A fronte di un in­te­resse mai so­pito verso il pit­tore, – spiega Dal Pozzolo – è nata l’idea di rea­liz­zare un docu-film che ne rac­con­tasse la sto­ria, in­se­ren­dola nel con­te­sto cul­tu­rale della Ve­ne­zia del tempo. No­no­stante le dif­fi­coltà lo­gi­sti­che e fi­nan­zia­rie, in buona parte su­pe­rate gra­zie alla par­te­ci­pa­zione di Fon­da­zione An­ton­ve­neta, il pro­getto è an­dato in porto, in­con­trando l’entusiastica ade­sione del re­gi­sta Nino Cri­scenti, che vanta una lunga e pro­fi­cua col­la­bo­ra­zione con la Rai sul fronte della pro­du­zione di in­chie­ste e do­cu­men­tari. De­ci­sivo il con­tri­buto del liu­ti­sta Ter­rel Stone, che ha ac­cet­tato il dif­fi­cile com­pito di so­prin­ten­dere alla di­re­zione mu­si­cale, sce­gliendo brani, mu­si­ci­sti e can­tanti e com­pa­rendo in prima per­sona nelle ri­prese. Ha così preso forma una vera e pro­pria in­chie­sta gior­na­li­stica con­dotta di fronte alle opere nelle sale dei mu­sei, per rac­con­tare an­che ai non esperti ciò che i di­pinti, i po­chi do­cu­menti e i suc­ces­sivi in­ter­venti della cri­tica, ci re­sti­tui­scono di que­sto mi­ste­rioso pittore”.

La mu­sica non po­teva che es­sere parte in­te­grante di que­sta ri­co­stru­zione. Se­condo quanto tra­man­dato dalle fonti e in par­ti­co­lare dal Va­sari, Gior­gione era noto an­zi­tutto per la sua bra­vura nel suo­nare il liuto e nel canto, un ta­lento che gli avrebbe aperto le porte delle più raf­fi­nate corti ita­liane, in­tro­du­cen­dolo al co­spetto dei mag­giori com­mit­tenti d’arte di que­gli anni. Come sot­to­li­nea il re­gi­sta Cri­scenti “i brani mu­si­cali non svol­gono mai un ruolo di sem­plice sot­to­fondo, ma in qual­che modo di­ven­tano coprotagonisti delle im­ma­gini. L’aspetto più straor­di­na­rio di que­sta rea­liz­za­zione con­si­ste, in­fatti, nella scelta di ac­com­pa­gnare lo spet­ta­tore, at­tra­verso le pa­role dello stu­dioso e le note del mu­si­ci­sta, den­tro la pit­tura, fin quasi ad ac­ca­rez­zare i sot­tili fili d’erba e le chiome de­gli al­beri nella “Tem­pe­sta” (Ve­ne­zia, Gal­le­ria dell’Accademia) o a con­tem­plare vis-à-vis gli sguardi ma­lin­co­nici dei gio­vani ef­fi­giati in enig­ma­tici ri­tratti. Per­cor­rendo le calli della Ve­ne­zia di oggi, si viene poi in­tro­dotti nei luo­ghi di Gior­gione, ne­gli edi­fici che cu­sto­di­scono i se­greti del suo pas­sato, l’Archivio di Stato di Ve­ne­zia, dove si con­ser­vano i do­cu­menti re­la­tivi alle com­mis­sioni pub­bli­che, o nei pa­lazzi che un tempo erano de­co­rati dalle sue pit­ture, sulla fac­ciata che si spec­chia nelle ac­que del Ca­nal Grande o alle pa­reti di una stanza”.

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