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12 dicembre 2013

Università del Salento: bando Consiglio degli Studenti, operazione trasparenza

Università del SalentoCs: grande operazione di trasparenza all’Università del Salento con le modifiche proposte dal gruppo link-udu lecce e freccia

Università del Salento

Università del Salento

Il gruppo consiliare Link-Udu Lecce e Freccia, nelle scorse settimane, si è fatto promotore di una grande operazione di trasparenza per il bando del Consiglio degli Studenti, culminata ieri, 10 Dicembre, con l’approvazione di alcune modifiche alla procedura per la presentazione e la selezione delle proposte di intervento per il miglioramento dei servizi didattici e di formazione dell’Università del Salento.

Con la nuova procedura sarà possibile presentare le proposte progettuali on-line, riducendo in questo modo il consumo di carta. Inoltre è stata richiesta l’istituzione di un sito internet del Consiglio degli Studenti dell’Università del Salento, attraverso cui sarà più semplice per lo studente reperire tutte le informazioni sugli interventi per il diritto allo studio e sui bandi di concorso emanati dall’università.

Il miglioramento del regolamento del Consiglio degli Studenti dell’Università del Salento rappresenta una grande operazione di trasparenza sull’ultilizzo dei fondi, grazie a questa procedura, infatti, si potrà avere anche un maggiore controllo sull’assegnazione e sulla realizzazione dell’intervento.

“Sono soddisfatto della nuova procedura approvata ieri che assegna all’organo maggiore trasparenza – dichiara Enrico Pulieri, Presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università del Salento – inoltre, sono soddisfatto dell’approvazione all’unanimità della proposta di analisi sulla situazione dell’Università. L’Università Pubblica sta affrontando un periodo drammatico di crisi a causa dei continui tagli, che sommati al blocco del turnover, alla riduzione dell’offerta didattica, all’aumento del numero dei garanti per l’attivazione dei corsi stabilito dal Decreto cd AVA e all’ultimo Decreto sui punti organico compongono uno scenario di smantellamento delle Università in un territorio che parte già da una situazione di svantaggio”.

Banner UniversitàDi seguito parere Consiglio degli Studenti Università del Salento sul Decreto Ministeriale 9 agosto 2013 n. 713 c.d. Decreto Punti Organico – Parere

VISTO il decreto di riparto della quota premiale e di intervento perequativo del Fondo di Finanziamento Ordinario (di seguito denominato FFO) per l’anno 2013, recapitato con nota del Capo di Gabinetto del MIUR del 26 Novembre 2013, e in particolare gli artt. 1, 2 e 3 del decreto sudddetto.

VISTO l’articolo 58, comma 2, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia.” convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98

VISTO l’articolo 3, comma a del D.M. 8 agosto 2013, n. 700, “Decreto criteri di Ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle Università per l’anno 2013”

VISTO l’articolo 5 del D.M Programmazione universitaria triennio 2013-2015 del 26 settembre 2013 che al comma 1, lettera a, prevede l’aumento annuale della percentuale della quota ricerca da un minimo dell’ 8% per l’anno 2013, al 12,8% per l’anno 2014 e al 14,4% per l’anno 2015;

VISTA la l. del 9 gennaio 2009 n.1, che all’art. 2 comma 1, lettera c) stabilisce tra i criteri in base ai quali si deve attuare la ripartizione della quota premiale “la qualità, l’efficacia e l’efficienza delle sedi didattiche”

RITIENE che la condizione economica delle Università statali sia particolarmente grave, provato dall’indagine OCSE “Education at glance 2013”, secondo la quale il sistema accademico italiano è 30° su 33 paesi OCSE per finanziamenti rispetto al PIL del Paese.

A causa del taglio del FFO, per molti Atenei non è più possibile finanziare la ricerca, investire in strutture e nuove tecnologie, e molte delle sedi che hanno a disposizione punti organico per il reclutamento non hanno le risorse necessarie per effettuarlo.

In questo senso, è fondamentale portare l’entità del Fondo, quantomeno, ai livelli del 2013. Il Decreto di Ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università per l’anno 2013 ha ripartito circa 6,7 miliardi di euro fra gli atenei statali, confrontando questa cifra con quelle del passato notiamo che il Fondo era di 7 miliardi nel 2010 e di 7,3 miliardi nel 2008.

Il definanziamento degli ultimi anni, l’aumento progressivo della “quota premiale” fino al 20% per l’anno 2016, come previsto dalla Legge 98/13, art. 60 comma 1, incidono in maniera decisamente negativa sugli Atenei considerati “non virtuosi”, in quanto mette a rischio la l’ordinaria amministrazione dell’Ateneo e le attività ad esso collegate, compresa quella della ricerca, compromettendo l’offerta formativa.

Il ripristino del Fondo deve avvenire attraverso una valida revisione dei criteri di ripartizione fra gli Atenei. Attualmente infatti, escludendo la quota premiale, la parte rimanente viene ripartita in base alla spesa storica, perché il cosiddetto “costo standard per studente regolare” riportato nel decreto non è mai stato stabilito e si fa riferimento alla quota base dell’anno precedente. E’ fondamentale che si stabiliscano parametri oggettivi per la ripartizione del fondo:

  • numero di studenti iscritti;
  • tipo di offerta didattica (che contiene il tipo di strutture necessarie);
  • perequazione per minori introiti dalla contribuzione studentesca dati da inferiore reddito medio degli iscritti;

L’assegnazione della quota premiale attualmente genera un meccanismo distorto che finisce per aumentare la differenza tra le Università migliori e quelli di minore qualità di ricerca e di didattica.

Questo accade a causa delle variabili fisse, che non permettono di valutare adeguatamente le performances annuali degli Atenei, perché sono influenzate dal contesto socio-economico nel quale si trovano, e dalle dimensioni e patrimonio eredidate dalle precedenti governance.

Le variabili devono essere calcolate come differenziali tra i valori realizzati da un anno all’altro, e non come risultati generali e fissi. In questo modo, è possibile premiare gli sforzi effettuati dalle Università, di creare un sistema di didattica e ricerca di eccellente qualità, nonché eliminare gli sprechi dell’amministrazione, recuperando così risorse utili per crescere come istituzione accademica. Attualmente, i criteri di premialità non permettono di competere con gli Atenei più grandi e maggiormente finanziati.

Il Consiglio ritiene inoltre, che si debba lavorare in modo celere nel Gruppo di Lavoro designato in sede di Conferenza d’Ateneo tenutasi in data 28 Novembre 2013, per fornire proposte efficaci ed efficienti agli organi di competenza legislativa, in modo tale da render conto delle conseguenze generate da questi provvedimenti ministeriali sull’Università pubblica italiana.

Tra gli atenei che stanno subendo maggiormente l’offensiva vi sono quelli del Sud d’Italia e in modo particolare l’Università del Salento: da anni la nostra Università viene penalizzata con criteri premiali di ricezione del F.F.O. (di recente inaspriti dal c.d. “Decreto del Fare” convertito con la L. 98/13), dai tagli al sistema Diritto allo Studio (15.002 studenti idonei, +11,36% rispetto al 2012/13, di cui solo il 65% riceverà la borsa) ed infine dall’impossibilità di reclutare nuovi docenti a causa delle disposizioni contenute nel recente “Decreto Ministeriale sui Punti Organico 2013” (DM 9 agosto 2013 n. 713).

L’Università pubblica è un elemento di grande rilevanza per la vita economica e sociale di un territorio e della sua popolazione. Questi provvedimenti danneggiano un contesto economicamente svantaggiato come quello del Mezzogiorno e costringono molti studenti che vorrebbero studiare nella propria terra a spostarsi  verso gli Atenei del Nord Italia o perfino abbandonare gli studi.

Il Consiglio ritiene sia necessaria:

  • l’introduzione nella c.d. “Legge di Stabilità” di una clausola di salvaguardia all’interno del DM Punti Organico 2013 che miri a calmierare le enormi sperequazioni esistenti tra gli Atenei italiani;
  • l’aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario e del Fondo Ordinario per gli Enti di Ricerca che consenta un vero rilancio di didattica e ricerca ed un pesante incremento del Fondo Integrativo statale per il Diritto allo Studio;
  • all’avvio di un percorso partecipato coinvolgente l’intera comunità accademica nazionale, che conduca alla stesura di una grande e complessiva Riforma dell’Università italiana in grado di restituirle il carattere di una grande istituzione pubblica e democratica    
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