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31 Gennaio 2014

Smentisce la teoria classica dell’ipnosi l’Università di Pisa

Smentisce la teoria classica dell’ipnosi
Smentisce la teoria classica dell’ipnosi

Smentisce la teoria classica dell’ipnosi

Smentita la teoria classica dell’ipnosi dall’Università di Pisa

Nuove prospettive teoriche e cliniche grazie ai risultati di un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa, pubblicati su “Frontiers in Human Neuroscience”

L’ipnosi rimane nel senso comune qualcosa di un po’ misterioso e inquietante. Secondo la teoria finora comunemente accettata, la risposta alle suggestioni, che caratterizza il comportamento ipnotico, è dovuta a particolari capacità di attenzione che dipenderebbero da una variazione genetica che rende meno efficace la degradazione della dopamina cerebrale.

Questa teoria è stata smentita dalle ricerche effettuate da Enrica Santarcangelo e Silvano Presciuttini, del dipartimento di Ricerca Traslazionale dell’Università di Pisa, in collaborazione con ricercatori dell’Azienda Ospedaliera Pisana: “Rispetto a studi precedenti condotti su piccoli campioni – affermano Santarcangelo e Presciuttini dell’Università di Pisa – in un campione di 100 soggetti non abbiamo osservato una correlazione tra alta capacità di risposta alle suggestioni e presenza della variazione genetica considerata precedentemente responsabile dell’ipnotizzabilità”. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “Frontiers in Human Neuroscience”.

Smentisce la teoria classica dell’ipnosi: la ricerca dell’Università di Pisa

Contrariamente alla maggior parte dei ricercatori del campo, che da sempre si concentrano su ciò che accade nei soggetti dopo l’induzione dello stato ipnotico, il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa si occupa da molti anni delle differenze fisiologiche tra soggetti di alta e bassa ipnotizzabilità (un tratto cognitivo che si misura con scale) nella normale condizione di veglia. “Per noi – continuano i ricercatori dell’Università di Pisa – è importante capire se, oltre che nella diversa capacità di accettare suggestioni, i soggetti di alta e bassa ipnotizzabilità differiscono in funzioni e comportamenti della vita quotidiana. In effetti, i nostri studi hanno dimostrato che la suscettibilità all’ipnosi è associata a una serie di differenze osservabili anche nello stato ordinario di coscienza e, in alcuni casi, in assenza di suggestioni. Le differenze riguardano l’elaborazione di informazioni sensoriali, l’efficacia dell’immaginazione, il controllo della postura, dell’andatura e dell’attività cardiaca, le risposte vascolari allo stress e al dolore e perfino lo stile della comunicazione scritta”.

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