• Google+
  • Commenta
10 Febbraio 2014

Nei fondi della biblioteca Unibo si respira alchimia e magia

Nei fondi della biblioteca Unibo
Nei fondi della biblioteca Unibo

Nei fondi della biblioteca Unibo

Ai confini della scienza. Nei fondi della biblioteca Unibo si respira alchimia e magia. Ecco perché.

La Biblioteca dell’Università di Bologna, perseguendo l’obiettivo istituzionale della  valorizzazione del prezioso patrimonio che conserva, ha progettato e allestito una mostra di  manoscritti e libri a stampa antichi di grande interesse storico e di notevole valore estetico, che meritano di essere conosciuti al di fuori della cerchia ristretta degli studi specialistici: si tratta delle opere di argomento alchemico, che la Biblioteca dell’Università di Bologna possiede in gran numero.

L’alchimia, cioè l’arte di purificare la materia mutando in oro i metalli vili, è un sapere antichissimo, largamente diffuso e praticato in Europa e in Italia per molti secoli, dal  Medioevo a tutto il Seicento e oltre: fu proprio l’avvento dei Lumi a relegarlo pian piano ai margini della cultura ufficiale.

Mentre la ricerca dell’oro tra alambicchi e formule indecifrabili può interessare oggi solo gli appassionati di esoterismo, la lunga storia di questa complessa dottrina e il meraviglioso repertorio iconografico che la tradusse in immagini, sono invece oggetto di un crescente interesse da parte degli storici dell’arte e del pubblico, come testimoniano la mostra che gli Uffizi hanno recentemente dedicato a L’alchimia e le arti e quella su La grande magia tuttora in corso nella nostra città presso il MAMbo.

Nei fondi della biblioteca Università di Bologna: mostra della BUB

La mostra della BUB all’Università di Bologna coglie dunque questo risveglio d’interesse e lo alimenta offrendo ai visitatori un percorso che si snoda tra manoscritti e libri a stampa, dalle testimonianze più antiche all’ultima fioritura settecentesca. Nel primo codice esposto, ad esempio, troviamo un nome che ci riporta indietro di molti secoli: quello di una Maria sororis Moysis, tradizionalmente identificata con Myriam, sorella di Mosè; si tratta verosimilmente di una donna vissuta all’inizio del III secolo d.C., forse siciliana o copta, ed è la prima alchimista identificabile con un personaggio realmente vissuto e non con una figura mitica. Ma si è dato spazio anche alle grandi raccolte a stampa che tanto contribuirono alla conoscenza e alla diffusione dei testi alchemici, come la cinquecentesca Margarita nouella o i grandi volumi della Bibliotheca chemica di Manget, che videro la luce all’inizio del Settecento.

Ammirando opere derivate dalla tradizione araba e preziosi erbari, tra pagine di autori noti, come Raimondo Lullo, oppure quasi sconosciuti, i visitatori seguiranno l’evolversi di una concezione pratico-cosmologica di notevole spessore filosofico e saranno attratti – noi crediamo – soprattutto dalle bellissime immagini che illustrano metaforicamente teorie e  procedimenti  dell’arte alchemica; tra le più affascinanti segnaliamo le miniature della miscellanea manoscritta che contiene le opere di Nicolas Flamel, alchimista francese di fama leggendaria, e le splendide tavole dell’Amphitheatrum sapientiae aeternae, delizia di ogni bibliofilo e in primis di Umberto Eco.

Google+
© Riproduzione Riservata