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9 aprile 2014

Per scoprire l’origine della sclerosi multipla insieme Sant’Anna e Unife

Per scoprire l’origine della sclerosi multipla
Per scoprire l’origine della sclerosi multipla

Per scoprire l’origine della sclerosi multipla

Per scoprire l’origine della sclerosi multipla, sogno coraggioso di migliaia di scienziati, che Paolo Zamboni prova a far diventare realtà tra conferme, smentite e polemiche della comunità scientifica internazionale.

L’11 aprile il Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara al Sant’Anna di Pisa per uno dei seminari “Orizzonti in medicina e biologia” dove presenterà in anteprima i più recenti sviluppi delle sue ricerche; il ricercatore Vincenzo Lionetti, coordinatore del ciclo di incontri: “Non deve scandalizzare il continuo porsi domande sulla verità, purché avvenga nel pieno rispetto dell’ammalato come della malattia”

Perché un individuo sano all’improvviso si ammala di sclerosi multipla, malattia sociale che ancora non trova risposta? Il prof. Paolo Zamboni, Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara, è un chirurgo vascolare che, negli anni scorsi, ha formulato un’ipotesi sull’origine della sclerosi multipla, confermata da alcuni scienziati e negata da altri, e proprio su questa sua teoria che ha destato curiosità, dubbi e perfino polemiche dai toni aspri all’interno della comunità scientifica internazionale, Paolo Zamboni relazionerà alla Scuola Superiore Sant’Anna venerdì 11 aprile (ore 18.00, aula magna) per il ciclo “Orizzonti in medicina e biologia”. Nel 2008 Paolo Zamboni aveva annunciato che, alla base della sclerosi multipla, potrebbe esserci una malattia venosa, l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale. Questa teoria lo porta anche a suggerire un catetere e un palloncino per sbloccare le vene del cervello che in molti malati di sclerosi multipla sono ostruite. Tale ipotesi ha diviso la comunità scientifica internazionale ricevendo conferme e smentite. Nel mezzo di risultati contraddittori e, talora, di minacce, il prof. Zamboni ha continuato a studiare la sua teoria, in Italia e all’estero. Ma perché la sua ipotesi non è confermata in tutti gli studi clinici? Chi sbaglia? E perché alcuni pazienti stanno meglio dopo aver sbloccato le vene cerebrali? Sono proprio queste le domande a cui il prof. Zamboni sta cercando di dare risposta e che argomenterà in anteprima, nei loro più recenti sviluppi, all’interno del seminario di venerdì 11 aprile intitolato “The extracranic cerebral venous system: a potential contributor to neurodegeneration?”.

Sull’importanza di questo incontro, il dottor Vincenzo Lionetti, ricercatore di Scienze mediche all’Istituto di Scienze della Vita del Sant’Anna e coordinatore dei seminari “Orizzonti in medicina e biologia” ricorda che “il nostro ciclo seminariale ha lo scopo di formare i medici del futuro, anche attraverso la testimonianza di uomini che manifestano verso la conoscenza e verso la ricerca scientifica profondo rispetto, oltre che una naturale inclinazione, respingendo ogni pretesa di assolutezza. Sapendo che la scienza sperimentale è perfettibile, non deve scandalizzare il continuo porsi domande sulla verità, purché questo sia fatto nel pieno rispetto dell’ammalato come della malattia”.

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