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3 dicembre 2014

Sigmund Freud, intervento ad Unitn di Giulia Cervo

Università degli Studi di Trento – Ultimo appuntamento del ciclo “Filosofi dinanzi alla Grande Guerra (1914-1918)”. Giulia Cervo interverrà sulla figura di Freud come interprete dell’evento bellico

Sigmund Freud

Sigmund Freud

Sigmund Freud (1856 – 1939)

Ultimo appuntamento del ciclo “Filosofi dinanzi alla Grande Guerra (1914-1918)” promosso dal Dipartimento di Lettere e Filosofia. Giulia Cervo (Università di Trento) interverrà sulla figura di Sigmund Freud come interprete dell’evento bellico.

“Sigmund Freud era uno scolaro che apprendeva così in fretta da aver imparato a capire, da una guerra, tutte le guerre.” Herbert Marcuse

Domani, giovedì 4 dicembre, alle 16 Aula 004 del Dipartimento di Lettere e Filosofia (via Tommaso Gar, 14).

“Il problema che allora si impone è questo: non faremmo meglio a cedere, ad adattarci alla guerra? A riconoscere che con il nostro modo, da uomini civili, di trattare la morte abbiamo vissuto al di là delle nostre possibilità psicologiche e che perciò ci conviene abbandonarlo e piegarci alla verità? Non sarebbe preferibile restituire alla morte, nella realtà e nel nostro pensiero, il posto che le compete, dando maggior rilievo a quel nostro atteggiamento inconscio di fronte alla morte che ci siamo finora sforzati di reprimere? In questo non c’è nulla di più elevato, anzi per certi aspetti ciò ha l’aria di un passo indietro, di una regressione; ci offre tuttavia il vantaggio di consentire una maggiore sincerità e di rendere nuovamente la vita più sopportabile. Sopportare la vita: questo è pur sempre il primo dovere di ogni essere vivente.”

Sigmund Freud, “Il nostro modo di considerare la morte”, in “Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte”

“Perché la guerra?” Al di là della risposta di Sigmund Freud alla lettera di Einstein del 30 luglio 1932 su questo tema, numerose sono le testimonianze della riflessione freudiana intorno alla Grande Guerra; riflessioni di carattere umano e filosofico prima ancora che psicoanalitico, nelle quali allo sguardo tradizionalmente lucido e disincantato del padre della psicoanalisi fa da pendant una lettura degli eventi bellici appassionata e partecipe, capace di sostenere il fascino abissale e ambiguo della natura umana, seguendone le intime contraddizioni fino alle estreme conseguenze, con sincerità e amore per la verità: qualità che l’analista condivide con il filosofo in senso socratico.

Lettere a familiari e conoscenti, articoli, conferenze e opere degli anni del conflitto testimoniano come la guerra sia stata un catalizzatore di temi già impliciti nella riflessione freudiana e concorrono a restituirci l’immagine a tutto tondo di un uomo e di un pensatore che come pochi altri ha saputo interpretare in presa diretta la crisi di un’epoca e di una civiltà, senza tuttavia mettere capo né a un ottimismo ingenuo, né a un pessimismo altrettanto unilaterale e dogmatico, astenendosi con saggezza dal pronunciare l’ultima parola sul futuro della civiltà, valore tanto fragile quanto prezioso, da difendere sempre e comunque.


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