Social Street allo studio dei sociologi della Cattolica

Redazione Controcampus 23 Aprile 2015

Università Cattolica del Sacro Cuore - Dopo il primo caso di Bologna le Social Street crescono in tutta Italia.

A Milano sono raddoppiate in un anno le esperienze di vicinato 2.0 e gli iscritti continuano a crescere

Sul podio le vie San Gottardo, Lambrate e Maiocchi. Uno studio dei sociologi della Cattolica

Tra virtuale e reale sta emergendo un fenomeno sociale che ha preso piede in molte città italiane, il Social Street. In risposta all’antico bisogno dell’uomo di socialità e appartenenza a un gruppo, le Social Street nascono intorno alla rete e ai social network e si realizzano nel contesto urbano di quartiere. Hanno origine dall’esperienza del gruppo facebook “Residenti in Via Fondazza – Bologna“, iniziata nel settembre 2013.

L’obiettivo di queste esperienze, si legge sul portale Social Street, è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale. Per raggiungere questo obiettivo a costi zero, ovvero senza aprire nuovi siti, o piattaforme, Social Street utilizza la creazione dei gruppi chiusi di Facebook.

Se in Italia si contano oggi 372 gruppi (più che raddoppiati dai 149 del gennaio 2014), a Milano da ottobre 2014 ad aprile 2015 sono state censite 61 diverse “vie”, più due a San Donato Milanese, città molto interessante dal punto di vista della cittadinanza attiva. Alcune di queste sono di recentissima apertura, altre preferiscono per il momento proseguire la propria esperienza senza collocarsi sotto il cappello di Social Street Italia. Tra queste diverse sono nate nei primi mesi del 2014.

Un gruppo di sociologi dell’Università Cattolica, guidati da Cristina Pasqualini, insieme a Fabio Introini e Nicoletta Pavesi, ha avviato lo scorso ottobre la prima ricerca italiana sulle Social Street, totalmente autofinanziata e autocommissionata. Lo studio “Vicini e connessi. Alla scoperta del vivere social” ha analizzato il fenomeno nella città di Milano da ottobre 2014 ad aprile 2015 e ha coinvolto un gruppo di studenti specializzandi e dottorandi.

La ricerca della Cattolica sulle Social Street

La ricerca è stata condotta interpellando direttamente i fondatori e raccogliendo le loro narrazioni su origine, sviluppo, significato e prospettive delle “loro” Social Street. Il tutto accompagnato dalla raccolta di imprescindibili informazioni “strutturali”, come: la data di nascita e quindi l’anzianità del gruppo; la numerosità degli iscritti ai gruppi online; il grado di attività/ inattività dei membri e quindi delle stesse Social Street; la collocazione nello spazio fisico della città; la tipologia di eventi organizzati. Si tratta, comunque, della prima azione di ricerca, alla quale se ne affiancano e se ne affiancheranno altre, basate su tecniche di indagine differenti.

Innanzitutto si evidenzia che a Milano le esperienze di “buon vicinato” con un forte radicamento al quartiere e organizzate con un gruppo Facebook esistevano già prima della nascita delle Social Street. Ne sono un esempio via Savona, via Paolo Sarpi (nata addirittura nel 2010), e via Bixio. Queste ultime due esperienze di “socialità di vicinato 2.0” nel corso del tempo si sono lasciate attrarre dalla rete di Social Street Italia, entrando ufficialmente nel portale Social Street. Solo 4 ne sono rimaste – intenzionalmente – al di fuori: via Sannio, Via Savona sociale, i Derganesi social district e Piazzale Gorini. Baia del Re, invece, ha fatto domanda di entrare e a breve sarà inserita nel portale. Tra le prime nate ci sono Parco Solari, via Maiocchi e via Morgagni ma il boom è stato tra gennaio e febbraio del 2014.

Le Social Street più numerose contano ad aprile 2015 tra i 1000 e i 1500 iscritti: hanno conquistato il podio San Gottardo (passata da 492 iscritti nell’ottobre 2014 a 1392 ad aprile 2015), Lambrate (da 516 a 1356) e Maiocchi (da 943  a 1208). Seguono Morgagni (da 633 a 944) e Parco Solari (da 591 a 900). Mentre il gruppo più numeroso in assoluto, nato tuttavia prima delle Social Street, è quello di Paolo Sarpi con 3800 iscritti, il gruppo più vecchio appunto che coinvolge un intero quartiere e non solo una via. Dei 61 gruppi a Milano 52 sono attivi e 9 inattivi o chiusi per ragioni legate al mutare degli obiettivi iniziali dei fondatori al momento dell’apertura, alle difficoltà incontrate strada facendo, o alla scarsa capacità di aggregazione del fondatore, o ancora alla scarsa motivazione degli iscritti a conoscersi, condividere e collaborare.

I gruppi non coprono in modo omogeneo tutto il territorio cittadino. La maggior parte delle social street sono collocate attorno e appena fuori dal perimetro della zona 1, quella centrale. Le zone di decentramento più interessate dal fenomeno sono la 3, la 4 e la 6.

Esistono tanti modi di essere social street. Molto dipende dagli obiettivi che il fondatore si era dato, dal grado di partecipazione delle persone, dalle caratteristiche fisiche e sociali del territorio in cui si collocano. Alcuni gruppi preferiscono rimanere soltanto virtuali (come una sorta di vetrina informativa di quartiere), altri provano a mixare tra reale e virtuale, altri hanno saputo valorizzare e potenziare la socialità di buon vicinato con numerose iniziative real life: swap party, aperitivi e pizzate, corsi di cucina, laboratori di riuso, orti urbani, visite “autoguidate” a mostre ed eventi culturali, gite “fuori porta”.

«Fino ad oggi abbiamo raccolto le esperienze dei fondatori/ amministratori delle Social Street – afferma Cristina Pasqualini -. Ora la ricerca proseguirà con le “passeggiate etnografiche” nelle strade per avere un contatto diretto con l’ambiente e con chi lo vive. Inoltre nel mese di maggio partirà una indagine quantitativa che utilizzerà un questionario alla cui realizzazione hanno partecipato gli amministratori dei gruppi e che sarà rivolta  a tutti gli iscritti alle Social Street milanesi per raccogliere le loro esperienze, opinioni, aspettative, suggerimenti».

Social Street non è solo un fenomeno in crescita esponenziale – sottolineano i ricercatori – ma anche una scommessa soprattutto per una metropoli come Milano, dipinta sempre come frenetica e schiva, asciutta e fredda, che vuole provare a dimostrare che i suoi abitanti stanno riscoprendo il gusto di aprire le porte di casa ai propri vicini. L’impatto di questo cambiamento non è solo a livello privato ma si estende, volenti o nolenti,  anche al pubblico.  Ragion per cui le Social Street vogliono cominciare a guardare ai media e alle istituzioni cittadine in cerca di un dialogo nuovo con la città.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto