Ultimo articolo delle 11:25 a cura di Lucia Picardo
venerdì, 18 aprile 2014
30 novembre 2012
 

Che fare dopo il Liceo? Il Prof. Massimo Bonda si confronta con uno studio di Alma Diploma

Ormai è passata l’estate, i maturandi di luglio sono già diventati studenti universitari, lavoratori o disoccupati. Alma Diploma ha realizzato uno studio dal quale emerge che i giovani di oggi sono incerti, insicuri. Infatti nello studio si legge che circa il 20% dei maturandi non ha un’idea precisa su cosa vuol fare della propria vita: ossa iscriversi a una facoltà universitaria piuttosto che trovarsi subito un lavoro.

Alma Diploma, l’ente che ha condotto questo studio, rappresenta un’associazione di scuole nata sul modello del consorzio Alma Laurea. Per ulteriori informazioni consulta il sito: www.almadiploma.it

Sentiamo cosa ne pensa il Prof. Massimo Bonda, docente d’inglese presso un istituto privato di Roma.

Professor Bonda, cosa ne pensa dei risultati di questo studio?

Sono risultati inquietanti, che rispecchiano la situazione degli studenti italiani del 2012. Una situazione nella quale a regnare è l’insicurezza e l’incertezza. Il liceo dovrebbe servire per far capire a ogni studente quali siano le sue doti, le sue potenzialità, i suoi maggiori interessi, al fine di fargli prendere poi, dopo l’esame di maturità, la facoltà universitaria migliore per lui oppure scegliere direttamente di cominciare a lavorare. Il punto è che spesso il Liceo non riesce nel suo intento e quindi ogni anno escono dalle scuole migliaia di studenti che non sanno cosa fare del loro prezioso futuro”.

Come pensa che si possano aiutare i maturandi a far capire loro qual è la strada migliore da intraprendere?

Sicuramente sarebbe proficuo e auspicabile che ogni studente, di sua spontanea volontà, se ad esempio avesse scelto di cominciare un percorso universitario ma non sa ancora quale, andasse già durante l’ultimo anno del liceo a tastare l’ambiente universitario. Magari comprandosi qualche libro, andando a sentire qualche lezione di pomeriggio, parlando con dei Professori universitari, facendosi consigliare il più possibile da chi è più grande di lui. Indubbiamente, poi, è anche la scuola, il liceo, che dovrebbe fornire allo studente ulteriori strumenti per fargli capire appieno cosa fare del suo futuro, ad esempio organizzando degli incontri con dei Professori universitari, portando gli studenti stessi in gita invece che al lago magari dentro un’università, approfondendo quelli che potrebbero essere gli sbocchi professionali di ogni facoltà universitaria. Ci vorrebbe, insomma, una sana collaborazione tra studente e liceo”.

Che cosa spinge un ragazzo a frequentare l’università invece di cominciare subito a lavorare?

Questo è un discorso molto complesso. In linea generale dipende sia dalla voglia di studiare del ragazzo, ma anche dalle sue possibilità economiche. Non che l’università sia inaccessibile dal punto di vista del pagamento delle tasse universitarie, ma certo è che non è gratis e soprattutto prenderà gran parte del tuo tempo giornaliero a disposizione, tempo che quindi lo studente non potrà utilizzare per lavorare. Si tratta, tranne casi particolari, di una questione di scelta. Ed è tutto soggettivo. Ci sono ragazzi ricchissimi ma che scelgono di continuare a studiare all’università dopo il liceo, come ci sono ragazzi poveri ma che fanno i salti mortali per frequentare l’università”.

Non c’è dubbio che ogni studente, finito il liceo, abbia dei dubbi sul proprio futuro. L’incertezza e l’insicurezza fanno parte di ogni maturando: del resto si è in un momento della propria vira cruciale, nel quale la scelte che si compiono comprometteranno inevitabilmente il futuro. Non è semplice decidere cosa fare della propria vita. Un dato è certo: prima lo si capisce, meglio è. Il mondo non si ferma: ogni anno escono dalle università migliaia di laureati in varie discipline, tutti in cerca di lavoro. La concorrenza è spietata, e tutti sappiamo quale difficile periodo stia attraversando l’Italia dal punto di vista economico.

Bisognerebbe essere in grado di riuscire a capire ciò che piace. E poi, farla. O almeno tentare di farla. Che sia un percorso universitario o un impiego immediato non importa: l’importante è non rimanere in un perenne stato di incertezza e di insicurezza.

 

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