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21 luglio 2014

Chernobyl, fiducia, altruismo e felicità in un convegno a Unipd

Chernobyl

Università degli Studi di Padova – Dopo il disastro di Chernobyl ridotti fiducia, altruismo e felicità degli individui nei paesi europei

Chernobyl

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Alla IV edizione del workshop di Econometria in Sanità presentato uno studio che mostra come nei paesi europei le malattie tumorali conseguenti al disastro di Chernobyl hanno ridotto il capitale sociale di quei paesi.

Ciò significa che quando la salute è a rischio, sono minati anche il benessere e la coesione sociale tra individui.

Incontro a Unipd su conseguenze ambientali e sociali di Chernobyl

Uno studio italiano dimostra che il disastro della centrale nucleare di Chernobyl ha influenzato non solo la salute degli europei negli anni successivi al disastro, ma anche il loro benessere, la fiducia, l’altruismo e la coesione sociale. Ciò implica che quando la salute si deteriora in un paese, si riduce il suo capitale sociale, ovvero la fiducia (verso il prossimo e verso le istituzioni, incluse quelle sanitarie) e la socializzazione, così come la felicità. Le attitudini dei cittadini diventano più orientate alla ricerca del benessere individuale piuttosto che di quello collettivo. 

Presentati in occasione del quarto workshop di Econometria sanitaria che si chiude oggi presso l’Università di Padova, si tratta dei risultati dello studio condotto dal Professor Luca Nunziata e dalla Dottoressa Francesca Marino dell’ateneo padovano. La ricerca ha studiato la riduzione del capitale sociale di diversi paesi europei tenendo conto dei danni alla salute indotti dal disastro della centrale nucleare di Chernobyl, danni stimati in termini di aumento dei casi di tumore nelle regioni colpite dal fallout radioattivo.

“Le implicazioni del nostro lavoro – spiega il Professor Nunziata – sono che i ritorni da investimenti nella healthcare e nella prevenzione delle malattie sono maggiori di quanto comunemente ritenuto, in quanto un miglioramento della salute pubblica all’interno di una comunità induce anche un miglioramento del suo capitale sociale”.. 

Gli economisti padovani hanno utilizzato il disastro di Chernobyl al fine di analizzare come la salute dei cittadini di un paese incida sul suo capitale sociale – inteso come insieme delle relazioni di fiducia, altruismo e socialità tra i cittadini – uno dei fattori che la recente letteratura economica ha individuato come elemento rilevante nella determinazione della performance economica.

“L’obiettivo – spiega il Professor Nunziata – era indagare la relazione di causa-effetto tra salute e capitale sociale in Europa. Dal momento che una semplice correlazione tra le due variabili non è frutto necessariamente di un effetto causale – precisa – noi utilizziamo il disastro di Chernobyl come esperimento naturale per stimare il rapporto di causa ed effetto esistente tra salute e capitale sociale di un paese”. 

Usando dati regionali Eurostat su dimissioni ospedaliere per neoplasie negli anni 2000-2008 in 76 regioni europee (escludendo Ucraina, Russia e Bielorussia) e dati sulla deposizione di cesio137 radioattivo nelle medesime regioni, estratti dall’Atlas of Caesium Deposition on Europe after the Chernobyl Accident della Commissione Europea, è emerso in primo luogo che nelle regioni soggette a maggiore fallout radioattivo, a causa di fattori casuali come venti e piogge nei giorni successivi al disastro, le neoplasie (misurate come tasso di ospedalizzazione per neoplasie decenni dopo il disastro) sono più frequenti, a conferma di studi simili condotti in passato limitatatamente ad alcune regioni europee. All’aumentare dell’intensità radioattiva aumenta anche l’incidenza delle neoplasie, mentre non si riscontra alcun effetto statisticamente significativo sulle morti per neoplasie”. Le analisi di robustezza suggeriscono che la probabilità che tali effetti siano dovuti al caso è molto bassa.

Incrociando i dati sull’incidenza delle neoplasie post-Chernobyl in ciascuna regione esaminata e le informazioni raccolte sul capitale sociale di quella regione, misurato attraverso i dati della European Social Survey, “troviamo – sottolinea il Professor Nunziata – che quando la salute si deteriora in una certa regione, il capitale sociale si riduce: si riducono la fiducia (verso il prossimo e verso le istituzioni, incluse quelle sanitarie), il livello di socializzazione, l’altruismo. Le attitudini dei cittadini diventano più orientate alla ricerca del proprio benessere individuale e si registra una diminuzione della felicità”.

“I nostri risultati – conclude – suggeriscono, anche la necessità di analisi ulteriori più approfondite, e soprattutto con campioni più ampi, circa le implicazioni del disastro di Chernobyl non solo sui paesi immediatamente colpiti, ma anche su quelli del resto dell’Europa soggetti al fallout radioattivo”. 


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