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21 gennaio 2015

Ricerca Univr: inquinamento e salute distretto truciolare di Viadana

Ricerca Inquinamento distretto del truciolare di Viadana

Università degli Studi di Verona – Ricerca su inquinamento e salute nel distretto del truciolare di Viadana. I risultati pubblicati sulla prestigiosa rivista Environmental Health Perspectives

Ricerca Inquinamento distretto del truciolare di Viadana

Ricerca Inquinamento distretto del truciolare di Viadana

Pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Environmental Health Perspectives (Ehp Niehs Nih) la ricerca condotta dal team della Sezione di Epidemiologia e Statistica medica dell’ateneo scaligero diretto da Roberto de Marco e realizzata con la collaborazione del team di Tossicologia dell’università di Verona coordinato da Maria Enrica Fracasso e l’Unità di Epidemiologia dell’Azienda Sanitaria locale di Mantova diretta da Paolo Ricci.

Secondo la ricerca i bambini che vivono nelle vicinanze delle aziende del truciolare presenti nel distretto sanitario di Viadana, dieci comuni del Mantovano distribuiti su 363 chilometri quadrati, e che sono esposti a maggiori concentrazioni d’inquinanti, hanno un maggior danno cellulare, misurato sul Dna di cellule della mucosa della bocca, rispetto ai bambini meno esposti. La ricerca avvalla i risultati del lavoro, condotto dal 2006 a oggi, sulle conseguenze per la salute dei bambini esposti a inquinanti atmosferici nel distretto mantovano. Studi precedenti, infatti, evidenziavano che i bambini che vivevano più vicini alle fabbriche avevano più sintomi irritativi e un maggiore ricorso ai ricoveri per cause respiratorie.

Sei gli articoli scientifici pubblicati dall’inizio del lavoro a oggi per indagare la relazione tra inquinamento e salute nel distretto di Viadana. Un lavoro che nasce su commissione dell’Asl di Mantova e i cui risultati sono stati portati in sede di Conferenza di Servizio per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, Aia, delle aziende in questione e hanno consentito di impartire alcune prescrizioni tecnico-impiantistiche finalizzate a ridurre le emissioni inquinanti di interesse.

Ricerca Università di Verona sull’inquinamento nella zona di Viadana

“Lo studio – spiega de Marco – è nato nel 2006 con l’obiettivo di valutare se la presenza d’insediamenti industriali del comparto del pannello truciolare e del legno e la conseguente esposizione a inquinanti atmosferici correlati alle attività industriali direttamente, in fase di produzione, o indirettamente, a causa del traffico veicolare indotto, fossero associate a effetti sanitari rilevabili sulla popolazione residente in prossimità degli impianti”. Proprio nel 2006 i ricercatori hanno distribuito un questionario destinato ai genitori di tutti i 4130 bambini e ragazzi tra i tre e i quattordici anni residenti nel distretto sanitario di Viadana. Di questi 3907 hanno ricevuto il questionario e 3854 lo hanno riportato a scuola compilato, con un tasso di risposta del 99%. In seguito è stata ricostruita l’esperienza di ricovero in ospedale di quei 3854 bambini, sia considerando il periodo precedente all’indagine realizzata mediante questionario (dal 2002 al 2006) sia per gli anni successivi, dal 2007 al 2009.

Tra il 2010 e il 2011, lo studio sulla zona di Viadana è continuato con la mappatura di due inquinanti atmosferici di origine antropica, biossido di azoto e formaldeide, sul territorio del distretto. “La formaldeide – aggiunge de Marco – è stata scelta perché, essendo sintetizzata chimicamente da queste aziende e utilizzata nel processo di produzione delle colle usate nel pannello truciolare, è stata considerata più specifica per le attività industriali oggetto di indagine rispetto ad altri inquinanti. Questi inquinanti, inoltre, sono stati scelti perché facili da misurare con costi relativamente contenuti. Le mappe degli inquinanti sono state ottenute con tecniche geostatistiche a partire dai risultati di 4 campagne di misurazione condotte, in diversi periodi dell’anno 2010, in 62 siti identificati come particolarmente rappresentativi della densità della popolazione e della variabilità dell’inquinamento nel territorio”. Nello stesso periodo sono stati misurati alcuni marcatori di danno cellulare precoce nelle cellule della mucosa della bocca su un campione rappresentativo di circa 400 tra bambini e ragazzi. Il campione di cellule è stato ottenuto con uno spazzolamento della guancia interna attraverso spazzolino citologico, un’operazione indolore. I test cellulari, condotti nel laboratorio di Tossicologia dell’università di Verona hanno misurato il grado di danno al Dna e la frequenza di anomalie del nucleo cellulare.

“Anche se i danni cellulari rilevati in questa ultima fase della ricerca – continua de Marco – non costituiscono di per sé un pericolo immediato per la salute dei bambini, è importante sottolineare che l’indagine ha permesso di identificare e caratterizzare questa popolazione a rischio, alzando in un certo senso il livello di allerta. Seguire e monitorare questa popolazione nei prossimi anni permetterà di evidenziare precocemente eventuali problemi di salute più seri e di attivare ulteriori misure di protezione della popolazione”.

“Dopo impegnative discussioni – conclude Ricci – anche le aziende coinvolte sono state indotte a imboccare questa strada. Non sarebbe stato possibile in via giudiziaria, perché in nessuna occasione di controllo si sono evidenziati superamenti dei limiti di soglia outdoor previsti per legge che, alla luce dei risultati emersi, non si sono però dimostrati sufficientemente protettivi per i bambini, cioè la quota più fragile e più “pregiata” della popolazione esposta. Nell’immediato è necessaria, quindi, la ricerca di migliori tecnologie disponibili per queste produzioni, a medio termine l’impiego di colle per la pressatura a caldo del pannello truciolare in cui la formaldeide, un cancerogeno certo per l’uomo in grado di liberarsi anche da-manufatti per l’arredamento realizzati in truciolare, sia sostituita da altra sostanza inerte o almeno priva di effetti cancerogeni. Insomma, un percorso analogo a quanto è avvenuto per altre sostanze pericolose quali l’amianto e il benzene, grazie alle conoscenze fornite da studi analitici di alta qualità, come quello che abbiamo condotto, secondo un modello integrato di collaborazione università e territorio che è risultato strategico. Sia per i risultati scientifici raggiunti che per la trasparenza della comunicazione pubblica, un requisito indispensabile per guadagnare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, evitando specularmente negazionismi ed allarmismi ma affrontando il rischio per ciò che effettivamente rappresenta.”


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