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27 aprile 2015

Vitigni italiani e migrazioni dall’800 a oggi: incontro alla Sapienza

Database italiano sulla viticoltura
Vitigni italiani

Vitigni italiani

I segni del vino dall’Italia al mondo. Uno studio traccia la diffusione dei vitigni italiani attraverso le migrazioni dall’800 ai giorni nostri

Italiani con la valigia di cartone, ma tralci e talee di vite ben saldi sotto il braccio: questa l’immagine che ci restituisce la ricerca coordinata da Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Fondazione Migrantes e Società Geografica Italiana, che si propone di tracciare la strada e l’influenza sul paesaggio dei vitigni nostrani portati dagli emigranti in giro per il mondo.

Una ricerca sui vitigni italiani che si sposta in 19 paesi, dall’America all’Africa, dall’Australia alla più vicina Europa, raccogliendo storie, testimonianze e immagini di un percorso eno-culturale ampio e variegato.

Lo studio sui vitigni italiani è ora diventato un libro (“Nel solco degli emigranti. I vitigni italiani alla conquista del mondo, a cura di Flavia Cristaldi e Delfina Licata; ed. Bruno Mondadori, 2015) in uscita in questi giorni e presentato presso il Museo della Emigrazione italiana al Vittoriano di Roma domani, 28 aprile, un appuntamento per il quale è previsto un allestimento temporaneo di fotografie d’epoca.

Le storie e gli aneddoti che si intrecciano sono tra i più vari: dalle donne che mimetizzavano i tralci nelle gabbie delle galline per superare i controlli in Tunisia – dove forte era la resistenza francese ad avere concorrenza in materia enologica; alle pergole fatte dai nostri connazionali coi tubi del gas dismessi nella città di Toronto e al ruolo inedito dei missionari come divulgatori del sapere vinicolo, indotti dalla necessità di celebrare Messa e confezionare vino in ogni dove. Portare un tralcio di vite dall’Italia ha significato portare con sé la propria cultura e la propria tradizione, un segno tangibile della identità in un luogo altro.

La ricerca sui vitigni Italiani di Flavia Cristalli docente di Geografia delle Migrazioni

La ricerca sui vitigni italiani nasce da un’idea di Flavia Cristaldi, docente di Geografia delle Migrazioni e si avvale della competenza di geografi, sociologi, agronomi, winemakers, demografi, architetti e giornalisti. “Il nostro obiettivo è quello di rintracciare i vitigni italiani sul territorio e considerare gli effetti che la sapienza vitivinicola, partita dalle diverse regioni italiane prima con i sacchi di iuta e le valige di cartone poi, ha depositato sul territorio, sia a livello paesaggistico che architettonico e toponomastico, trasformandolo anche profondamente – spiega Flavia Cristaldi –  Ad esempio nel mio soggiorno in Brasile mi sono imbattuta in una cittadina dove la toponomastica stradale ‘racconta’ la colonizzazione italiana attraverso i nomi dei vitigni arrivati con i migranti già sul finire dell’Ottocento, Rue Uva Italia o Rue Moscato, o ancora Rue Barbera e dove un’improbabile statua del leone di San Marco troneggia nella piazza principale”.

“Rileggere l’emigrazione italiana è ciò di cui si ha maggiormente bisogno, ma bisogna farlo attraverso lenti nuove e prospettive diverse”, spiega Delfina Licata: “Attraverso la riflessione su specifici contesti e sulle attività legate al settore vinicolo abbiamo scelto di raccontare l’emigrazione di ieri e di oggi, i successi e gli insuccessi, le difficoltà superate e i fallimenti dei migranti italiani. E lo abbiamo fatto creando un gruppo di lavoro multidisciplinare che ha messo insieme le proprie specificità lavorando armoniosamente alla pubblicazione di un volume che sia il racconto di un impegno, della tenacia di donne e di uomini, della storia e delle storie personali e delle famiglie italiane , che mossi dalle motivazioni più varie  sono partiti alla volta dell’estero portando con loro ciò che di più prezioso avevano, la loro identità e la loro cultura, rappresentata da un tralcio di vite o da conoscenze secolari di come si costruisce un territorio e di come si produce un ottimo vino”.

Ma ancora oggi c’è molto da scoprire e da esportare, come ci mostrano le storie e le foto dei nuovi migranti del vino, come i nostri enologi ricercatissimi in India e in Cina, che stanno contribuendo a diffondere un tratto così identitario della nostra cultura. Affinare il palato di consumatori impensati è la scommessa del futuro, che come evidenziato nella ricerca, giocheranno un ruolo non banale nell’apertura di nuovi mercati.

L’appuntamento sulla storia dei vitigni italiani sarà aperto dai saluti di Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, di Sergio Conti, Presidente della Società geografica italiana e di Paolo Di Giovine, Direttore del dipartimento di Scienze documentarie linguistico, filologiche e geografiche dell’Università “La Sapienza” di Roma.

A commentare il volume saranno Roberto Cipresso, winemaker di fama mondiale, Luigi Sbarra della Fondazione Fai-Cisl e l’On. Fabio Porta, Presidente del Comitato permanente Italiani nel mondo e Promozione del sistema paese della Camera dei Deputati. Coordina Paolo Valentini, editorialista del Corriere della Sera. Interverranno le curatrici Flavia Cristaldi e Delfina Licata.

Le conclusioni saranno affidate all’Ambasciatrice Cristina Ravaglia della Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.


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