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19 giugno 2006

Canone illegittimo

“Telecom Italia, un grande gruppo al servizio del Paese”. Abbiamo potuto leggerlo a grandi lettere sulle pagine dei quotidiani italiani, grazie alla c“Telecom Italia, un grande gruppo al servizio del Paese”. Abbiamo potuto leggerlo a grandi lettere sulle pagine dei quotidiani italiani, grazie alla capillare opera del suo presidente Marco Tronchetti Provera. L’informazione giustifica i mezzi, in particolare quando ad essere informati siamo noi cittadini, inconsapevoli che la nostra cara Telecom Italia ha totalizzato “nell’esercizio 2005, 30 miliardi di Euro di fatturato, 5 miliardi di Euro di investimenti, 12 miliardi di acquisti di beni e servizi da aziende italiane, 85.000 dipendenti, oltre 12 miliardi di Euro di utili operativi, 3 miliardi di Euro circa di dividendi”. Per non parlare del primato tecnologico raggiunto dall’”azienda n°1 in Europa nel rapporto tra investimenti e fatturato, per offrire servizi innovativi e ridurre i prezzi per i consumatori”. Proprio così, avete capito bene, “ridurre i prezzi per i consumatori”. Peccato, però, che la nostra cara Telecom Italia non ci abbia informato di una sentenza emanata dal giudice di Pace di Torre Annunziata, l’avvocato Giuseppe D’Angelo, in seguito al ricorso di un utente contro il pagamento del canone. Come ci informa il sito web www.punto-informatico.it, “il giudice”, a detta del Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), “dopo aver esaminato il disposto dell’art. 3 del D.P.R. n° 318/97 (che impone alla Telecom l’incarico di fornire “il servizio universale” su tutto il territorio nazionale), ha ritenuto che il servizio consiste nella fornitura di alcuni servizi, ma nella norma non viene nominato il canone di abbonamento”. Tra l’altro, in relazione alla clausola contrattuale che vincola l’utente al pagamento del canone, facendo riferimento all’art. 1469 bis del Codice Civile, secondo cui “Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le clausole che determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”, il pagamento del canone non corrisponderebbe ad alcun servizio erogato dall’operatore. Alla luce di un tale squilibrio, dunque, tra diritti e obblighi del consumatore, si può ben comprendere l’esito della sentenza in questione, ovvero il rimborso dei canoni percepiti e il pagamento delle spese di giudizio. Sentenza, conclude il Codacons, che aprirebbe “la strada a oltre 20 milioni di cause analoghe dinanzi ai Giudici di pace, da parte degli utenti Telecom ancora costretti a versare l’odioso canone. Se anche altri giudici concorderanno con la decisione del Giudice di Pace di Torre Annunziata, svariati miliardi di euro dovranno uscire dalle casse dell’azienda telefonica per rientrare nelle tasche degli utenti”. Non c’è che dire, un bel risparmio per i consumatori.

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